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Laura Giuliani
Leggi i suoi articoliSe «la strada per Menfi e Tebe passa da Torino», così scriveva a inizio Ottocento Jean-Francois Champollion per riassumere l’importanza della collezione egizia torinese all’indomani della sua visita alla collezione Drovetti nella capitale sabauda, oggi, 4 maggio 2026, a 202 anni di distanza, la strada passa ancora dai piedi delle Alpi con la creazione di ME-Scripta, centro di ricerca del Museo Egizio di Torino dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto e dei suoi supporti (papiri, ostraca e legature copte). Un patrimonio ricchissimo e variegato, che abbraccia un lungo periodo cronologico, composto da circa mille papiri (tra interi e ricomposti) e 30mila frammenti, redatti in sette tipi di scrittura e in otto lingue, che il Museo Egizio ha deciso di studiare, restaurare, digitalizzare e valorizzare.
L’iniziativa è resa possibile grazie al generoso e lungimirante contributo della Fondazione Crt (circa 3 milioni di euro) che Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, tiene a sottolineare come un’occasione davvero unica: «È la prima volta che ci viene concesso un finanziamento così importante per la sola ricerca», mentre il direttore Christian Greco spiega che si tratta di «una vera e propria rivoluzione copernicana» nel campo del patrimonio culturale, aggiungendo che il sogno della compianta professoressa Carla Barbati, giurista e studiosa, attenta alla ricerca e all’innovazione, è così divenuto realtà.
Studiare le fonti scritte, elaborare edizioni critiche rendendole accessibili alla comunità scientifica e condividerle con la collettività, unitamente a formare le nuove generazioni sono alcuni degli obiettivi del progetto della durata (per ora) decennale che si dipana sul doppio filo della storia e della cultura, della tecnologia e della ricerca, con lo sguardo rivolto alla multidisciplinarietà e alla internazionalizzazione. Sono previste infatti partnership accademiche e istituzionali come quella con l’Università degli Studi di Torino e l’Institut Français d’Archéologie Orientale (Ifao) del Cairo.
Anima e corpo del progetto è l’egittologa tedesca Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica dell’Egizio dal 2017, che ai documenti scritti del Museo ha dedicato anni e anni di meticolose e accurate ricerche e che avrà al suo fianco due curatori, tre collaboratori, un’apprendista e un data manager perché alla filologia e alla papirologia vanno affiancate analisi multispettrali e informatica, quell’innovazione digitale di cui oggi non si può più fare a meno. «Stiamo assistendo a un mondo che sta trascurando gli studi umanistici, dice Gianluca Cuniberti, prorettore dell’Università degli Studi di Torino. Noi andiamo in controtendenza, sviluppiamo questo tipo di ricerca che in altri luoghi sta venendo meno». Ci sono lingue che potrebbero sparire da un momento all’altro e pertanto ci vogliono studiosi che abbiano le competenze per mantenerle vive.
Il legame tra Museo e Università è sempre stato ed è tuttora fondamentale. A ribadirlo è la presidente Fondazione Crt Anna Maria Poggi, ricordando Silvio Curto, storico direttore dell’Egizio dal 1964 al 1984, all’epoca professore universitario. Oggi questo legame va recuperato in una forma differente ed è possibile grazie anche al partenariato pubblico-privato. «Con la nascita del centro ME-Scripta segniamo un passo significativo per la città e per il Paese: un polo di eccellenza nella ricerca scientifica e nello studio di un patrimonio di valore inestimabile, reso possibile da una collaborazione pubblico-privata ormai consolidata tra Museo Egizio e Fondazione Crt, afferma Poggi. Un progetto con una visione pluriennale e sul quale saranno investite risorse significative. Un investimento strategico che mira anche a rafforzare il ruolo di Torino come punto di riferimento internazionale per l’innovazione culturale e la ricerca, ambiti su cui siamo da sempre fortemente impegnati».
ME-Scripta richiederà l’impiego di ricercatori postdoc, restauratori e informatici anche grazie a Summer school internazionali, tirocini e workshop (le stime dicono che in 9 anni oltre 150 professionisti accederanno a programmi di formazione). Dunque, ricerca e innovazione accompagneranno i tre filoni di ricerca del progetto di Töpfer per far luce sui molteplici aspetti dell’economia dell’Antico Egitto: dai papiri con testi fiscali, economici e letterari del III-II secolo a.C., preziosi per la storia amministrativa dell’Egitto tolemaico, e l’edizione critica di circa 25 manoscritti in demotico, ancora inediti provenienti da Gebelein, agli ostraca (pietre e cocci di ceramica) come quelli in demotico da Pathyris (Gebelein), indispensabili per la mobilità sociale e i sistemi fiscali del II secolo a.C., e i 560 frammenti in ieratico dal villaggio di Deir el-Medina nella Valle dei Re (oggetti di restauro e di un’edizione sistematica), al restauro e allo studio di 17 legature copte, in cuoio, papiro e cartonnage (VII e VIII secolo), sotto la lente delle tecnologie avanzate (spettroscopia FT-IR, microtomografia a raggi X, imaging 3D e tecnica RTI), che restituiranno i volumi originari e il contesto monastico di provenienza (progetto RE-BIND). Ne scaturirà un’immensa mole di dati che andrà ad alimentare l’attuale database del Museo che sarà integrato entro il 2034 in una più estesa piattaforma digitale, la prima al mondo dedicata in modo sistematico alla scrittura egizia lungo tremila anni di storia.
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