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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliCento anni fa Luigi Pandolfini fondava la prima casa d’aste italiana che, dagli anni Cinquanta, ha sede nel nobile Palazzo Ramirez-Montalvo, nel cuore di Firenze, a cui si aggiungono gli avamposti di Roma e di Milano. Oggi diretta dal nipote del fondatore Pietro De Bernardi, Pandolfini ha lanciato, allo scopo di celebrare questo primo centenario, un calendario di iniziative culminate nella presentazione del libro Un secolo d’incanto. I cento anni di Pandolfini e il collezionismo italiano (Silvana Editoriale) con testi di Marco Riccòmini e fotografie di Massimo Listri.
«Luigi Pandolfini nel 1924 fondò quella che all’epoca si chiamava Galleria Pandolfini». Diede quindi vita a una realtà attualmente strutturata in 21 dipartimenti, che seguono le evoluzioni del gusto e del mercato. «I settori trainanti non sono più quelli degli anni ’30-40, precisa De Bernardi, perché i volumi di fatturato sono oggi costituiti a livello internazionale principalmente dal settore del lusso. Noi però continuiamo a curare imperterriti anche quelli tradizionali come i quadri antichi e di fine ’800, i mobili, gli arredi, un po’ snobbati negli ultimi 10 anni dalle case d’aste internazionali».
Una lunga storia, quella di Pandolfini, contraddistinta da aste memorabili. «Negli anni ’80 ci fu l’importantissima vendita degli arredi di Palazzo Strozzi Sacrati in seguito a una successione contestata, prosegue De Bernardi. Mio nonno mi raccontò di un incasso di oltre 4 miliardi di lire, per l’epoca enorme (equivalenti oggi a circa 4,2 milioni di euro, Ndr). Negli ultimi anni abbiamo comunque continuato ad accrescere molto il nostro giro d’affari e due aste rimangono esemplificative. La prima è stata quella del 2014 per i nostri novant’anni, quando inventammo il format “Capolavori da collezioni italiane” con 25 lotti tutti corredati dal permesso di libera circolazione, le migliori opere selezionate da ogni dipartimento. In quell’occasione ottenemmo cifre molto importanti. Lo testimonia il vaso cinese della dinastia Qing che venne aggiudicato per 7 milioni e ci lanciò, oltre che nel mondo dell’antiquariato, in quello dell’arte orientale. La seconda è stata nel 2019, “Tesori ritrovati”, dedicata a Impressionisti e arte moderna. Cinquanta lotti hanno fatturato 12,5 milioni di euro, in Italia l’asta forse più importante degli ultimi 50 anni».
Fiore all’occhiello del centenario è poi la pubblicazione del libro. «Con Marco Riccòmini abbiamo cercato di focalizzare sì la storia di Pandolfini, ma soprattutto il collezionismo italiano degli ultimi cent’anni, descrivendo alcune delle raccolte più importanti formate a Firenze dagli anni Trenta a oggi. Il volume affronta quindi un argomento finora mai trattato in modo sistematico, tanto che sarà venduto in libreria», conclude De Bernardi.
Elena Franzoia
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