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«Giancarlo Zen. La luce fa l'immagine», Museo Eremitani, Padova

Foto Alvise Zen - Archivio M. Apollonio & G. Zen, Padova

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«Giancarlo Zen. La luce fa l'immagine», Museo Eremitani, Padova

Foto Alvise Zen - Archivio M. Apollonio & G. Zen, Padova

Il disegno elettrico di Giancarlo Zen nella prima retrospettiva a Padova

Dalla pittura figurativa degli anni Sessanta alla manipolazione del tubo luminoso: oltre cento opere ripercorrono cinquant'anni di sperimentazione dell'autore fiorentino

La luce, per Giancarlo Zen, non è mai stata un semplice elemento decorativo o un fattore ambientale, ma la materia stessa del fare artistico. A questa ricerca rigorosa e ininterrotta Padova dedica la mostra «Giancarlo Zen. La luce fa l’immagine», ospitata al Museo Eremitani fino al 13 settembre 2026. Si tratta della prima retrospettiva completa dedicata all'artista fiorentino (1929-2020) che, dal 1970 fino alla sua scomparsa, ha scelto Padova come centro della propria operatività e vita culturale.

Il percorso espositivo, curato da Guido Bartorelli e Barbara Luciana Cenere, raccoglie oltre cento opere che documentano un’evoluzione stilistica coerente quanto radicale. La mostra parte dagli esordi figurativi degli anni Sessanta per poi inoltrarsi nella sperimentazione con materiali industriali come il PVC, fino ad arrivare alla svolta del 1970, rappresentata dall'adozione del neon. Da quel momento, il tubo luminoso diventa il medium distintivo di Zen, uno strumento capace di trasformare lo spazio attraverso il contrasto tra la rigidità della funzione tecnica e l'immaterialità dell'immagine prodotta.

Le sale degli Eremitani sono state allestite seguendo un criterio filologico che intende restituire gli assetti originari concepiti dall'artista. Le opere «irradianti» non si limitano a occupare il volume delle stanze, ma lo attivano, creando un ambiente immersivo che sollecita i sensi del visitatore. Secondo i curatori, il titolo della rassegna sottolinea proprio quel passaggio minimo in cui l’artista altera il tubo luminoso per far scaturire suggestioni figurative, dando l’illusione che la luce elettrica diventi un materiale consistente e manipolabile.

Accanto alle installazioni luminose, la mostra pone un accento significativo sulla dimensione progettuale di Zen. È esposta infatti un’ampia selezione di prove grafiche e disegni che rivelano la precisione matematica alla base di ogni lavoro. Utilizzando un vocabolario essenziale di figure geometriche, Zen riusciva a infondere ai suoi fogli una vitalità quasi cinetica, dimostrando come l'intensità del segno fosse il preludio necessario alla successiva accensione elettrica.

A rendere ancora più significativa l’esposizione è la collaborazione, nella sua realizzazione, dei familiari dell’artista, la Marina Apollonio e il figlio Alvise Zen. Il corpus di opere, proveniente in gran parte dal lascito dell'artista e integrato da prestiti internazionali, è arricchito da materiali d’archivio che permettono di contestualizzare la figura di Zen nel panorama del secondo Novecento. Una prima e rilevante occasione per godere di una visione d'insieme critica e completa su un protagonista silenzioso ma fondamentale della storia culturale italiana.

«Giancarlo Zen. La luce fa l'immagine», Museo Eremitani, Padova. Foto Alvise Zen - Archivio M. Apollonio & G. Zen, Padova

«Giancarlo Zen. La luce fa l'immagine», Museo Eremitani, Padova. Foto Alvise Zen - Archivio M. Apollonio & G. Zen, Padova

Redazione, 12 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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