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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliTra gli espositori di miart (17-19 aprile) si distingue la Galleria Secci che, dal suo nascere ha lavorato su una programmazione dedicata all’arte contemporanea, sostenendo artisti sia emergenti sia affermati e gestendo importanti archivi. Dopo circa dieci anni di attività a Palazzo Ricasoli di Firenze, nel 2021 ha aperto due sedi a Milano, ampliando la propria attività con mostre ambiziose e collaborazioni internazionali. La sua missione è promuovere gli artisti e favorire lo scambio culturale, anche attraverso progetti museali, pubblicazioni e lo spazio sperimentale NOVO. Alfredo Pirri, artista cosentino che da metà degli anni Ottanta si è fatto conoscere per la sua ricerca al confine tra pittura e scultura, architettura e installazione, sarà protagonista dello stand che la galleria allestisce durante la fiera milanese. Abbiamo rivolto qualche domanda a Sara Cirillo, Senior Director della Galleria Secci e responsabile del progetto di miart su Alfredo Pirri, riguardo alla scelta di presentare proprio l’artista in questa occasione, al dialogo che le sue opere instaurano con lo spazio fieristico, alla coerenza di questo progetto con la linea curatoriale della galleria e altro ancora.
La vostra imminente partecipazione alla miart con uno stand interamente dedicato ad Alfredo Pirri rappresenta una scelta forte e identitaria: cosa vi ha spinto a puntare su un progetto monografico in questo contesto?
È una scelta che ha a che fare tanto con la storia quanto con il posizionamento attuale della galleria. Eduardo Secci lavora con Alfredo Pirri fin dagli inizi e dedicargli uno stand monografico oggi significa ribadire una linea precisa: costruire un dialogo reale tra generazioni, evitando letture opportunistiche o puramente di mercato.
Ci interessa affermare una visione in cui artisti storicizzati e più giovani convivono su uno stesso piano di ricerca, senza gerarchie semplificate. In questo senso, il progetto su Pirri è anche un modo per dichiarare con chiarezza che tipo di galleria vogliamo essere.
Il lavoro di Pirri si muove tra pittura, architettura e installazione: come avete pensato di tradurre questa complessità all’interno dello spazio fieristico che ha limiti molto specifici?
Abbiamo evitato di adattare il lavoro allo spazio fieristico: abbiamo fatto il contrario, trasformando lo stand in un dispositivo immersivo. L’intervento a pavimento in specchi calpestabili, legato al ciclo Passi, mette in crisi la stabilità percettiva e attiva direttamente il corpo del visitatore. Le opere a parete, anche storiche, non accompagnano semplicemente l’installazione, ma ne estendono il campo, insistendo su una pittura che tende costantemente a uscire da sé. Il punto è proprio questo: mettere in tensione la logica commerciale della fiera con un’esperienza che non si esaurisce nell’oggetto. Lo stand non è pensato per essere “visto” rapidamente, ma per essere attraversato, anche a costo di risultare scomodo.
Alfredo Pirri, «PASSI» 2026, opera permanente, GNAMC Galleria Nazionele d'Arte Moderna e Contemporanea Roma. Courtesy of Alfredo Pirri e GNAMC. Foto Giorgio Benni
Alfredo Pirri. Courtesy of Galleria Secci
Nel percorso della Galleria Secci, che da sempre coniuga artisti storicizzati ed emergenti, come si inserisce oggi la figura di Pirri?
Pirri non è una presenza episodica, ma parte di un rapporto strutturale e di lungo periodo. Nel tempo abbiamo ospitato sue mostre personali sia a Firenze sia a Milano: si pensi ad Acustica, curata da Laura Cherubini nel 2021, appena abbiamo aperto lo spazio milanese della galleria che all’epoca si trovata in via Zenale. La sua presenza a miart non risponde a una logica contingente, ma a un percorso già consolidato. È un lavoro che continuiamo a sviluppare con convinzione, e che per noi resta centrale.
La Galleria Secci ha sviluppato negli anni una forte vocazione internazionale: in che modo questa apertura influenza le vostre scelte strategiche in fiera e il dialogo con collezionisti e istituzioni?
L’internazionalità non è una strategia recente, ma un’impostazione originaria. Fin dall’inizio Eduardo Secci ha preferito non lavorare in modo localistico, ma di costruire relazioni in un contesto più ampio, anche quando questo sembrava prematuro. Questa continuità ci ha permesso di sviluppare una presenza stabile nelle fiere e, soprattutto, relazioni che vanno oltre la singola occasione. Non lavoriamo per risultati immediati, ma per costruire un posizionamento nel tempo. Il fatto che diversi nostri artisti siano entrati in collezioni museali internazionali è una conseguenza di questo approccio, non un obiettivo isolato.
Alfredo Pirri, «Squadre plastiche», 1989. Courtesy of Galleria Secci
Alfredo Pirri, «Senza titolo» 2020. Courtesy of Galleria Secci
Negli ultimi anni avete ampliato la vostra presenza con nuove sedi e progetti come NOVO: questa crescita ha influenzato il modo in cui affrontate le fiere e la costruzione degli stand?
NOVO è un progetto che seguo direttamente e che introduce una dimensione curatoriale più esplicita all’interno della galleria. Era necessario creare uno spazio di ricerca che non fosse immediatamente assorbito dalle dinamiche di mercato. La collaborazione con Marco Scotini va in questa direzione, così come i progetti realizzati, che hanno una scala e un’ambizione più vicine a quelle istituzionali. Abbiamo anche considerato di anche valutato l’idea di presentare NOVO come un’entità autonoma, ma ci siamo rese conto che la forza del progetto sta proprio nella sua integrazione con la galleria: pur guardando a un modello internazionale, Secci riesce a tenere insieme in modo organico la dimensione più curatoriale di NOVO e quella più strutturata della programmazione principale.
Quali sono le aspettative per questa partecipazione a miart, sia in termini di riscontro critico sia di relazione con collezionisti e istituzioni?
miart è da sempre una fiera che per noi ha funzionato molto bene, sia in termini di relazione con collezionisti e istituzioni, sia per il riscontro critico. È una delle piattaforme che sentiamo più affini, proprio per la sua capacità di coniugare attenzione curatoriale e dimensione commerciale in modo equilibrato. Le nostre aspettative sono quindi alte, ma anche fondate su un’esperienza consolidata: miart è una fiera che negli anni ha saputo costruire un pubblico consapevole e internazionale, mantenendo al tempo stesso un forte radicamento nel contesto italiano. Ci aspettiamo un confronto attento e qualificato, non solo sul piano delle vendite ma anche su quello del dialogo, della visibilità e della costruzione di relazioni a lungo termine, che per noi restano un elemento centrale del lavoro in fiera.
Sara Cirillo, Senior Director della Galleria Secci e responsabile del progetto di miart su Alfredo Pirri. Cortesy of Galleria Secci