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Installation view, Art Across the Arabian Gulf, Misk Art Institute

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Installation view, Art Across the Arabian Gulf, Misk Art Institute

La prima grande mostra dedicata all’arte dei Paesi del Golfo è al Misk Art Institute di Riyadh

Visita alla mostra in compagnia della curatrice italiana Cecilia Ruggeri

Elena Caslini

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Sono sempre più numerosi i professionisti della cultura che lasciano l’Europa per trasferirsi altrove. E questo “altrove”, oggi, coincide spesso con i Paesi del Golfo – in particolare Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita – dove ingenti investimenti nel settore culturale stanno dando vita a un ecosistema dinamico e fortemente attrattivo. Tra gli italiani che hanno scelto di raccogliere questa sfida, Cecilia Ruggeri – Laurea triennale all’Institut d'études supérieures des arts di Parigi, Master al Courtauld Institute di Londra e dottorato presso l’Université de Lausanne – è stata tra le prime storiche dell’arte a stabilirsi a Riyadh, quando la presenza di professionisti europei, e ancor più donne, era una rarità. Dal 2021 fa parte del team curatoriale del Misk Art Institute, dove ha contribuito alla realizzazione di mostre dedicate all’arte contemporanea e moderna, inserendo l’arte saudita e regionale in un dialogo internazionale più ampio. L’abbiamo incontrata a Riyadh per farci raccontare l’ultima mostra da lei co-curata, «Art Across the Arabian Gulf» (fino al 31 marzo 2026), e per capire perché rappresenti un primato a livello globale. La mostra è il risultato di oltre due anni di ricerca, in cui il team curatoriale del Misk Art Institute ha viaggiato nei sei Paesi del Golfo – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman – per ricostruirne la storia dell’arte del secondo Novecento. Un campo mai indagato finora in modo sistematico, non solo per i singoli Paesi, ma soprattutto in una prospettiva comparativa. L’emergere di un tessuto artistico consapevole nell’area risale agli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’arte diventa strumento di espressione individuale e testimonianza di una realtà in rapido mutamento. La mostra ripercorre la visual identity del Golfo attraverso 154 opere di 78 artisti, realizzate tra i primi anni Cinquanta e il 1999, concentrandosi sul periodo in cui l’intera regione vive una trasformazione radicale dal punto di vista economico, sociale e culturale – dalla nascita degli stati moderni alla scoperta dei giacimenti petroliferi.

La prima delle cinque sezioni tematiche, Cultural Rhythms, è la più ampia e indaga come molti artisti abbiano rivolto lo sguardo agli spazi intimi e ai rituali che fino a poco tempo prima definivano la vita quotidiana: case, cortili, paesaggi rurali, cerimonie e gesti collettivi diventano strumenti per preservare un’identità potenzialmente minacciata dalla modernizzazione. Pur condividendo religione, lingua e valori simili – spiega Ruggeri – ogni Paese possedeva un patrimonio umano e culturale unico, che gli artisti iniziano a documentare proprio nel momento in cui rischia di scomparire. Così Abdulkarim Alorrayed (Bahrein, 1934-2025) ritrae l’architettura tradizionale; Ibrahim Ismail (Kuwait, 1945) e Ahmed Almaghlouth (Arabia Saudita, 1950) raccontano la vita che scorre tra mercati, pellegrinaggi e botteghe; mentre Jassem Bu Hamada (Kuwait, 1946) immortala la caccia ai tartufi nel deserto, una pratica diffusa ancora oggi. Tra i patrimoni materiali e immateriali del Golfo, quello marittimo è forse il meno conosciuto. Come osserva Ruggeri, siamo abituati a pensare ai Paesi del Golfo come economie basate sul petrolio, dimenticando che fino a sessant’anni fa la loro ricchezza proveniva in larga parte dal mare. In questa zona del mondo, infatti, il mare non è solo una geografia, ma vero e proprio spazio sociale, dove ogni Paese possiede un patrimonio marittimo specifico. In Kuwait, ad esempio, erano rinomati per la costruzione navale; in tutta la regione esistevano antichissimi insediamenti costieri, luoghi di produzione del sale e, soprattutto, una fiorentissima industria perlifera. Fino agli anni Trenta, le uniche perle presenti sul mercato internazionale erano quelle del Golfo, in particolare quelle del Bahrein. Perle cercate e raccolte dai pescatori immortalati nelle opere di Nasser Al-Yousif (Bahrein, 1940-2006), ritratti mentre si immergono nelle acque del Golfo dopo lunghissimi viaggi o intonano canti propiziatori per augurarsi buona fortuna.

