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Nicolas Ballario e Maurizio Cattelan in Piazza Duomo. Photo Alberto ZanettI

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Nicolas Ballario e Maurizio Cattelan in Piazza Duomo. Photo Alberto ZanettI

Milano, ore 7, chez Cattelan e Ballario: il baratto dell’assurdo inaugura la settimana del design

Il 20 aprile alle ore 7:00, Piazza Duomo a Milano diventa il teatro di un’azione pubblica ideata da Maurizio Cattelan e Nicolas Ballario: una colazione collettiva, aperta a tutti, che inaugura la Design Week 2026. Il dispositivo è semplice: portare un oggetto buffo e metterlo in circolazione attraverso il baratto. Con il supporto di Lavazza, l’evento trasforma il consumo quotidiano in gesto relazionale, attivando una riflessione sul valore, sulla partecipazione e sulla costruzione di comunità temporanee.

Ginevra Borromeo

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Alle 7 del mattino, in un orario che precede la saturazione mediatica e commerciale della settimana del design, Piazza Duomo viene riattivata come spazio di sperimentazione. “La colazione con Maurizio Cattelan e Nicolas Ballario” si presenta come un evento artistico a tutti gli effetti. Il format è essenziale: una colazione offerta da Lavazza e la richiesta, rivolta ai partecipanti, di portare con sé un oggetto buffo. L’oggetto diventa unità minima di scambio, attivatore di relazioni, elemento di narrazione. Il baratto, pratica arcaica e oggi residuale nelle economie avanzate, viene qui reintrodotto come gesto simbolico che sospende temporaneamente la logica monetaria.

L’operazione si inserisce in una linea coerente del lavoro di Cattelan, dove il registro ironico e l’apparente leggerezza funzionano come strumenti per interrogare le strutture sociali. In questo caso, il focus si sposta sul valore: cosa rende un oggetto desiderabile, scambiabile, significativo? E cosa accade quando il criterio non è economico ma relazionale, arbitrario, persino ludico?

Piazza Duomo è il centro simbolico della città, spazio di rappresentanza istituzionale e turistica, ma anche nodo di attraversamento quotidiano. Trasformarlo in una piattaforma di scambio informale significa intervenire direttamente sul rapporto tra pubblico e privato, tra evento e cittadinanza. L’azione non si limita a occupare uno spazio: lo risemantizza. Nel contesto della Design Week, sempre più articolata tra installazioni, attivazioni di brand e strategie di visibilità urbana, questo intervento introduce un elemento di frizione. Riduce la scala, anticipa i tempi, sottrae centralità all’oggetto progettuale per spostarla sul comportamento. Il design, in questa prospettiva, non è prodotto ma coreografia sociale.

L’apertura a “tutti” non è solo dichiarativa. L’assenza di filtri – inviti, accrediti, ticket – ridefinisce il perimetro del pubblico, includendo una platea eterogenea che raramente coincide con quella delle fiere o degli eventi istituzionali. In questo senso, l’evento agisce come dispositivo di accesso e come test sulla capacità della città di accogliere forme spontanee di aggregazione. L’avvio della Design Week 2026 passa così da un gesto minimo: bere un caffè, portare un oggetto, scambiarlo. Un’azione elementare che, nella sua semplicità, mette in tensione alcune delle dinamiche centrali del sistema contemporaneo e restituisce alla città una funzione attiva, non solo scenografica.

Ginevra Borromeo, 07 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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