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Margherita Criscuolo
Leggi i suoi articoliRalph Rugoff, direttore della Hayward Gallery di Londra, è il curatore ospite della 13ma Biennale di Lione, aperta dal 10 settembre al 3 gennaio: l’obiettivo è reinterpretare e riformulare il termine «moderno». La sfida è stato lanciata dal direttore artistico della Biennale, Thierry Raspail. Rugoff ha selezionato le opere di 33 artisti da 28 Paesi per la mostra centrale della Biennale, «La Vie Moderne». Nomi affermati e ospiti fissi alla Biennale, come Jeremy Deller ed Ed Ruscha, espongono accanto a figure meno note come la polacca Anna Ostoya e la drammaturga Hannah Hurtzig. «Il “moderne” del titolo non si riferisce al Modernismo ma ha il significato di “recente” o “nuovo”, spiega Rugoff. La Biennale si concentra su opere che indagano il momento presente come una sorta di palinsesto nel quale si riuniscono varie storie e traiettorie. Sono opere attraverso le quali momenti del passato si collegano al presente». La Biennale comprende quattro altre esposizioni ed eventi, tra cui «Ce Fabuleux Monde Moderne» allo spazio Plateau, curato da Raspail che ha scelto 30 opere dalla collezione del Musée d’Art Contemporain di Lione. Quest’anno inoltre, «Veduta», un appuntamento ormai fisso della Biennale, comprenderà una performance di Deller e di Marinella Senatore. Due aspetti dovrebbero distinguere l’edizione del 2015. «Ha uno spiccato accento francese», dichiara Rugoff: il 20% circa dei partecipanti è infatti nato o vive in Francia; tra loro, Céleste Boursier-Mougenot, che rappresenta il suo Paese alla Biennale di Venezia di quest’anno. Altro elemento chiave è che circa i due terzi delle opere sono nuove creazioni. Nella mostra centrale di Rugoff, il franco-algerino Kader Attia affronta tematiche legate all’attacco terrorista alla sede parigina di «Charlie Hebdo» dello scorso gennaio. Il suo progetto prevede la riparazione di crepe nel pavimento della Sucrière. L’artista greco Andrea Lolis è probabilmente l’autore dell’opera più potente: una scultura in marmo trompe l’œil che sembra fatta in imballaggio di polistirolo. Il titolo, molto appropriato, è «Monumento alla crisi greca».
Ralph Rugoff, che cosa vuole suggerire il titolo della Biennale?
È ambiguo: da un lato richiama la vita contemporanea, dall’altro è un’espressione con una lunga storia alle spalle, risalente all’Ottocento. Spero che susciti nel pubblico la domanda su come oggi definiamo la vita contemporanea, mettendo in luce come questa sia legata a tante storie e tradizioni del passato che, tuttora, continuano a influenzare i modi e le forme di vivere attuali.
Tra i protagonisti della Biennale c’è anche un’artista italiana.
Marinella Senatore ha ideato una serie di progetti con persone di zone diverse della città, dalle più ricche alle più povere, e formando un coro di cantanti ipovedenti per la performance di apertura.
Com’è strutturata l’esposizione?
Ho cercato opere d’arte dalle varie parti del mondo che mostrassero il modo in cui si è sviluppato il concetto nei diversi Paesi. In una certa misura, i lavori più convincenti incontrati nel mio viaggio nei cinque continenti hanno dato forma anche al quadro curatoriale, soprattutto per la scelta di quali aspetti della vita moderna approfondire.
Qual è l’obiettivo della Biennale?
Essere un forum in cui i visitatori possano scambiarsi opinioni sull’essenza della vita moderna, su come sta cambiando e come ci sta cambiando, attraverso i lavori di artisti di Paesi diversi. L’arte è uno strumento fondamentale: aiuta a vedere il mondo da più angolazioni e suscita in noi tante domande su ciò che ci circonda. Spero che la Biennale sia un luogo ricco di fantasia e pensiero, dove le persone possano reinventare il loro modo di vedere e riflettere sui vari significati del presente.
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