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Cyrus Naji
Leggi i suoi articoliLa categoria storicamente sottovalutata della pittura modernista del Bangladesh sta guadagnando terreno nelle aste mondiali, partendo da un più ampio boom dell’arte sud asiatica. Una crescita evidente nelle vendite di arte moderna e contemporanea dell’Asia meridionale il mese scorso da Christie’s e Sotheby’s a New York, dove le opere del XX secolo di artisti del Bangladesh hanno costantemente superato le stime. I prezzi più alti sono stati raggiunti per le opere di Zainul Abedin. Da Christie’s il 19 marzo, un suo dipinto a olio del 1969 raffigurante le tradizionali barche da pesca della baia del Bengala, è stato venduto per 119.700 $ contro una stima di 60.000-80.000 $. Da Sotheby’s il 17 marzo, uno dei suoi schizzi a inchiostro ha raggiunto 69.850 $, quasi dieci volte la sua stima massima di 7.000 $, parte della serie «Santal», raffigura uno dei suoi soggetti ricorrenti: una coppia indigena del Bengala orientale. Un dipinto a olio della stessa serie era stato venduto da Sotheby’s nel maggio 2024 per 380.000 $. Negli ultimi due anni, sette opere di Abedin sono state vendute all’asta per cifre a cinque zeri, con il record raggiunto da Sotheby’s per un’opera su carta in bianco e nero del 1970 venduta a 516.000 sterline nel settembre 2024, il prezzo più alto mai raggiunto da un artista bengalese all’asta. Abedin si è formato a Calcutta, nell’era coloniale, dove ha raggiunto la fama per le sue raffigurazioni della carestia del Bengala del 1943. Dopo la divisione dell’India nel 1947 è emigrato a Dhaka, dove ha co-fondato la prima scuola d’arte nel Pakistan orientale (attuale Bangladesh), che ha sfornato generazioni di importanti artisti sud asiatici.

Zainul Abdein, Untitled (Fishing Boats), © Christie’s
Abedin è la figura centrale nello sviluppo dell’arte bengalese. Ha elaborato uno stile nuovo che trae ispirazione sia dall’arte contemporanea di Calcutta, sia dall’arte popolare bengalese, sia dal modernismo occidentale, pur rimanendo radicato nella comunità e nella cultura materiale di quello che oggi è il Bangladesh. Oltre a quelle di Abedin, le vendite di New York includevano opere dei suoi contemporanei Kamrul Hasan e Sheikh Mohammed Sultan, e anche del suo allievo, il pittore astratto e incisore Mohammad Kibria, una cui tela del 1967 proposta da Sotheby’s ha raggiunto i 44.000 $ contro una stima massima di 24.000 $. Kibria ha studiato in Giappone e ha portato nel suo lavoro una precisione minimalista che ne sottende l’apparente semplicità. Hasan e Sultan erano entrambi artisti estremamente prolifici, le cui opere sono mal rappresentate sul mercato internazionale; gli esempi recenti all’asta sono stati decisamente mediocri, sebbene abbiano comunque raggiunto prezzi elevati. Due opere di Hasan sono state offerte da Christie’s, nessuna delle due ha raggiunto più di 7.000 $. Sebbene la metà del XX secolo sia stata caratterizzata da un’esplosione di creatività nell’Art Institute di Dhaka, l’arte del Bangladesh è poco conosciuta al di fuori del Paese. Gli artisti del Bangladesh sono stati plasmati dalle stesse forze delle loro controparti indiane e pakistane e hanno portato al loro lavoro lo stesso grado di originalità. Tuttavia l’arte del Bangladesh ha ricevuto poca attenzione nel circuito artistico internazionale, con alcuni dei suoi artisti più noti, come Safiuddin Ahmed, mai passati all’asta. Secondo il collezionista Durjoy Rahman di Dhaka è un problema di familiarità: «Non puoi comprare ciò che non conosci. Non c’è mai stata una mostra di arte bengalese davvero forte in un’istituzione in Occidente, e ci sono pochissime pubblicazioni sull’argomento in inglese».
L’incapacità del Bangladesh di promuovere il suo patrimonio artistico è esemplificata da centinaia dei suoi migliori dipinti che giacciono invisibili nei depositi governativi a Dhaka, vittime di decenni di disfunzione e corruzione. E il capitale del Bangladesh deve ancora irrompere sul mercato internazionale dell’arte. Gran parte dell’arte che chiamiamo bengalese è stata creata durante un periodo in cui il Bangladesh faceva parte del Pakistan; di conseguenza, molte belle opere sono rimaste in collezioni private a Lahore e Karachi dopo l’indipendenza del Bangladesh nel 1971, separate dalla comunità di artisti e intellettuali che le avevano prodotte. Queste opere sono state raramente esposte o pubblicate. Due successivi record d’asta successivi di Abedin sono stati ottenuti per dipinti provenienti da vecchie collezioni pakistane. Stiamo assistendo a una bolla o alla creazione di un nuovo mercato? Rahman ritiene che i prezzi di Abedin siano ancora «nulla in confronto ad altri artisti sud asiatici e al suo contributo storico-artistico». Ma resta da vedere se il successo internazionale di Abedin nelle aste si estenderà ad altri artisti bengalesi, i cui prezzi locali sono rimasti costantemente alti in Bangladesh, grazie alla crescita dell’élite benestante del Paese. Nel frattempo a Dhaka e Karachi, molti dei capolavori inediti del modernismo bengalese di metà secolo, rimangono, per ora, fuori dal mercato.