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Cyprien Gaillard

Foto Max Paul. Courtesy the artist, Spruth Magers e Gladstone Gallery

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Cyprien Gaillard

Foto Max Paul. Courtesy the artist, Spruth Magers e Gladstone Gallery

Per Cyprien Gaillard Milano è un archivio instabile: la mostra all’Osservatorio Fondazione Prada

In programma nell’autunno 2026, l’esposizione esplora la progressiva erosione dello spazio pubblico e la trasformazione della cultura in strumento di gestione e controllo

Riccardo Deni

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Fondazione Prada non è mai stata un'istituzione che si limitava al ruolo di spazio espositivo, ma ha sempre mirato a costruire al suo interno un ambiente critico, un campo di tensioni, superficie sensibile su cui leggere le fratture del presente. Ed è su questa identità che ogni anno delinea la propria programmazione, pensandola non come una somma di eventi ma come un laboratorio di pratiche artistiche eterogenee, dunque capaci di intercettare istanze sociali differenti e di restiture, moltiplicati, altrettanti spunti di riflessione.

Dentro questa cornice si inseriesce la collaborazione con Cyprien Gaillard - in programma, a Milano, da dicembre 2026 a luglio 2027. Da anni Gaillard, attraverso una vasta gamma di mezzi espressivi, tra cui film, video, fotografia e installazioni, lavora su ciò che resta: rovine contemporanee, architetture sospese tra monumentalità e abbandono, tracce urbane segnate da processi di controllo, privatizzazione e messa in sicurezza. Il suo sguardo non è archeologico in senso nostalgico, ma analitico e perturbante. Osserva la città come un corpo stratificato, in cui la storia non si deposita ordinatamente, ma riaffiora sotto forma di frattura, attrito, collisione.

Concepita per lo spazio dell’Osservatorio, situato all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II, la mostra nasce da un confronto diretto con uno dei luoghi simbolo della modernità milanese. La Galleria, cuore pulsante della città borghese e spettacolare del secondo Novecento, diventa qui un dispositivo critico. Non sfondo neutro, ma materia viva con cui entrare in dialogo. Gaillard affronta il patrimonio storico e architettonico come campo di forze, segnato dalla tensione costante tra conservazione e speculazione, tra immagine e uso, tra memoria e sfruttamento.

Al centro del progetto c’è la progressiva scomparsa dello spazio pubblico, eroso non solo fisicamente ma anche simbolicamente, e la trasformazione della cultura in strumento di decontestualizzazione e controllo. Nella pratica di Gaillard, queste dinamiche emergono attraverso frammenti, immagini e situazioni che non si chiudono mai in una narrazione univoca. Il tessuto urbano affiora come un archivio involontario, composto dalle tracce lasciate da chi lo attraversa e lo abita, ma anche dalle politiche che lo regolano e lo neutralizzano.

La poetica dell’artista si muove così in un equilibrio instabile tra attrazione e distacco. Le architetture, i monumenti, i resti che popolano il suo lavoro non sono mai celebrati né condannati apertamente. Sono osservati nel momento in cui perdono funzione, quando il loro significato si incrina e lascia emergere nuove possibilità di lettura.  Il progetto di Gaillard ribadisce così una visione dell’arte come strumento di interrogazione piuttosto che di risposta, che espone le ambiguità del presente per migliorare lo spazio comune. Un'ambizione perfettamente in linea nel più ampio disegno di Fondazione Prada.

Riccardo Deni, 21 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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