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Roberta Vinci e Filippo Volandri, nel giorno dell’inaugurazione della teca nel 2024.

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Roberta Vinci e Filippo Volandri, nel giorno dell’inaugurazione della teca nel 2024.

Le racchette che raccontano un secolo: la collezione Parola diventa patrimonio pubblico

La collezione Sergio Parola – oltre cinquanta racchette, trofei e documenti che raccontano l’evoluzione del tennis italiano dal 1928 – è ora esposta stabilmente al Palazzetto dello Sport di Cuneo grazie alla donazione alla Fondazione CRC. L’allestimento, curato scientificamente da Franco Alciati e dall’Associazione Collezionisti Tennis, restituisce alla comunità un patrimonio di tecnica, artigianato e memoria sportiva. L’inaugurazione 2024, alla presenza di Roberta Vinci e Filippo Volandri, ha creato un ponte simbolico tra la storia del tennis e i protagonisti contemporanei

Nicoletta Biglietti

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Ci sono oggetti che non stanno semplicemente dietro un vetro, ma sembrano parlare. Le racchette donate alla Fondazione CRC da Sergio Parola appartengono a questa categoria: pezzi che condensano abilità artigianale, storia sportiva e memoria collettiva. Uno accanto all’altro, i telai d’epoca oggi esposti nella teca del Palazzetto dello Sport di Cuneo compongono una mappa precisa dell’evoluzione del tennis italiano dal 1928 in avanti. È un percorso che mostra non solo come si colpiva una pallina, ma come cambiavano la tecnica, i materiali, le ambizioni di un Paese intero. La raccolta – oltre cinquanta racchette, trofei, stampe e documenti – è il frutto di cinquant’anni di ricerca condotta da Parola, che ha custodito ogni oggetto con cura quasi museale. Alcuni modelli, come ha ricordato lui stesso, hanno fatto «un pezzo di storia»: sono identici a quelli utilizzati dalla squadra azzurra della Coppa Davis del 1976 in Cile, un capitolo che ha segnato il tennis nazionale. Altri raccontano l’epoca dei piccoli laboratori artigiani italiani, quando la costruzione del telaio – a vapore, col legno stratificato, con la pressa – era un lavoro di precisione e intuizione. L’allestimento inaugurato nel 2024, sotto la tribuna ovest del Palazzetto, è stato pensato come uno spazio da vivere ogni giorno. Non un museo chiuso da visitare su appuntamento, ma una presenza costante, integrata nel luogo dove lo sport si pratica. La scelta rivela l’intento della Fondazione CRC: restituire la storia allo spazio pubblico e far sì che siano i cittadini – sportivi, studenti, famiglie – a intercettarla nel loro quotidiano. La cura scientifica dei contenuti, affidata a Franco Alciati e all’Associazione Collezionisti Tennis, ha permesso di ricostruire un racconto chiaro: la SIRT di Bordighera, la Maxima, i marchi italiani meno noti ma innovativi, i telai in legno scolpiti con precisione quasi architettonica. A emergere non è solo la rarità, ma il passaggio dei materiali – dal legno alla grafite, dalle corde in budello ai primi innesti sintetici – che ha ridisegnato il gesto sportivo e la sensibilità del gioco. Tra i pezzi più iconici spiccano le racchette giganti in legno, riproduzioni fedeli della Maxima Torneo Grafite e della Dunlop Maxply McEnroe: oggetti fuori scala che, da soli, evocano l’estetica del tennis anni ’70-’80 e l’immaginario di intere generazioni. La scelta di Parola di consegnare l’intera collezione alla Fondazione CRC, nell’ambito del progetto Donare, ha conferito alla raccolta un valore ulteriore: è ora patrimonio comune. «Me le sono godute per cinquant’anni – ha raccontato – e ora voglio che possano far parte della memoria di tutti». Un gesto che traduce un’intera passione privata in un bene culturale collettivo.
Il giorno dell’inaugurazione, nel 2024, ha coinciso anche con una parentesi contemporanea: il confronto pubblico con Roberta Vinci e Filippo Volandri, protagonisti di un incontro dedicato alla vita da atleta. La loro visita alla teca, avvenuta poche ore prima dell’evento, ha aggiunto un tassello simbolico al racconto: due figure del tennis moderno davanti agli oggetti che ne hanno anticipato la storia. Vinci ha espresso sorpresa per la varietà e la qualità della raccolta, mentre Volandri – oggi direttore tecnico del settore maschile e capitano della squadra di Coppa Davis – ha sottolineato il valore di conservare la memoria materiale di uno sport in continua trasformazione. Le loro parole hanno creato un ponte naturale tra passato e presente: da una parte i telai che raccontano il tennis come era, dall’altra la testimonianza diretta di chi lo vive e lo costruisce oggi. 
La teca dedicata alla collezione Parola non è solo un’esposizione: è un archivio visibile, un pezzo di storia della città e dello sport italiano messo a disposizione della comunità. Racconta come si costruiva una racchetta, come si giocava, come si vinceva e come si tramandava un sapere. E ricorda che, prima dei grandi stadi e degli eroi contemporanei, c’erano oggetti come questi a segnare il ritmo del gioco. Un secolo di tennis che ora è a portata di sguardo.

Nicoletta Biglietti, 17 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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