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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliAd Ascoli Piceno, nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica, tra i dipinti di Carlo Crivelli, Tiziano, Guido Reni e Giuseppe Pellizza da Volpedo, fino al 25 aprile il pubblico ha potuto assistere alla nascita lenta di un’opera monumentale.
Omar Galliani ha trasferito temporaneamente il proprio atelier dentro il museo per realizzare dal vivo «L’Eco della Sibilla», un grande trittico a matita nera che insieme ai disegni preparatori è destinato a entrare, una volta conclusi i restauri, nel percorso del cinquecentesco Palazzo Saladini Pilastri, acquistato dal Comune nel 2022, oggi al centro di un più ampio progetto di rigenerazione urbana e culturale della città. La realizzazione del trittico nasce da un progetto finanziato dalla Regione Marche e promosso dal Comune di Ascoli Piceno, per trasformare il lavoro dell’artista in un processo aperto alla città.
Oltre quattrocento persone — studenti, cittadini, appassionati — hanno preso parte alle masterclass organizzate nei primi mesi del 2026, entrando nel laboratorio dell’artista dove hanno partecipato a momenti di osservazione e dialogo sul disegno, la costruzione dell’immagine e il gesto. Nato a Montecchio Emilia nel 1954, Galliani è da oltre quarant’anni uno dei protagonisti più riconoscibili del disegno contemporaneo italiano. La sua opera ha sempre mantenuto il disegno come nucleo centrale della ricerca: grandi tavole a grafite, volti sospesi, corpi attraversati da simbologie arcaiche, immagini dove la tradizione rinascimentale italiana entra continuamente in dialogo con riferimenti orientali, memoria classica e sensibilità contemporanea. Ad Ascoli questo linguaggio incontra un territorio profondamente stratificato di mito e storia. «L’Eco della Sibilla» nasce da una riflessione sulla figura della Sibilla Appenninica, presenza leggendaria legata ai Monti Sibillini e alla tradizione profetica dell’Appennino centrale. Le leggende medievali la descrivono come una profetessa che vive all’interno di una grotta sul Monte Sibilla, circondata da un regno sotterraneo e misterioso, meta nei secoli di viaggiatori, cavalieri e racconti popolari. Tra fonti letterarie, tradizioni orali e stratificazioni simboliche, è una delle presenze più enigmatiche dell’Appennino centrale. Il grande trittico, realizzato a matita nera su tavola di pioppo e articolato in tre pannelli per una dimensione complessiva di tre metri per sei, sviluppa attorno alla Sibilla l’intero sistema simbolico dell’artista: serpenti, coppe, fuoco, segni che emergono lentamente dalla superficie del legno come apparizioni. La grafite non è usata come semplice strumento preparatorio, ma come materia autonoma, capace di costruire profondità, luce e stratificazione.
Le superfici si saturano lentamente attraverso migliaia di passaggi, cancellature, velature. Assistere alla nascita dell’opera dentro la Pinacoteca ha significato entrare dentro il tempo stesso del disegno, lontano dalla velocità dell’immagine contemporanea.
Galliani aveva già lavorato ad Ascoli Piceno nel 2023 con la mostra «L’eco della Sibilla» al Palazzo dei Capitani, dedicata alla figura della Sibilla Appenninica e ai territori segnati dal sisma del 2016. Il nuovo trittico riprende e amplia quella riflessione, riaffermando il disegno come una pratica ancora viva, aperta e contemporanea. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Galliani ha esposto in musei e istituzioni internazionali, partecipando più volte alla Biennale di Venezia e costruendo una ricerca che attraversa disegno, memoria iconografica e tradizione figurativa italiana. Tra gli anni Settanta e Ottanta Galliani è stato tra gli artisti che hanno riportato il disegno a una dimensione autonoma e centrale nella pratica contemporanea, connettendo tradizione italiana, simbologia e ricerca sul corpo e sull’immagine, costruendo una ricerca profondamente legata alla tradizione figurativa italiana e ai temi della memoria, del mito e dell’identità.
Omar Galliani al lavoro, Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica. Foto Atelier Galliani
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