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Kader Attia alla Berlinische Galerie

© FUNKE Servizi fotografici | Maurizio Gambarini

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Kader Attia alla Berlinische Galerie

© FUNKE Servizi fotografici | Maurizio Gambarini

Kader Attia alla guida della Kochi-Muziris 2027: il curatore-artista che sfida le ferite della storia

Attualmente tra i protagonisti della mostra internazionale alla Biennale di Venezia firmata da Koyo Kouoh, sarà lui a guidare la più importante Biennale del subcontinente indiano, in programma nel 2027

La prossima Kochi-Muziris Biennale, la più prestigiosa rassegna d’arte del subcontinente indiano, si propone di intessere un dialogo tra i Sud del mondo, alla ricerca di un modo per riparare le rispettive ferite. Kader Attia, artista franco-algerino già vincitore del Premio Marcel Duchamp e attualmente tra i protagonisti della mostra internazionale alla Biennale di Venezia firmata da Koyo Kouoh, è stato scelto per curare la settima edizione della kermesse, in programma nel 2027. La sua nomina conferma la solida tradizione di Kochi-Muziris, che predilige affidare la propria visione artistica a creativi militanti piuttosto che a curatori in senso stretto, seguendo le orme di predecessori come Nikhil Chopra e Anita Dube.

Noto a livello globale per le sue installazioni che indagano i traumi del colonialismo in Nord Africa e la ricerca di una «guarigione» estetica e sociale, Attia porta con sé un'esperienza curatoriale di peso, ma non priva di tensioni. La sua direzione della Biennale di Berlino nel 2022 fu celebrata per la centralità data agli artisti del Sud globale, ma finì al centro di aspre polemiche quando un gruppo di artisti iracheni abbandonò la mostra in segno di protesta contro l'esposizione di immagini grafiche delle torture ad Abu Ghraib. È questa profondità intellettuale, unita a una spiccata sensibilità pedagogica, che ha convinto il comitato di selezione guidato da Jitish Kallat, il quale ha lodato la visione e lo spessore dell'artista.

Il legame tra Attia e la città indiana non è nuovo. L'artista aveva già partecipato all'edizione 2014 della Biennale, rimanendo affascinato dalla stratificazione culturale di un luogo che considera un crocevia di influenze reciproche. «Ho sempre sognato di tornare a Kochi per costruire connessioni tra le molteplici anime di questa città», ha dichiarato Attia, aggiungendo una riflessione che suona come un manifesto programmatico: «I sogni ci riparano, proprio come l'arte. Questa Biennale ci offrirà lo spazio-tempo per rivendicare la sovranità sui nostri sogni».

La nomina arriva tuttavia in un momento di profonda trasformazione e turbolenza per la Kochi Biennale Foundation. L'istituzione ha recentemente affrontato le dimissioni del co-fondatore Bose Krishnamachari, coinvolto in accuse di molestie sessuali che l'interessato ha fermamente respinto, definendole fuorvianti. In questo scenario complesso, la scelta di una figura del calibro di Attia sembra voler segnare, nelle intenzioni del presidente della fondazione Venu Vasudevan, l'inizio di un capitolo nuovo e vitale. La sfida per il 2027 sarà dunque quella di trasformare Kochi in un laboratorio dove l'arte può farsi concreto strumento di resilienza politica e collettiva.

Redazione, 11 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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