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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliÈ un notturno con una sua levità, evoca un dialogo sia onirico che terreno con il cielo stellato, il trittico dell’«Eco della Sibilla» che Omar Galliani ha eseguito nella Sala della Vittoria della Pinacoteca civica di Ascoli Piceno davanti ai cittadini da fine gennaio ad aprile. Opera a grafite di sei metri per tre, tra il fondo nero e grigio e il bianco delle stelle, la figura della sibilla non guarda noi visitatori, sta di tre quarti e si libra su un profilo dei monti appenninici; nel cielo punteggiato dagli astri, con le stelline nel suo abito disegnate alla maniera dei bambini e dei fumetti, la affiancano nei pannelli laterali le sagome punzonate di due ancelle quasi eteree, trasparenti; sul fondo volano pagine aperte di libri per evocare i vaticini della mitica figura ispirata alla Sibilla che viveva in una grotta nell’omonimo monte sugli Appennini; una coppa e un fuoco accendono di rosso la visione dell’artista nato nel 1954 a Montecchio Emilia (Re). Fino all’autunno l’opera continuerà a dialogare nella sala, tra altri dipinti e qualche scultura, con il Polittico di San Francesco in cui Cola dell’Amatrice richiama esplicitamente le Sibille michelangiolesche della Cappella Sistina.
L’opera è stata commissionata all’artista dal Comune di Ascoli Piceno guidato dal sindaco Marco Fioravanti. Come osserva il curatore del museo comunale Stefano Papetti, se ne percepisce le reali dimensioni dal vivo, non in riproduzione. Fattore determinante, la commissione pittorica non è un atto estemporaneo, di abbellimento: è, osserva lo storico dell’arte, un capitolo «di un piano di riqualificazione urbana del centro storico finanziato con fondi dell’Unione europea del Pnrr. Con 90 milioni di euro si restaurano edifici storici in abbandono o danneggiati dal terremoto, palazzi, conventi. Tra questi c’è Palazzo Saladini Pilastri: settemila metri quadrati calpestabili, cento stanze e con un parco di quasi un ettaro, è stato acquistato nel 2022 dal Comune per favorire la vita di giovani, disabili, anziani». Ed è in questo enorme edificio, lungo 119 metri, ristrutturato ampiamente nell’800 dall’architetto Luigi Poletti in luogo di un convento cinquecentesco di monache benedettine, dove ferve il cantiere con 120 operai al lavoro, che andrà la Sibilla di Galliani insieme a un nutrito corpus di disegni preparatori. Sulla collocazione del trittico, eseguito a matita nera, sono al vaglio due ipotesi: l’ingresso con il soffitto a volta a cassettoni, che l’artista sembra prediligere, o una vasta sala interna dove la distanza consentirebbe forse di goderla con maggior agio.
Con più stanze dal soffitto affrescato, e una adiacente chiesa barocca di Sant’Egidio con pareti sul giallo e un altare monumentale, Palazzo Saladini Pilastri sarà una sorpresa per i cittadini e i turisti: mai aperto prima al pubblico, sarà destinato a servizi, imprese etiche, start up legate al territorio, interventi di assistenza temporanea per giovani. Senza trascurare il giardino e il parco recintato da un muro verso il fiume Tronto e che saranno accessibili a tutti per la prima volta. La Regione Marche ha finanziato la valorizzazione del parco e giardino che servirà anche per laboratori teatrali, didattica, arti visive e altro.
«L’Eco della Sibilla» di Omar Galliani vicino al «Polittico di San Francesco» di Cola dell’Amatrice nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno. Foto Stefano Miliani
«La famiglia Saladini Pilastri acquistò il palazzo dopo le soppressioni napoleoniche. Non lo ha mai finito perché nel 1857 Pio IX ad Ascoli disse che era troppo grandioso per una famiglia privata e ordinò di non procedere, ricorda Papetti. Avrà anche un ristorante e un albergo con anche persone con disabilità». L’intervento è imponente e, ricorda lo storico dell’arte, va appunto collocato in un programma di una novantina di cantieri ad Ascoli (una quindicina nelle frazioni) finanziati tramite fondi del Pnrr dell’Unione europea.
In questo programma che coniuga intervento sociale e arte si inserisce Galliani: «Il trittico è in rapporto con il mito e con i suoi vaticini sulla montagna. Lei abitava in una grotta, rammenta l’artista ai giornalisti, e scriveva le risposte sulle foglie. Da qui ho immaginato il libro. Oggi potremmo associare la Sibilla alle richieste che facciamo all’Intelligenza Artificiale alla quale chiediamo una risposta immediata con il cellulare». L’artista ha caro l’aspetto manuale, tecnico, del fare artistico: «Ho eseguito il trittico interamente con disegno a grafite utilizzata come tessitura» dopo aver «iniziato con lo spolvero e il disegno».
Volendo citare qualche riferimento, tra i contemporanei l’autore nomina l’americano di grande perizia tecnica nel disegno, Robert Longo. Alla domanda se lo ha ispirato qualche dipinto della Pinacoteca, dove alloggiano Carlo Crivelli, Tiziano, Guido Reni, Magnasco e Pellizza da Volpedo, Galliani riflette e indica nella Sala della Vittoria, sul lato opposto al Cola dell’Amatrice citato poc’anzi, la Crocifissione del marchigiano Vincenzo Pagani (1490-1538): «Il rosso è un punto di energia in questo bianco e nero che non è bianco e nero. Forse l’ho aggiunto perché ho visto il rosso nel panneggio del personaggio femminile ai piedi della croce. Il rosso viene dalla storia dell’arte, noi oggi non inventiamo, siamo portatori». E il minuscolo serpente che si contorce sul pannello destro? «Ha il veleno che può dare la vita e può dare la morte e la Sibilla poteva trasformarsi in serpente». A chi ama la pittura potrà rammentare il rettile di tante grottesche o il serpentello di qualche dipinto cinque o secentesco su Cleopatra che si avvelena.
Galliani confessa di amare le venature del legno e il bianco, avverte, non resterà immacolato: è dato dalla superficie del pioppo delle tavole, il tannino nel legno con il tempo lo cambierà, «dove ora è bianco diventerà ambrato». E se le stelle non vogliono corrispondere a una mappa celeste precisa, la costellazione nella fascia alta ricrea invece quella della Vergine. Interviene Papetti: quella costellazione corrisponde a una mappa di luoghi di culto negli Appennini. Lo storico dell’arte ricollega così un mitico sapere a un territorio che, a dieci anni dal sisma del 2016, cerca riscatto anche nel pullulare dei tantissimi cantieri attivi ad Ascoli e dintorni «partiti negli ultimi due anni, segnala il curatore della Pinacoteca civica, affinché la città torni a essere viva per anziani, disabili, per giovani che rientrino o che continuino a vivere qui, per tutti». In questo quadro il notturno sognante del pittore con la sua Sibilla vuole farsi messaggero culturale aperto a più interpretazioni. Come accadeva spesso con i vaticini delle sibille.
Soffitto affrescato in una stanza di Palazzo Saladini Pilastri (in corso di restauro) ad Ascoli Piceno. Foto Stefano Miliani
Soffitto affrescato in una stanza di Palazzo Saladini Pilastri (in corso di restauro) ad Ascoli Piceno. Foto Stefano Miliani
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