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Bianca Castelbarco Albani
Leggi i suoi articoliOgni anno il Duomo di Siena compie un gesto raro: rimuove le coperture che per ragioni conservative proteggono il suo pavimento e restituisce alla vista uno dei più straordinari capolavori della storia dell'arte. Nel 2026 la scopertura assume un significato particolare, perché accompagna le celebrazioni dell'Anno di San Francesco e sarà eccezionalmente prolungata fino al 15 novembre con il titolo Il Sommo Bene, richiamando la celebre preghiera composta dal santo dopo le Stimmate.
Più che un elemento decorativo, il pavimento della cattedrale senese è un'immensa narrazione figurativa scolpita nel marmo. Le sue cinquantasei tarsie, realizzate tra il XIV e il XIX secolo, costituiscono un programma iconografico unico nel panorama europeo, capace di intrecciare filosofia classica, cultura umanistica, Bibbia e teologia cristiana in un unico percorso di conoscenza. Non a caso Giorgio Vasari lo definì "il più bello, grande e magnifico pavimento che mai fosse stato fatto".
La sua straordinarietà risiede anche nella lunga durata della sua costruzione. Per quasi sei secoli il pavimento è stato arricchito da generazioni di artisti che hanno tradotto in marmo un complesso itinerario spirituale. Tra gli autori figurano Taddeo di Bartolo, Francesco di Giorgio Martini, Matteo di Giovanni, Antonio Federighi, il Pinturicchio e soprattutto Domenico Beccafumi, protagonista delle spettacolari tarsie cinquecentesche che portarono la tecnica del commesso marmoreo a livelli di assoluta eccellenza.
L'intero ciclo è concepito come un cammino. Dalle Sibille pagane ai filosofi dell'antichità, dalle allegorie delle virtù ai profeti dell'Antico Testamento, ogni scena conduce progressivamente verso la rivelazione cristiana. Il pavimento non accompagna semplicemente il visitatore nello spazio della cattedrale: lo guida simbolicamente lungo un percorso di elevazione morale e intellettuale, trasformando l'architettura in una vera esperienza di conoscenza.
Cupola dall'interno - Lensini
Il Duomo
Il Pavimento
Interno del Duomo, esagono sotto la cupola - Lensini
Tra le immagini più celebri emerge il Monte della Sapienza, progettato dal Pinturicchio, dove uomini provenienti da ogni parte del mondo affrontano una difficile salita verso la virtù. Ugualmente significativa è la figura di Cratete di Tebe, il filosofo che getta in mare le proprie ricchezze per dedicarsi esclusivamente alla ricerca della sapienza. Un'immagine che nel 2026 assume un valore ulteriore, richiamando la scelta radicale di povertà compiuta da san Francesco e il tema del "Sommo Bene" che accompagna quest'anno di celebrazioni.
Dal punto di vista tecnico, il pavimento rappresenta uno dei vertici assoluti dell'arte del commesso marmoreo. Le prime tarsie furono realizzate con la tecnica del graffito, incidendo il marmo bianco e riempiendo i solchi con stucco nero. Nei secoli successivi la lavorazione si arricchì progressivamente attraverso l'accostamento di marmi policromi, ottenendo effetti pittorici di sorprendente raffinatezza e profondità.
La scopertura straordinaria offre anche l'opportunità di osservare il pavimento nella sua relazione con l'intero complesso monumentale della cattedrale, dove convivono i capolavori di Nicola e Giovanni Pisano, Donatello, Michelangelo e Bernini. Per alcuni giorni selezionati sarà inoltre possibile partecipare all'esperienza del Clavigero del Duomo, entrando nella cattedrale all'alba e assistendo all'apertura del monumento prima dell'arrivo del pubblico, quando la luce naturale restituisce alle tarsie una leggibilità e un'atmosfera particolarmente suggestive.
Accanto alla scopertura, l'Opera della Metropolitana inaugura anche il primo concorso internazionale di arte contemporanea dedicato proprio al pavimento del Duomo, invitando artisti di tutto il mondo a confrontarsi con uno dei più straordinari programmi figurativi della tradizione occidentale. Un segnale che conferma come questo capolavoro continui a essere non soltanto una testimonianza del passato, ma una fonte viva di riflessione per la ricerca artistica contemporanea.
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Libreria Piccolomini (intero orizzontale)- Bruchi 2020
Paciarelli, pianta Pavimento
Siena autore bamsphoto rodella
Cenni storici su Duomo e Pavimento
Il Duomo di Siena, la cui mole si innalza nella omonima piazza, costituisce uno degli esempi più insigni di cattedrale romanico-gotica italiana. Secondo la tradizione, quella attuale sostituisce una prima chiesa dedicata a Maria, eretta intorno al sec. IX, sorta nel luogo in cui si trovava un tempio offerto a Minerva. Sempre da notizie prive di una precisa documentazione, apprendiamo che l’edificio fu consacrato nel 1179, alla presenza del papa senese Alessandro III Bandinelli, dopo l’avvenuta pace col Barbarossa. Nell’aprile 1259 si registra un pagamento di sei soldi a magistro Nichole de Opere Sancte Marie. Si tratta probabilmente di una prima menzione di Nicola Pisano, fra gli artisti più innovativi del XIII secolo, cui dobbiamo il celebre pulpito, oggi collocato nel transetto sinistro del Duomo. Il figlio Giovanni, magister dell’Opera negli anni tra il 1284 e il 1297, sarà la figura chiave nella costruzione della parte inferiore della facciata. A Giovanni Pisano appartengono anche le sculture di profeti, sibille e filosofi che anticamente decoravano la facciata e ora custodite all’interno del Museo dell’Opera (sostituite, nel corso del XIX e XX secolo, da copie).
Nel tardo 1262 è documentata l’acquisizione di una domus destinata ad ospitare la sede dell’Opera e il laboratorio dei maestri, ove vengono lavorati i marmi usati nella costruzione del Duomo. Durante il 1263 si acquistano piombo per la copertura della cupola e rame per la mela che la coronava. La cupola è quindi compiuta a questa data (la lanterna è un totale rifacimento in stile del 1667). La Cattedrale di Siena conserva numerosi capolavori di ogni epoca. L’opera, per più versi eccezionale, è il pavimento, “il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”, secondo la definizione di Giorgio Vasari, frutto di un programma che si è realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono forniti da importanti artisti, tutti senesi, tranne il pittore umbro Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, autore, nel 1505, della tarsia con il Monte della Sapienza.
La tecnica utilizzata per trasferire l’idea dei vari artisti sul pavimento è quella del commesso marmoreo e del graffito. Si iniziò in modo semplice, per poi raggiungere gradatamente una perfezione sorprendente: le prime tarsie furono tratteggiate sopra lastre di marmo bianco con solchi eseguiti con lo scalpello e il trapano, riempiti di stucco nero. Questa tecnica è chiamata graffito. Poi si aggiunsero marmi colorati accostati assieme come in una tarsia lignea: questa tecnica è chiamata commesso marmoreo.
Porta del Cielo
Il Pavimento del Duomo
Pintoricchio, Allegoria del monte della Sapienza
Interno del Duomo, navata centrale
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