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Il rendering del Centre for Contemporary Art, progettato dallo Studio KO

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Il rendering del Centre for Contemporary Art, progettato dallo Studio KO

Nel cuore della capitale dell’Uzbekistan un nuovo centro d’arte tra avanguardia e tradizione

Apre il 21 marzo a Tashkent il il CCA, Centre for Contemporary Art, una piattaforma dinamica e interdisciplinare votata alla produzione culturale e allo scambio creativo per proiettare il Paese sulla scena internazionale

Micaela Zucconi

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Ultimi ritocchi prima dell’inaugurazione per il CCA, Centre for Contemporary Art, sostenuto dalla Art and Culture Development Foundation (Acdf) dell’Uzbekistan, che in questi anni sta cambiando il volto culturale della Repubblica Uzbeka con iniziative in patria (tra le ultimissime la Biennale di Bukhara, mentre è in costruzione il nuovo Museo Nazionale, a firma di Tadao Ando) e all’estero. Per esempio con le partecipazioni alle Biennali di Arte e Architettura di Venezia, con mostre a Parigi, Venezia e Firenze, che hanno portato in primo piano lo straordinario patrimonio storico, artistico e architettonico di questa ex repubblica sovietica. 

Il CCA è il primo centro permanente per l’arte contemporanea della regione centroasiatica. Una piattaforma dinamica e interdisciplinare votata alla produzione culturale e allo scambio creativo per proiettare l’Uzbekistan sulla scena internazionale, ma anche un motore di opportunità nel settore culturale per le future generazioni in un Paese in cui oltre il 60 per cento della popolazione ha meno di 30 anni e l’economia è una delle più dinamiche dell’Asia Centrale. «Il CCA è la realizzazione di una visione a lungo termine per porre l'Uzbekistan al centro di un dialogo culturale globale. Avrà un ruolo di ricerca e sperimentazione, ma sarà anche un luogo di ispirazione, aperto alla comunità. Investire in infrastrutture dedicate alla cultura significa, per la prima volta, costruire un'economia creativa», spiega Gayane Umerova, fondatrice e presidente dell’Acdf, che ha fortemente voluto questo centro. 

Tra le attività del museo, oltre a esposizioni e programmi pubblici, sono previste residenze d’artista (ospitate in padiglioni vicino all’edificio principale), borse di studio e stage in collaborazione con la London Architectural Association. Un vero e proprio punto di riferimento culturale per professionisti e comuni cittadini. L’incarico di direttrice artistica e curatrice è affidato a Sara Raza, curatrice e autrice pluripremiata, di caratura internazionale (ha coperto posizioni curatoriali, tra gli altri, al Guggenheim  Museum di New York e alla Tate Modern di Londra), specializzata in arte globale e culture visive da prospettive postcoloniali e postsovietiche. Suo il saggio Punk Orientalism: The Art of Rebellion (Black Dog Press, Londra 2022), che esplora spazi, luoghi e artisti delle regioni ex sovietiche dell’Asia Centrale e del Caucaso. «Unire arte, cultura e comunità è la nostra missione. Un ruolo attivo per supportare l’arte e gli artisti uzbeki qui e all’estero, ma anche per portare esposizioni internazionali a Tashkent», dice. 

Il giorno prescelto per l’inaugurazione ha anche un valore simbolico: il 21 marzo coincide con il Navruz, la festa più importante dell’anno (già capodanno persiano), che celebra la rinascita della natura. Significativo anche il titolo della mostra inaugurale, «Hikmah» (saggezza in uzbeko), nella quale si esplorano temi legati all’intuizione, all’intelligenza e alla sapienza divina, con opere commissionate per l’occasione ad artisti che con le loro nazionalità di appartenenza già preannunciano la globalità di intenti della curatrice, come il saudita Muhannad Shono, il giamaicano-americano Nari Ward, l’uzbeko Shokhrukh Rakhimov e il francese, svedese, giordano e palestinese Tarik Kiswanson. La rassegna include anche prestiti dal Solomon R. Guggenheim Museum (con i lavori della sudcoreana Kimsooja, del libanese Ali Cherri e di Nadia Kaabi-Linke, nata a Tunisi e residente a Berlino, famosa per i suoi «tappeti volanti») e dal Museo Savitsky di Nukus (opere degli artisti uzbeki e charakalpaki Vladimir Pan, Daribay Saipov e Bakhtiyar Saipov). 

Le opere si integrano con il programma artistico quinquennale del museo e sono in dialogo con il contesto architettonico del CCA, nato da un deposito di tram e stazione diesel del 1912. L’edificio è stato trasformato con un restauro di sapore filologico dallo Studio KO, con sede a Parigi, fondato dagli architetti Karl Fournier e Olivier Marty, noti per la loro capacità di intervenire su strutture d’epoca, preservandone le caratteristiche in un approccio rispettoso di linee e materiali originari, in questo caso i tipici mattoni. «Abbiamo lavorato sul concetto di coabitazione tra passato e presente, sul ritmo e la fluidità degli spazi aggiungendo poesia a quello che sarà un teatro di incontri», specifica Olivier Marty. Gli spazi, a ingresso libero, sono completati da una biblioteca, aree per workshop e un caffè. Alla prossima 61ma Biennale d’Arte Internazionale di Venezia, a Palazzo Franchetti, il CCA presenterà la personale dell’artista, scrittore e filosofo contemporaneo uzbeko Vyacheslav Akhunov, dal titolo «Instruments of the Mind», a cura di Sara Raza. Dipinti, disegni, video e installazioni che riflettono i suoi 50 anni di attività, con alcuni lavori mai esposti in precedenza. Per settembre invece, è annunciata la mostra «The Centre for Cosmic Energy», a cura di Zelfira Tregulova, degli artisti di origine ucraina e naturalizzati americani Ilya ed Emilia Kabakov

Micaela Zucconi, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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