A queste antiche tradizioni se ne affiancano di nuove, che raccontano il fermento artistico esploso negli anni Settanta. L’opera Free Art Atelier di Samiah Ahmad Al-Sayid Omar Asem (Kuwait, 1947) – artista poco nota ed evidenziata proprio grazie a questa mostra – documenta con precisione l’emergere di gruppi, collettivi e iniziative “degli artisti per gli artisti”. Negli anni Sessanta il Kuwait era infatti uno degli Stati più all’avanguardia nel sostegno alle arti, dove il governo stanziava stipendi mensili e promuoveva la formazione attraverso borse di studio. Scorrendo le biografie degli artisti in mostra sorprende notare come molti abbiano studiato in Europa, in particolare in Francia e nelle accademie italiane. Lo stesso padre dell’arte moderna saudita, Mohammed Alsaleem (1939–1997), si forma all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, dove nel 1980 tiene una mostra personale. Dopo il suo rientro a Riyadh, negli anni Settanta fonda la Saudi Art House, il primo spazio cittadino dedicato a mostre, incontri e residenze, che ospitò anche artisti internazionali – tra cui alcuni italiani – e dove si potevano acquistare colori importati direttamente dall’Italia. La figura di Mohammed Alsaleem introduce la seconda parte della mostra che, dopo una sezione dedicata alla risposta degli artisti alla guerra del Golfo (2 agosto 1990 – 28 febbraio 1991), esplora il loro rapporto con l’astrazione e con quella che Ruggeri definisce textual expression – termine che preferisce alla più diffusa “calligraphic abstraction”. Ruggeri ci spiega come molti artisti abbiano utilizzato la lettera araba come identity marker, come strumento per riconnettersi al proprio patrimonio culturale. Lo stesso Alsaleem, fondatore del movimento dell’Horizonism, fonde la calligrafia con il paesaggio desertico saudita; mentre in Kuwait Khalifa Qattan dà vita al Circlism, che unisce filosofia, spiritualità e astrazione.

 

 

 

Installation view, Art Across the Arabian Gulf, Misk Art Institute

Installation view, Art Across the Arabian Gulf, Misk Art Institute

Per questi artisti l’astrazione è sia un modo per dialogare con il modernismo europeo, sia un mezzo per affrontare temi che in forma figurativa sarebbero stati impossibili da trattare. Le artiste donne, in particolare, la utilizzano per affrontare questioni legate al corpo, alla fertilità e alla maternità. È il caso di Munira Al Kazi (India 1939 – 2023 Kuwait) e Mounirah Mosly (Arabia Saudita, 1943-2019) di cui il Misk Art Institute ha ritrovato due opere provenienti dal Reina Sofia che erano considerate disperse. La mostra si chiude con uno sguardo alle sperimentazioni sulla materia e all’emergere, soprattutto negli Emirati, di pratiche concettuali. Mohammed Kazem (Emirati Arabi Uniti, 1969) e Hassan Sharif (Emirati Arabi Uniti, 1961) – uno degli artisti del Golfo più conosciuti in Europa – appartengono a questo filone: utilizzano la materia non solo come forma, ma come elemento portante del significato dell’opera. Sharif, nello specifico, ha anche il merito di aver introdotto la performance art in questa regione. Oggi, con la costruzione di nuovi musei in tutto il Golfo, cresce l’attenzione verso il modernismo locale, una stagione artistica finora poco raccontata come fenomeno corale e interconnesso. “Art Across the Arabian Gulf” si inserisce in questo fermento restituendo visibilità ad artisti che, pur avendo avuto momenti di riconoscimento internazionale, sono rimasti ai margini di una narrazione regionale condivisa. Riportando in luce narrazioni, movimenti e sperimentazioni che oggi trovano finalmente uno spazio istituzionale – conclude Ruggeri – “Art Across the Arabian Gulf” dimostra come l’arte nel Golfo non sia un fenomeno recente, ma un vasto capitolo di storia dell’arte molto più articolato di quanto si sia finora creduto.

 

Elena Caslini, 09 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

La prima grande mostra dedicata all’arte dei Paesi del Golfo è al Misk Art Institute di Riyadh | Elena Caslini

La prima grande mostra dedicata all’arte dei Paesi del Golfo è al Misk Art Institute di Riyadh | Elena Caslini