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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliTamara de Lempicka è un'artista di cui si è visto e detto tanto, ma di cui non si è visto e detto ancora tutto. Un territorio a metà, già frequentato da appassionati di ogni tipo, ma ancora tutti desiderosi di approfondire la figura di una pittrice già considerata tra le più iconiche della sua generazione. Al tempo stesso le sue opere, per quanto fortemente riconoscibili, tra forme voluttuose o riflessi metallici, non hanno ancora esaurito quella carica di freschezza che al mercato dell'arte fa sempre comodo, figuriamoci in un momento in cui non si riescono a proporre (e vendere) lotti ipertrofici. In questa cornice i dipinti di de Lempicka sembrano inserirsi perfettamente: stilisticamente unici, economicamente "abbordabili", socialmente carichi di implicazioni (soprattutto femministe). D'altra parte, non sono poi molti - di media 35/40 - i lavori dell'autrice che passano dal mercato secondario, generando risultati altalenanti che hanno vissuto dei picchi nel 2009 (28,1 milioni di dollari) e nel 2020 (32 milioni di dollari). E la rarefazione della proposta non sempre è un male. Miscela di elementi che allarga l'eco di ogni mostra o vendita a lei dedicata, come quella appena conseguita da Sotheby's (24 giugno). «La Belle Rafaëla» (1927), un ritratto della modella e amante dell'artista, è stato venduto per 10 milioni di dollari, guadagnandosi il quinto posto nella classifica dei lotti più preziosi della pittrice. Che vi proponiamo qui di seguito.
«Portrait de Marjorie Ferry» (1932), 21,3 milioni di dollari, Christie's Londra, 2020
«Fillette en rose» (c.1928/30), 14,7 milioni di dollari, Christie's New York, 2023
«Portrait de Romana de la Salle» (1928), 14,1 milioni di dollari, Sotheby's New York, 2022
«La tunique rose» (1927), 13,3 milioni di dollari, Sotheby's New York, 13,3 milioni di dollari
«La Belle Rafaëla» (1927), 10 milioni di dollari, Sotheby's Londra, 2025
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