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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliUn drammatico incendio ha segnato l’inizio del 2026 ad Amsterdam: nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio un vasto rogo ha avvolto la Vondelkerk, storico edificio neogotico situato su Vondelstraat, progettato da Pierre Cuypers (1827–1921).
Nel panorama dell’architettura europea del XIX secolo, Pierre Cuypers occupa una posizione singolare: fu il massimo interprete del neogotico nei Paesi Bassi e riuscì anche a trasformare un linguaggio storicista in uno strumento di costruzione dell’identità nazionale moderna. Pittore, architetto, teorico e imprenditore culturale, Cuypers fu al tempo stesso uomo di fede e progettista di edifici civili destinati a diventare simboli laici dello Stato olandese. Nato a Roermond, nel Limburgo (regione storicamente cattolica) Cuypers si formò in un contesto periferico rispetto ai grandi centri culturali, ma proprio questa marginalità alimentò la sua visione. In un Paese a maggioranza protestante, il gotico medievale divenne per lui non solo un riferimento estetico, ma un linguaggio politico e spirituale: l’architettura come affermazione di una tradizione cattolica rimossa dalla storia ufficiale dopo la Riforma. Il suo neogotico non fu mai nostalgico. Cuypers credeva che il Medioevo dovesse essere reinterpretato come sistema di valori: comunità, artigianato, armonia tra funzione e simbolo.
Influenzato dalle teorie di Eugène Viollet-le-Duc, Cuypers concepiva l’architettura come una Gesamtkunstwerk: un’opera totale in cui edificio, arredi, decorazioni, vetrate e sculture fossero progettati in modo unitario. Per questo motivo fondò laboratori artigianali e collaborò stabilmente con scultori, pittori e maestri vetrai. Le sue chiese come la Vondelkerk ad Amsterdam, ora andata in fumo, o la Cattedrale di Roermond, sono caratterizzate da questi elementi: uso strutturale del mattone, attenzione alla luce come elemento teologico e decorazione integrata alla funzione architettonica Il vero paradosso della carriera di Cuypers è che l’architetto del neogotico cattolico divenne anche il progettista degli edifici simbolo della nazione laica olandese. Con il Rijksmuseum di Amsterdam (1876–1885), Cuypers riuscì in un’impresa senza precedenti: fondere gotico e Rinascimento olandese in un edificio che fosse al tempo stesso museo, monumento e manifesto identitario. L’edificio fu inizialmente criticato per il suo carattere “troppo cattolico”, ma con il tempo è diventato uno dei simboli più riconoscibili del Paese. Pochi anni dopo, la Stazione Centrale di Amsterdam (1881–1889) completò questa transizione: un edificio infrastrutturale, moderno, ma ancora intriso di simbolismo storico. Per Cuypers, anche la mobilità e il progresso industriale meritavano una veste architettonica dotata di dignità monumentale.
Ciò che distingue Cuypers da molti architetti storicisti del suo tempo è la dimensione etica del suo lavoro. L’architettura non era per lui solo forma, ma educazione visiva e morale. Ogni dettaglio doveva contribuire a un ordine leggibile e condiviso. Questa visione lo rese una figura centrale anche nel dibattito sulla conservazione del patrimonio: Cuypers fu tra i primi nei Paesi Bassi a occuparsi seriamente di restauro, anticipando una sensibilità moderna verso la tutela degli edifici storici. Alla sua morte, nel 1921, Cuypers lasciava un Paese profondamente segnato dalla sua opera. Il neogotico, a lungo considerato un linguaggio “minore” o superato, è oggi riconosciuto come una componente essenziale del paesaggio urbano olandese.
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