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«Prequel» organizzata da Studioli nello Spazio Supernova di Roma

© Eleonora Cerri Pecorella

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«Prequel» organizzata da Studioli nello Spazio Supernova di Roma

© Eleonora Cerri Pecorella

Prequel: a Roma le radici culturali e familiari di una generazione di artisti contemporanei

Studioli porta nello Spazio Supernova le origini della creatività contemporanea attraverso le opere dei genitori di artisti, ricostruendo un archivio affettivo e culturale legato a una scena romana alternativa e poco visibile. Non è un’operazione nostalgica, ma una riflessione sulla genealogia delle idee, sulle influenze e sulle relazioni che hanno formato un’intera generazione artistica

Silvia Macchetto

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Nel linguaggio del cinema, il prequel racconta ciò che è venuto prima: le origini, i traumi fondativi, le energie che hanno reso possibile tutto il resto. È questa la grammatica che Valerie Giampietro e Alessandro Cicoria, artisti e fondatori di Studioli, il progetto curatoriale nato nel 2015 in un labirinto di garçonnière anni Settanta tra il Tevere e Ponte Milvio, applicano alla loro ultima mostra, ospitata nello Spazio Supernova a Roma. 

È un archivio affettivo e generazionale. Non nostalgia: genealogia. La differenza è sottile ma decisiva: la nostalgia guarda indietro per rimpiangere, la genealogia guarda indietro per capire da dove viene la visione. E la visione, in questo caso, è quella di una generazione di artisti, designer, poeti e registi romani e non solo, protagonisti e testimoni dell’ambiente culturale degli ultimi cinquant’anni. La Roma non è quella delle narrazioni ufficiali, è una città che ha prodotto cultura per sottrazione: locali che non esistono più, film girati in borgata con attori non professionisti, musica sperimentale, poesie filmate mentre recitate dagli amici. Una scena laterale, spesso invisibile, che ha generato però uno degli ecosistemi culturali più fertili e liberi d’Europa. 

«Prequel» (fino al 26 aprile) è una mostra su quella fertilità. Immagini, suoni, disegni, sculture, film, oggetti e dipinti realizzati dai genitori di artisti e amici storici dell’orbita Studioli. I figli non espongono. Sono un tramite.  È una mostra prima di loro, un archivio affettivo e generazionale.

Sulle due vetrine dello spazio in Piazza Santa Maria in Trastevere i ritratti di due bambini: Antonine e Nicolas Peduzzi, fotografie private della madre, la fotografa francese Pénélope Chauvelot, che aveva coperto Vietnam, Cambogia, Libano e Siria per l’agenzia Sygma, scattati durante gli anni in cui la famiglia viveva a Villa Medici a Roma, dove il marito Richard Peduzzi era direttore. Scenografo, che con Patrice Chéreau ha riscritto le regole della scenografia europea, porta in mostra suoi modellini scenografici, architetture in miniatura per Wagner e Koltès. Antonine è fashion e interior designer. Nicolas è regista.

Albergo Intergalattico Spaziale, manifesto su carta è memoria di una piccola istituzione della contro-cultura romana e del duo fondato nel 1976 da Mino Di Martino e Terra Di Benedetto, lui chitarrista nei Giganti, poi nel Telaio Magnetico con Franco Battiato, lei attrice e performer. È Mino che ha chiamato sua figlia, l’artista Rä di Martino, come Sun Ra: certi nomi bisogna guadagnarseli.

Il progetto per la locandina di «Non contate su di noi», unico film da regista di Sergio Nuti (padre dell’artista Lulù) montatore di cinema che ha lavorato con Bellocchio, Amelio e Giordana racconta del primo film italiano di finzione sulla tossicodipendenza: anni prima di «Amore tossico» e di «Trainspotting». Firmato nel 1978 e girato con Mario Ferrari nella periferia romana di Primavalle, con attori non professionisti, vinse il Nastro d’Argento.

Elia Quagliola. © Studioli

La serie di dipinti «Kevin Kostner» del 1990 di Leandra Maccari, nipote di Mino Maccari e madre del curatore Luca Lo Pinto, sono un omaggio a Hollywood che entra nelle case romane e diventa pittura, desiderio, ossessione tranquilla. Nicola Giampietro, ingegnere, dipinge ossessivamente da sempre piccoli studi olio su tavola, padre di Valerie Giampietro e del compositore Vittorio Giampietro, rimandano a nature morte e scenari metafisici.

Paola Igliori, poetessa, scrittrice, editrice, e madre del fotografo Filippo Chia, figura di connessione tra la Roma degli anni Ottanta e la New York di Basquiat, Cy Twombly e Louise Bourgeois, presenta il documentario su Harry Smith, personaggio mistico della controcultura americana.  Di Sandro Chia un corpus rarissimo e privato di fotografie ai sali d'argento lontanissimo dalla pittura della Transavanguardia con cui è stato consacrato al mondo.

Due nature morte e il ritratto del cane Zen di Maria Teresa D’Eredità, madre di Neela e dell’artista Davide Quayola, dialogano con «Metropolis Berlin» (1989) e «Carnegie Hall» (1992), video presentati su due monitor del padre Elia Quagliola, creativo, designer e figura di riferimento del mondo della moda. Sua anche la tuta da sci Q Reflex disegnata negli anni Settanta che riproduce una tuta dell’aeronautica militare degli anni Quaranta.

Andrea Nelli, padre dell’artista Caterina Nelli, 20 anni fa invitò i figli dei suoi amici a recitare le sue poesie di fronte a una videocamera: «Tardoumano [Vero Frascati]» del 2003 è il titolo di materiali assemblati con un montaggio associativo del regista Carlo Lavagna che pesca dalla cronaca e dalla vita. Il titolo viene dal vino, il vero Frascati quello buono dei Castelli, quello degli anni Settanta. Anima punk, forma poetica.

Francesco Pecoraro, scrittore, poeta e architetto romano tra i più lucidi e intransigenti della sua generazione, disegna con pastello e inchiostro su carta con la stessa discrezione con cui ha sempre abitato la scena. Padre dell’artista visivo Nicola Pecoraro.

Del pittore romano Maximo Cosentini, in mostra un gruppo di poesie brevi 1998-2008 tratte dai suoi diari. Sono pensieri molto profondi e personali selezionati dalla figlia Cristina e che parlano di vita e legami familiari. Come il baule colmo di Diari che Gelasio Gaetani ha accumulato negli anni: pagine scritte per sé, collage, pensieri, vita vissuta e dediche alla figlia designer Iacobella. O il tavolo display di Maurizio Morellini, architetto romano, artista e artigiano che ha plasmato negli anni legno, bronzo, gesso e argento trasformandoli in oggetti, mobili e sculture, dove convivono oggetti di vita e di affezione insieme a un piccolo autoritratto di Mino Maccari.  Le pitture ad olio dell’americano Charles Masson sono dedicate al figlio. l’artista Charlie. La serie di centrini con silhouette simboliche ricamati da Piera d’Ottavio negli anni Ottanta sono il regalo di battesimo per il figlio Alessandro Cicoria.

In una città in cui le genealogie si tramandano per prossimità e affinità elettiva più che per sistema, questa mostra è un atto necessario: memoria. Quella memoria che non hai vissuto ma che riconosci ugualmente, perché la storia non appartiene solo a chi c’era.

Sergio Nuti. © Studioli

Silvia Macchetto, 15 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Prequel: a Roma le radici culturali e familiari di una generazione di artisti contemporanei | Silvia Macchetto

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