Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliAlighiero Boetti è stato un vero pioniere dell'era postmoderna e dell'arte concettuale, nonché uno dei primi artisti a utilizzare il linguaggio come strumento e fulcro delle proprie opere. Dopo di lui sarebbero arrivati Barbara Kruger, Jenny Holzer e Lawrence Weiner. Uno status che gli è stato riconosciuto in vita, con diverse partecipazioni a eventi internazionali come Documenta e la Biennale di Venezia. Anche retrospettivamente, le celebrazioni non sono mancate: nel 2011 il Padiglione Italia è stato interamente dedicato a lui, proprio mentre dal Reina Sofía di Madrid partiva una retrospettiva che avrebbe fatto poi tappa alla Tate Modern di Londra nel 2012 e infine al Museum of Modern Art di New York.
Anche il mercato mostra sempre un interesse crescente nei suoi confronti. Nel 2021, per esempio, è stato completamente aggiornato il podio delle sue migliori aggiudicazioni in asta, con una «Mappa» aggiudicata a 8,8 milioni di dollari. Su questa scia si inserisce oggi Bonhmas, che nella Post-War and Contemporary Art Sale del 5 giugno 2025 propone il ricamo su tela «Tutto», proveniente dall'omonima serie e stimata 400-600 mila euro. Giacomo Balsamo, direttore internazionale del dipartimento di arte contemporanea e del dopoguerra di Bonhams, ha commentato: «Uno dei pezzi forti dell'asta è un'opera di Boetti della serie Tutto. La serie rappresenta, sotto molti aspetti, il culmine della sua estetica, una sintesi pittorica della sua carriera artistica. Con una lunghezza di poco inferiore ai 150 cm, l'opera è uno dei pochi ricami Tutto ad essere stato messo all'asta negli ultimi anni».
Iniziata nel 1982 e portata avanti fino alla sua morte nel 1994, «Tutto» è l'ultima serie avviata da Boetti e rappresenta una sintesi dell'intera sua ricerca, proponendo una visione finale dei concetti di orgine e caos che durante la carriera ha provato a fare coesistere sulla tela. Con pochissime apparizioni di opere simili in asta, il gruppo di lavori è particolarmente ambito in asta, con privati e istituzioni pubbliche che se le contendono ad ogni occasione. Alcuni pezzi, per esempio, appartengono a musei quali il Museum für Moderne Kunst di Francoforte e il Centre Georges Pompidou di Parigi.
Realizzata nel 1988-1989, come tutti i lavori successivi al 1979 non sono realizzati in Afghanistan, da quell'anno occupato dai sovietici, ma Peshawar, nel nord del Pakistan. Qui Boetti realizzava le sue opere in collaborazione con famiglie afghane in esilio. Attraverso un processo di collaborazione con gli artigiani, Boetti approfondì aspetti cruciali della sua pratica: la partecipazione, il materiale e il tempo. Motivi, forme e simboli si sovrappongono in «Tutto» in una stratificazione complessa e mutevole, intricata e giocosa, sempre nuova ogni qual volta si perde l'occhio nella sua trama.
Altri articoli dell'autore
Il progetto alle Gallerie d’Italia-Napoli si fonda sull’idea che i vasi attici e magnogreci custodiscano messaggi capaci di attraversare i secoli, mantenendo intatta la loro forza espressiva
Il caso del Louvre si inserisce così in una riflessione più ampia sulla sicurezza dei musei contemporanei, stretti tra apertura al pubblico, tutela delle opere e pressioni crescenti su risorse, personale e infrastrutture.
Con la scomparsa di Arnulf Rainer, l’arte europea perde uno dei suoi protagonisti più rigorosi e inquieti: un artista per il quale dipingere non è mai stato un atto decorativo, ma una necessità radicale.
In programma nell’autunno 2026, l’esposizione esplora la progressiva erosione dello spazio pubblico e la trasformazione della cultura in strumento di gestione e controllo



