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Andy Warhol, Sixteen Jackies. Venduta per 16,2 milioni di dollari

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Andy Warhol, Sixteen Jackies. Venduta per 16,2 milioni di dollari

Phillips, il bilancio di metà 2026 dice mezzo milione di fatturato

Se Andy Warhol guida simbolicamente il primo semestre di vendite, il solo comparto dell'alta orologeria ha generato quasi la metà dell'intero volume d'affari della maison

Camilla Sordi

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La sensazione che il 2026 fosse un anno positivo per il comparto delle aste era chiara, tanto da essere qualcosa più di un sentimento. Ma ora che arrivano i primi bilanci ufficiali, ogni dubbio è fugato. La prima maison a esporsi è Phillips, che ha chiuso il primo semestre con un volume d’affari complessivo di 507 milioni di dollari derivanti dalle sole vendite all'incanto, siglando un balzo in avanti del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A trainare quella che si attesta come una delle migliori stagioni degli ultimi anni per la maison sono stati due fattori chiave: un mercato dell'orologeria da record e una solida ascesa della domanda per i lotti di altissimo valore.

La strategia della casa d’aste sembra aver premiato la qualità rispetto alla quantità, con un valore medio dei singoli lotti schizzato del 55% su base annua. Nonostante l'innalzamento dei prezzi, il mercato ha risposto con fermezza, garantendo una percentuale di successo del 90% in termini di lotti venduti. La risposta è apparsa ancora più eloquente durante gli incanti serali, quelli di punta, dove si è toccato un tasso di aggiudicazione del 94%. A testimonianza dell'accesa competizione in sala, l'indice che rapporta il prezzo di martello alle stime minime iniziali ha raggiunto in questi mesi il 165%. Più di una volta e mezzo la valutazione.

Il comparto dell'alta orologeria ha quasi dominato il fatturato complessivo, generando ben 235,5 milioni di dollari, ossia quasi la metà dell'intero volume d'affari primaverile di Phillips. L'incanto di Ginevra è passato alla storia come l'asta di orologi di maggior successo mai registrata a livello globale, mentre le sessioni di New York e Hong Kong hanno stabilito nuovi primati storici per le rispettive aree geografiche. Il profondo rinnovamento interno della casa d’aste, guidato dall'amministratore delegato Martin Wilson, ha saputo capitalizzare su lotti di provenienza eccellente e su una partecipazione sempre più globale.

L'exploit si inserisce in un contesto macroeconomico globale in cui i collezionisti si stanno dimostrando decisamente più selettivi rispetto al passato. Come evidenziato anche dalle recenti sessioni dei concorrenti diretti Sotheby’s e Christie’s, i compratori sono disposti a darsi battaglia e a spendere cifre vertiginose solo per capolavori di qualità museale, mostrando invece molta freddezza verso le opere minori o di livello ordinario.

Tra i grandi catalizzatori della primavera firmata Phillips si distinguono quindi alcune prestigiose collezioni private. La raccolta dell'ambasciatore John L. Loeb Jr. ha fruttato ben 18 milioni di dollari, mentre i beni provenienti dall'eredità di Tina Hills hanno finora incassato 14,2 milioni di dollari attraverso diverse categorie merceologiche, con ulteriori lotti destinati a finire sotto il martelletto entro la fine dell'anno.

Ad aggiudicarsi la palma di opera d'arte più costosa della stagione è stata la celebre tela Sixteen Jackies di Andy Warhol, passata di mano per 16,2 milioni di dollari durante la serata newyorkese dedicata all'arte moderna e contemporanea. Sul fronte degli orologi, i riflettori si sono accesi sul Chronomètre à Résonance Souscription No. 007 di F.P. Journe, volato a 13,9 milioni di dollari a New York, e su una rarissima referenza 2499 di Patek Philippe, che a Hong Kong ha trovato un compratore per 80,4 milioni di dollari locali, equivalenti a circa 10,3 milioni di dollari americani.

L'analisi dei dati demografici dei compratori rivela infine un ricambio generazionale in piena accelerazione. I nuovi collezionisti che si sono affacciati per la prima volta da Phillips hanno rappresentato il 40% degli acquirenti totali, registrando una crescita rispetto al 36 per cento dell'anno precedente. Tra questi, la quota di offerenti e compratori appartenenti alle generazioni dei Millennials e della Gen Z è salita a un terzo dell'interno bacino di utenza, superando il 25 per cento registrato nello stesso periodo del 2025. Una metamorfosi che viaggia di pari passo con la digitalizzazione, con quasi il 70% dei lotti aggiudicato tramite le piattaforme online, un dato in netta crescita rispetto al 62% registrato nella primavera del 2025.

Camilla Sordi, 08 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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