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Dall’Ex Oratorio di Sant’Orsola alla fucina della Vucciria: il progetto di Simone Mannino svela l’universo radicale dell’artista francese a un anno dalla scomparsa
- Arianna Scinardo
- 19 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Philippe Berson all’Atelier Nostra Signora_Istanbul_photo R. Scibetta 2013
La materia viva che si rivela: Philippe Berson a Palermo
Dall’Ex Oratorio di Sant’Orsola alla fucina della Vucciria: il progetto di Simone Mannino svela l’universo radicale dell’artista francese a un anno dalla scomparsa
- Arianna Scinardo
- 19 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliA un anno dalla morte di Philippe Berson (Parigi, 1963-2025) Palermo rende omaggio allo scultore e performer francese con un progetto che ne riattiva l’eredità artistica. Lontano dalla nostalgia di una retrospettiva, la mostra «Apokalupsos» si configura come la rivelazione di un dialogo tra opere, materiali organici e contributi di altri artisti, attraversando venticinque anni di pratica condivisa tra Berson e Simone Mannino, artista contemporaneo e ideatore dell’esposizione.
L’evento inaugura il 20 maggio (fino al 16 settembre) presso l’Ex Oratorio di Sant'Orsola, oggi sede di Atelier Nostra Signora. Inserito nel programma di «Gibellina 2026 OFF» e della Settimana delle Culture, il progetto punta a una «rivelazione» (dal greco «apokalupsos») di ciò che nell’arte di Berson continua ancora oggi ad agire nel presente.
Il percorso espositivo rinuncia a uno sviluppo lineare e si articola in capitoli drammaturgici: dai «Kamikaze» a «Sant’Agata», dal «Vudù» ai «Colossi». In queste opere, materiali sottratti al ciclo biologico come ossa, metallo, terra e pelle, si rendono presenza fisica. Attorno al nucleo centrale dei lavori di Berson e Mannino un insieme di linguaggi ne restituisce la dimensione performativa e nomade: le poesie di Clément Roussier, le riflessioni filosofiche del critico d’arte Marcello Faletra, le visioni di artisti come Simona D’Amico, Allegra Pedretti, Michele Ciacciofera e Jesse Gagliardi, insieme agli scatti di Gaetano Costa e un film inedito con materiali d’archivio di Lorenzo Spinelli.
Il progetto si sdoppia poi raggiungendo la Vucciria, nel Forno Studio Berson. L’ex forno, trasformato in fucina creativa durante la permanenza dell’artista a Palermo, è stato lasciato nel suo disordine generativo. In questo spazio intimo, disegni e pitture dialogano con un’installazione sonora di Gaetano Dragotta e Ruth Kemna, insieme a un lavoro in progress di Marika Pugliatti, mantenendo l’opera in uno stato di costante trasformazione.
Realizzata con la collaborazione dell’Institut français Palermo, «Gibellina 2026 OFF» (nell’ambito di Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026), Riso-Museo regionale d’arte moderna e contemporanea di Palermo, il XV Festival Settimana delle Culture e Sicilia Queer filmfest, l'iniziativa riporta al centro la concretezza del corpo in un’epoca dominata dal virtuale. Le ossa di Berson, come suggerisce Faletra citando André Breton, diventano «pietre brillanti» scagliate contro la finzione dell’apparenza: un testamento visionario che continua a sfidare il confine tra la vita e la polvere.