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Una veduta di Ca’ Dario dal Canal Grande, Venezia

Courtesy Christie’s International Real Estate

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Una veduta di Ca’ Dario dal Canal Grande, Venezia

Courtesy Christie’s International Real Estate

La «maledetta» Ca’ Dario, soggetto di un dipinto di Monet, torna sul mercato con Christie’s

È antico e nobile il «pedigree» artistico del palazzo recentemente messo in vendita sul sito del ramo immobiliare della casa d’aste

Cecilia Paccagnella

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Dalla seconda metà del Quattrocento affaccia sul Canal Grande di Venezia Ca’ Dario, un edificio dal peculiare fascino architettonico ma «maledetto». 

Il palazzo fu fatto costruire nel 1478, su una struttura gotica preesistente, all’architetto Pietro Lombardo per volere del diplomatico veneziano reduce dal successo come ambasciatore presso la corte ottomana, Giovanni Dario, alla cui morte fu lasciato in eredità alla figlia Marietta. Dopo la prematura scomparsa di quest’ultima, Ca’ Dario passò nelle mani del marito, Vincenzo Barbaro, rimanendo di proprietà della famiglia fino al 1836. Da quel momento ebbe inizio un incessante susseguirsi di passaggi di proprietà, accompagnati da una serie di disgrazie capitate agli acquirenti (tra aristocratici, collezionisti, finanzieri e figure eccentriche) che portano soprattutto i più superstiziosi a credere sia veramente maledetto.

Forse proprio per questo motivo l’edificio è ad oggi ancora in vendita, come si legge sul sito di Christie’s International Real Estate, che ne gestisce la trattativa insieme a Dimora Italia Real Estate, e così lo descrive: quattro piani, per un totale di oltre 3mila metri quadrati, si nascondono dietro la facciata rinascimentale, decorata con intarsi circolari in marmo policromo e realizzata in pietra d’Istria con influenze orientali, la cui sorella, che dà su Campiello Barbaro, presenta invece archi trilobati gotici, camini e loggia terrazzata. «Un grande progetto di ristrutturazione alla fine del XIX secolo ha interessato la scala, i camini esterni, le stufe in maiolica e le raffinate sculture nella sala da pranzo al secondo piano nobile, oltre a un importante intervento di stabilizzazione e sostituzione del marmo sulla facciata».

Parallelamente, è antico e nobile il suo «pedigree» artistico. Il critico d’arte inglese John Ruskin (1819-1900) lo disegnò intorno al 1846 e lo celebrò cinque anni dopo ne Le pietre di Venezia; Claude Monet lo immortalò nel 1908, dissolvendone i riflessi nelle acque del canale in stile impressionista. «Il Dario è ricoperto di graziosissime piccole lastre di marmo e cerchi scolpiti, scrisse Henry James, che visitò regolarmente Venezia dal 1896 al 1907. È composto da pezzi squisiti, come se ce ne fossero stati solo abbastanza per renderlo piccolo, tanto che, nella sua estrema antichità, assomiglia molto a un castello di carte tenuto insieme da una solidità che sarebbe fatale toccare».

Claude Monet, «Palazzo Dario, Venezia», 1908

Cecilia Paccagnella, 07 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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