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Bacco appoggiato a un satiro, 130-150 d.C., Firenze, Galleria degli Uffizi

Courtesy della Galleria degli Uffizi

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Bacco appoggiato a un satiro, 130-150 d.C., Firenze, Galleria degli Uffizi

Courtesy della Galleria degli Uffizi

Per evocare il mito di Bacco, a Vinitaly sei opere d’arte dagli Uffizi e da Palazzo Pitti

All’interno del percorso che vuole mettere in luce la viticoltura italiana figurano il gruppo statuario di Bacco e Satiro, quello di Bacco e Ampelo, la Ninfa con pantera e le statue di Bacco e di Hora dal primo, e una statua di Bacco di epoca romana 

Gianfranco Ferroni

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A Vinitaly sono visibili sei statue sul mito di Bacco provenienti da Palazzo Pitti e Uffizi. Le opere sono giunte a Verona grazie al contributo di Generali Italia. Dagli Uffizi, il gruppo statuario di Bacco e Satiro, quello di Bacco e Ampelo, la Ninfa con pantera e le statue di Bacco e di Hora. Da Palazzo Pitti, una statua di Bacco di epoca romana. Tutte queste opere sono inserite in un percorso espositivo che vuole mettere in luce la viticoltura italiana, «dal Nebbiolo del Piemonte al Primitivo della Puglia, dal Nero d'Avola di Sicilia al Friulano del Friuli passando per i vitigni caratteristici delle regioni del Centro Italia come Sagrantino per l'Umbria e il Montepulciano per l’Abruzzo», e altri ancora. «Il Ministero della Cultura ha portato al Vinitaly sei capolavori in marmo che provengono dalle collezioni Medicee di Palazzo Pitti e delle Gallerie degli Uffizi, rappresentazione del filo conduttore che dall'antico conduce al contemporaneo fino  al grande ecosistema dei prodotti italiani. Perché non si può pensare che la catena del valore del vino e delle grandi produzioni italiane possa essere promossa nel mondo senza agire coralmente, con il contributo di Istituzioni, imprenditoria, società. Questo evento ne è la dimostrazione», ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel corso del suo intervento all’inaugurazione del Vinitaly 2026 (12-15 aprile).

Non mancano attività all'esterno dello spazio espositivo, da un’idea del direttore artistico Giuliano Peparini e realizzata da Inda. I performer della Peparini Academy racconteranno l’identità del vino e inviteranno i visitatori a entrare nello spazio espositivo dove appunto sarà possibile scoprire i capolavori artistici e i grandi vitigni italiani caratteristici dei territori. Un’esperienza in cui arte, cultura e natura dialogano tra loro. Per Peparini, «lo spettacolo crea un dialogo tra tradizione e contemporaneità ispirandosi a grandi opere del repertorio europeo di autori come Francesco Redi, Euripide e Claudio Monteverdi, mettendo in luce una visione poetica, sensoriale e sacra del vino, inteso come fonte di gioia, trasformazione e legame collettivo. Attraverso una scrittura scenica immersiva, viene presentato come simbolo vivo di identità, memoria e condivisione, capace di raccontare storie intime e collettive. Affermiamo che il vino, oltre alla sua dimensione economica, resta un potente simbolo di cultura e vita». Le performance vedono come interpreti giovani talenti che «la collaborazione tra fondazione Inda e Peparini ha voluto valorizzare dando ai giovani artisti l’opportunità di esibirsi davanti a un pubblico internazionale. La fondazione tiene alla crescita dei giovani come custodi della memoria e promotori di cultura», sottolinea Francesco Italia, presidente di Fondazione Inda.

Gianfranco Ferroni, 13 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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