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Martin Kippenberger nel suo ufficio a Kippenbergers, Berlino, 1979. In primo piano una pila dalla serie «Uno di voi, un tedesco in Firenze», 1976-77

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Martin Kippenberger nel suo ufficio a Kippenbergers, Berlino, 1979. In primo piano una pila dalla serie «Uno di voi, un tedesco in Firenze», 1976-77

Napoli celebra Martin Kippenberger e i 40 anni della Galerie Gisela Capitain

Fondata a Colonia nel 1986, la galleria ripercorre quattro decenni di scoperte e dialoghi artistici internazionali

Arianna Scinardo

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Dal 21 marzo al 29 maggio, la Galerie Gisela Capitain celebra il suo 40mo anniversario a Napoli con la nona edizione di «Zweigstelle Capitain IX». Nella prestigiosa cornice di Palazzo Degas, gli spazi del C.A.S.A. (Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo) ospiteranno un doppio appuntamento espositivo: «Martin Kippenberger. Per Pasta ad Astra» e «40 Years Galerie Gisela Capitain».

C’è un filo sottile, fatto di pasta, tovaglie a quadri, ironia e nostalgia, che unisce la Germania al Mediterraneo, un senso di appartenenza che l’Italia dei primi anni ’70 ha saputo generare in artisti internazionali. Questo filo, teso da Martin Kippenberger (1953-97) lungo tutta la sua carriera, trova oggi un nuovo respiro a Napoli. Il titolo della mostra, «Per Pasta ad Astra», gioca con il celebre motto latino «per aspera ad astra», una via per l’assoluto ricercata dall’artista tedesco attraverso i piaceri quotidiani.

Parte centrale dell’esposizione è la sua prima produzione italiana, sviluppata a Firenze durante la scoperta del grande pantheon artistico: Donatello, Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Si tratta di «Uno di voi, un tedesco in Firenze» (1976-77), un corpus di 83 dipinti che non ritraggono la Firenze monumentale degli Uffizi, ma quella delle lanterne, delle vetrine e dei passanti. Queste opere, concepite per essere impilate fino a raggiungere l’altezza fisica dell’artista stesso, rappresentavano l’incarnazione della Italiensehnsucht, quella viscerale ossessione tedesca per la dolce vita italiana, reinterpretata però con uno sguardo critico e ironico. Il percorso espositivo prosegue con opere iconiche come «Sozialkistentransporter» (1989), una gondola veneziana che trasporta un carico immaginario di pasta sociale vista come simbolo di familiarità e costanza. In mostra anche i celebri «Tablecloth paintings»: quadri realizzati su tovaglie a quadri che richiamano l’atmosfera delle osterie di quartiere. In queste tele emerge la sua straordinaria capacità di mescolare umorismo e critica sociale, abbattendo definitivamente i confini tra lo spazio dell’arte e quello della vita.

La mostra di Kippenberger non è solo un omaggio a un genio prematuramente scomparso, ma rappresenta il cuore pulsante dei festeggiamenti per i quarant’anni della Galerie Gisela Capitain. Fondata a Colonia nel 1986, la galleria ripercorre la propria storia attraverso «40 Years Galerie Gisela Capitain», un archivio vivo di pubblicazioni, vinili e materiali rari che testimoniano quattro decenni di scoperte e dialoghi artistici internazionali.

Napoli, con la sua stratificazione storica e la sua energia, appare come il palcoscenico ideale per questo ritorno. Dopo le grandi retrospettive al MoMA di New York e alla Tate Modern di Londra, l’opera di Kippenberger torna finalmente nel luogo dove tutto è cominciato: l’Italia.

Martin Kippenberger, «Sozialkistentransporter. Transporter for Social Boxes», 1989. Foto Simon Vogel. © Estate of Martin Kippenberger, Galerie Gisela Capitain, Cologne

Arianna Scinardo, 11 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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