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Park Chan-wook, in silenzio ad Arles

A Lee Ufan Arles la prima esposizione europea delle fotografie del cineasta sudcoreano. Un corpus di immagini silenziose e sospese che rivela il lato più contemplativo del suo sguardo

Rosalba Cignetti

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Vendette, thriller e dilemmi morali: il cinema di Park Chan-wook è costruito sul movimento e sulla tensione narrativa. Le sue fotografie, invece, nascono dal silenzio. Sono immagini immobili, sospese, «respiri» sottratti al ritmo frenetico dei set. È questo volto inedito del regista sudcoreano che Lee Ufan Arles presenta con «Park Chan-wook, On a Quiet Morning», la prima mostra europea dedicata alla sua produzione fotografica. In programma dal 6 luglio al 4 ottobre negli spazi di Lee Ufan Arles, la rassegna si inserisce nel calendario estivo delle Rencontres d’Arles e nelle celebrazioni per i 140 anni delle relazioni diplomatiche tra Francia e Corea. Curata da Valérie Duponchelle, l’esposizione rivela una pratica parallela che il regista coltiva da anni lontano dalle cineprese. Il Park Chan-wook fotografo appare quasi come il contrario del cineasta perfezionista, autore di storyboard minuziosi e di film caratterizzati da una rigorosa costruzione visiva. 

Le immagini nascono senza un progetto prestabilito: un dettaglio della natura che ricorda un corpo umano, un animale incontrato per caso, un frammento di paesaggio capace di sorprendere o divertire. Sono istantanee che trasformano l’osservazione in contemplazione e che, nelle parole di Lee Ufan Arles, costituiscono «i fotogrammi fissi» delle sue riflessioni. L’esposizione arriva in un momento particolarmente significativo per il regista sudcoreano, tra le figure centrali della Korean New Wave e presidente della giuria del Festival di Cannes. Autore di film come «Oldboy», «Lady Vengeance», «The Handmaiden» e «Decision to Leave», Park Chan-wook ha costruito un linguaggio cinematografico riconoscibile per l’eleganza formale e la riflessione sui meccanismi del desiderio e della violenza. La mostra di Arles mette in luce come la radice di quello sguardo risieda anche in una pratica più intima e meditativa: il gesto di fermarsi e osservare il mondo quando, come recita il titolo, tutto è ancora quieto. Nella stessa sede in mostra anche «Soli-Sombre» di Pooya Abbasian, il progetto vincitore del Lee Ufan Arles x Guerlain Art & Environnement Prize, dedicato ai temi dell’arte e dell’ambiente.

Rosalba Cignetti, 30 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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Park Chan-wook, in silenzio ad Arles | Rosalba Cignetti

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