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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliCon 25.969 visitatori (in aumento rispetto ai 24.776 del 2025) e 139 gallerie provenienti da 26 Paesi, Art Brussels 2026 conferma una traiettoria di crescita che non è soltanto quantitativa. La scelta di concentrare la fiera in un unico padiglione di Brussels Expo — l’iconico complesso Art Déco di fronte all’Atomium — si traduce in un’esperienza più leggibile e coesa che valorizza tanto le sezioni storiche quanto i nuovi «innesti». Il risultato, come sottolineato dalla managing director Nele Verhaeren, è «un formato più focalizzato […] che ha permesso un’esperienza più chiara e coesa, ampiamente apprezzata da collezionisti e visitatori».
La struttura della fiera - articolata nelle sezioni Prime, Solo, ’68 Forward e Discovery - ha trovato quest’anno un contrappunto significativo nella nascita di Horizons, affidata alla curatela di Devrim Bayar (Kanal–Centre Pompidou). Il «suo» è un percorso scenografico di opere monumentali che introduce una dimensione quasi museale all’interno del contesto fieristico. Non è un caso che per il 2027 sia già stato annunciato il coinvolgimento di Chris Dercon, figura capace di consolidare ulteriormente questa ambizione istituzionale. Se sul piano curatoriale la fiera sembra cercare una propria specificità - lontana dalla proliferazione indistinta di format - è sul versante del mercato che si misura la sua tenuta. Le vendite attraversano tutte le sezioni e coprono un ampio spettro di prezzi, con una presenza non trascurabile di nuovi collezionisti.
Tra i risultati più significativi, spicca la performance di Almine Rech, che registra vendite importanti: un dipinto di Javier Calleja tra 240mila e 260mila euro, una scultura di Ali Cherri tra 130mila e 150mila euro, oltre a opere di Oliver Beer, Joël Andrianomearisoa e Ji Xin. «Forte engagement e vendite solide», osserva Gwenvael Launay, socio e direttore della Galleria di Bruxelles, sottolineando come la riduzione del numero di espositori abbia favorito «conversazioni più approfondite e incontri di qualità».
Veduta di un allestimento di Art Brussels 2026. Courtesy of Art Brussels
Veduta di un allestimento di Art Brussels 2026. Courtesy of Art Brussels
Anche Templon segnala risultati consistenti, con opere di Philippe Cognée vendute tra 30mila e 60mila euro, François Rouan intorno ai 70mila euro e sculture di Hans Op de Beeck tra 45mila e 80mila euro. A questi si aggiungono lavori di Chiharu Shiota e Jeanne Vicerial, a conferma di una domanda trasversale che abbraccia linguaggi e generazioni. Più sintetico ma altrettanto indicativo il commento di Anne-Claudie Coric: «Questa fiera a misura umana dimostra come una scala ridotta possa favorire un’intensità reale di interazione». La dimensione «umana» emerge come uno dei tratti distintivi di questa edizione, ribadita da più voci. Pierre Lannoy (Mendes Wood DM) parla di una «edizione molto forte, con vendite fin dal primo giorno», mentre sottolinea come la maggior parte delle opere sia stata acquistata da visitatori presenti in fiera - un dato tutt’altro che scontato nell’epoca delle transazioni remote. Analogamente, la galleria belga Xavier Hufkens registra il sold-out della personale di Cassi Namoda, interamente collocata in nuove collezioni, mentre Maruani Mercier dichiara la vendita di 18 opere in una fascia compresa tra 20mila e 200mila euro.
Brussels Expo. Courtesy of Art Brussels
Il tessuto locale si conferma decisivo: numerose gallerie evidenziano la qualità e la presenza dei collezionisti belgi, accanto a una partecipazione internazionale qualificata. «Un pubblico numeroso ma soprattutto collezionisti di alto livello», sintetizza Pierre Babut du Marès (Belgian Gallery), indicando nei tre fattori — qualità, affluenza e vendite — i pilastri della credibilità della fiera. Accanto al mercato, il programma premi rafforza il dialogo con le istituzioni. Il Discovery Acquisition Prize porta al Musée d’Ixelles opere di Kasper De Vos, Lena Marie Emrich e Alejandra Caicedo, mentre il Solo Prize riconosce la pratica di herman de vries. Premi che, al di là della dimensione celebrativa, testimoniano una volontà di integrazione tra sistema fieristico e collezioni pubbliche.
Non meno significativa la componente sociale e cittadina. La collaborazione con istituzioni come BOZAR e WIELS, insieme alla tradizionale Gallery Night, contribuisce a trasformare la settimana della fiera in un momento di attivazione diffusa per Bruxelles. In questo contesto si inserisce anche il progetto benefico KickCancer, che supera i 100mila euro raccolti attraverso la vendita di 251 opere: «L’arte ha il potere di connettere, ispirare e cambiare vite», afferma la fondatrice Delphine Heenen, ribadendo il valore etico dell’iniziativa. Art Brussels 2026 restituisce dunque l’immagine di una fiera che ha scelto la via della misura piuttosto che dell’espansione indiscriminata. Meno dispersiva, più leggibile, capace di articolare un discorso curatoriale senza rinunciare all’efficacia commerciale.
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