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Courtesy: Frieze and CKA. Photograph: Casey Kelbaugh

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Courtesy: Frieze and CKA. Photograph: Casey Kelbaugh

L’asse latinoamericano ha conquistato Frieze

Dalle gallerie brasiliane di San Paolo e Rio de Janeiro agli spazi indipendenti di Bogotá, Buenos Aires e Città del Messico, la presenza sudamericana alla fiera newyorkese conferma il nuovo peso dell’America Latina negli equilibri globali dell’arte contemporanea

Monica Trigona

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La crescente presenza di gallerie sudamericane a Frieze New York non è soltanto un dato quantitativo, ma il segnale di un mutamento strutturale negli equilibri del sistema dell’arte contemporanea globale. Le parole di Christine Messineo a Il Giornale dell’Arte chiariscono con precisione la direzione intrapresa dalla fiera: costruire un dialogo stabile e sempre più articolato con le scene artistiche dell’America Latina, riconoscendone oggi il peso curatoriale, commerciale e culturale.

Negli ultimi anni Frieze New York ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione verso il Sud America e il Messico, trasformando quella che in passato appariva come una presenza periferica in uno dei nuclei più vitali della manifestazione. Il dato citato da Messineo — circa l’11% delle gallerie partecipanti provenienti dal Brasile — restituisce da solo la portata di questa trasformazione: una percentuale significativa per una fiera storicamente dominata dall’asse Stati Uniti-Europa.

A emergere con forza è soprattutto la capacità delle gallerie latinoamericane di proporre programmi curatorali solidi, spesso legati a pratiche artistiche radicate nei territori ma al tempo stesso pienamente inserite nel dibattito internazionale. Non è un caso che Frieze abbia scelto di affidarsi negli ultimi anni anche allo sguardo di figure come Fátima González e Omayra Alvarado, protagoniste di una rete curatoriale capace di intercettare le energie più interessanti dell’area latinoamericana.

Tra le presenze più rilevanti dell’edizione newyorkese spiccano le gallerie di San Paolo, oggi vero epicentro del mercato dell’arte sudamericano. Realtà consolidate come Mendes Wood DM e Nara Roesler rappresentano ormai un ponte stabile tra il Brasile e New York, grazie a una lunga attività internazionale che ha contribuito a consolidare la presenza di artisti latinoamericani nelle principali istituzioni e collezioni occidentali. Accanto a loro partecipano anche A Gentil Carioca, Almeida & Dale, Central, Forte D'Aloia & Gabriel e Vermelho, confermando la straordinaria densità della scena brasiliana contemporanea.

Fondata nel 2003 dagli artisti Márcio Botner, Ernesto Neto e Laura Lima, A Gentil Carioca rappresenta uno dei casi più emblematici di galleria nata come piattaforma culturale prima ancora che commerciale. Situata nello storico quartiere Saara di Rio de Janeiro — il più grande mercato a cielo aperto dell’America Latina — la galleria si è sviluppata all’interno di due edifici degli anni Venti collegati da un crocevia urbano, trasformando il tessuto popolare della città in parte integrante della propria identità. Più che uno spazio espositivo, Gentil si definisce come un luogo di produzione, sperimentazione e diffusione culturale, costruito attorno all’idea di una comunità artistica aperta e meticcia. L’espansione a San Paolo nel 2021, nel quartiere di Higienópolis, ha ulteriormente rafforzato questa vocazione internazionale, mantenendo al centro una riflessione sull’arte come strumento di scambio sociale e culturale.

Ma il panorama latinoamericano presente a Frieze si estende ben oltre il Brasile. Da Bogotá arrivano Instituto de Visión e mor charpentier, entrambe impegnate in una ricerca che intreccia pratiche artistiche, riflessioni postcoloniali e questioni ambientali. Da Buenos Aires partecipano Isla Flotante e W-galería, testimonianza della vitalità della scena argentina e della sua storica capacità sperimentale.

Particolarmente significativo è poi il ruolo di Città del Messico, ormai riconosciuta come uno dei centri più dinamici dell’arte contemporanea internazionale. La presenza di Campeche nella sezione Focus assume in questo senso un valore emblematico. Proprio raccontando il suo incontro con il lavoro di Abraham González Pacheco, Messineo sottolinea come l’interesse verso nuove realtà latinoamericane nasca spesso da un confronto diretto con le pratiche artistiche locali.

Accanto a Campeche figurano inoltre due protagonisti assoluti della scena messicana contemporanea: kurimanzutto e OMR. In particolare, kurimanzutto occupa un posto centrale nella ridefinizione del ruolo del Messico nella geografia artistica globale. Fondata alla fine degli anni Novanta da Mónica Manzutto e José Kuri insieme all’artista Gabriel Orozco, la galleria nacque come progetto nomade, ideato in risposta all’assenza di strutture dedicate all’arte contemporanea emergente in Messico. Le prime mostre furono organizzate in luoghi non convenzionali — mercati popolari, parcheggi, appartamenti privati, ristoranti o container — trasformando ogni esposizione in un esperimento collettivo capace di mettere in dialogo scena locale e internazionale.

Questo modello fluido e collaborativo ha contribuito a creare un ecosistema artistico indipendente, fondato sulla condivisione e sul rischio curatoriale. Ancora oggi kurimanzutto conserva questa identità: più che una semplice galleria commerciale, si presenta come uno spazio di ricerca e confronto critico, aperto allo sviluppo di progetti sperimentali raramente accolti dal mercato tradizionale. La sua evoluzione, culminata nell’attuale sede progettata dall’architetto Alberto Kalach nel quartiere San Miguel Chapultepec, riflette perfettamente il percorso compiuto dall’arte contemporanea messicana negli ultimi vent’anni: da scena periferica a protagonista del dibattito internazionale.

La forte presenza sudamericana a Frieze New York riflette dunque un cambiamento più ampio: il progressivo spostamento del baricentro culturale verso geografie considerate fino a pochi anni fa “emergenti”, ma oggi sempre più centrali nel mercato e nel discorso critico internazionale. Non si tratta soltanto di una strategia di inclusione o di espansione commerciale. È il riconoscimento di una scena artistica che ha sviluppato linguaggi autonomi, reti istituzionali solide e una crescente capacità di incidere sul sistema globale dell’arte contemporanea.

In questo senso, l’edizione newyorkese di Frieze sembra confermare come l’America Latina non sia più una presenza laterale nel circuito delle grandi fiere internazionali, ma uno degli interlocutori fondamentali attraverso cui leggere il presente dell’arte contemporanea.

Monica Trigona, 14 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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