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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliPossono le pareti di una stanza assumere le sembianze di un organismo vivente e ogni oggetto all’interno vibrare di presenze invisibili? Una domanda che si fa ambizione nella mostra che Pirelli Hangar Bicocca di Milano dedica, dal 12 febbraio al 19 luglio 2026, a Benni Bosetto. Curata da Fiammetta Griccioli, l'esposizione occuperà la zona denominata Shed, un ambiente pronto a trasformarsi in un teatro intimo e perturbante in cui lo spettatore diventa insieme testimone e agente attivo del contesto.
Benni Bosetto, nata a Merate nel 1987 e oggi attiva a Milano, è tra le artiste più interessanti della sua generazione e sviluppa una pratica multidisciplinare che spazia tra disegno, scultura, installazione e performance, esplorando il corpo come entità fluida, spesso intrecciata ad altre forme di vita e organismi, in una ricerca incentrata sulla percezione, sulla trasformazione e sulla decostruzione della materialità umana.
La sua poetica si nutre di fonti letterarie, antropologiche e popolari, attraversa il cinema, la psicoanalisi e la storia dell’arte. Si concentra su gesti, rituali e stati di semi-coscienza legati al sonno, alla meditazione e alla quotidianità, trasformando concetti come il riposo, la cura e la sessualità in terreni fertili per l’immaginazione e la creazione di nuove visioni del reale. Affascinata dai codici della messa in scena e dalle loro potenzialità trasformative, Bosetto costruisce ambienti mutevoli che non si limitano a essere osservati ma vanno abitati, percorsi e attraversati, mondi in cui coesistono tempi diversi e punti di vista moltiplicati.
Benni Bosetto, Jewels, 2019
Benni Bosetto, Stultifera, 2022
Per la sua prima grande mostra istituzionale, l’artista ripensa lo Shed come un ambiente domestico, dove stanze, pareti e superfici si animano e lo spazio acquista una dimensione organica, intima e politica, ispirandosi al romanzo Rebecca di Daphne du Maurier, in cui la casa diventa un corpo femminile architettonico, vivo e narrativo. Chi entra nella mostra si trova accolto in un paesaggio onirico dove disegni, sculture e oggetti sollecitano riflessioni sul corpo, sull’intimità esposta, sulla cura e sul riposo come forme di resistenza, generando una percezione chimerica in cui ogni elemento vibra tra sogno e realtà, sovvertendo la linearità del tempo e dello spazio espositivo.
La mostra combina nuove opere realizzate appositamente con lavori preesistenti. Disegni, installazioni e performance che interrogano la memoria e il rito, la sensualità e la sessualità, la costrizione e la libertà, dando vita a un organismo espositivo complesso in cui ogni stanza, superficie e oggetto concorrono a costruire un racconto fluido. Al suo interno cui lo spettatore è invitato a muoversi, scoprire e lasciarsi attraversare da esperienze sensoriali e immaginative che trasformano la percezione dello spazio, rendendo la mostra un luogo vivo, in continua metamorfosi e profondamente umano.