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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliIl mercato dell’arte è un sistema complesso fatto di fiere, mostre, musei, gallerie, archivi, collezionisti, advisor, case d’asta e istituzioni. Le opere non circolano soltanto come oggetti economici, ma come nodi di una rete culturale internazionale. In tale contesto, il modello di co-investimento in arte oltre ad essere una modalità di partecipazione patrimoniale, diventa anche un punto di accesso consapevole a questo ecosistema. In questo ambito si collocano anche operatori specializzati come Matis, società che struttura operazioni di co-investimento in opere iconiche del Novecento.
Tra gli appuntamenti che scandiscono il calendario globale del mercato d’arte, Art Basel occupa un ruolo centrale. Nata nel 1970, la fiera svizzera - oggi declinata anche a Miami Beach, Hong Kong e Parigi - rappresenta uno dei principali luoghi di incontro tra gallerie di primo piano, istituzioni, collezionisti e professionisti del settore e diventa un osservatorio privilegiato delle dinamiche del mercato, delle tendenze curatoriali e della direzione culturale del sistema dell’arte.
Secondo i dati riportati negli ultimi report di settore, una parte significativa del valore globale del mercato si concentra proprio nelle grandi fiere internazionali, dove le opere più rilevanti vengono presentate a una platea selezionata di operatori e collezionisti.
Oltre ad Art Basel, esistono altri appuntamenti imprescindibili. Frieze (a Londra, New York, e Los Angeles), TEFAF (Maastricht e New York) e, in Italia, MiArt e Arte Fiera. Questi eventi sono occasioni in cui si definiscono reputazioni, si consolidano relazioni e si costruiscono percorsi collezionistici. L’accesso a queste fiere avviene su più livelli. Esiste la dimensione pubblica, aperta a visitatori e appassionati, e una dimensione più riservata - preview, viewing privati, incontri con galleristi - che si attiva attraverso relazioni consolidate nel tempo.
Miart 2025
Società di co-investimento come Matis si inseriscono nella catena di valore del mercato dell’arte. Infatti, quando un’opera entra in un club deal, ovvero un gruppo di investimento condiviso, non viene isolata dal contesto in cui si muove, ma continua a far parte del circuito internazionale di relazioni che definisce il mercato: fiere, esposizioni, dialoghi con gallerie e collezionisti. La sua visibilità resta legata al sistema che ne sostiene il valore culturale.
Per gli investitori che partecipano ai club deal, questo significa poter osservare da vicino il funzionamento di tale ecosistema. Accompagnati dal team, gli investitori hanno accesso a strumenti di interpretazione: analisi delle dinamiche di mercato, confronto tra opere analoghe, dialogo con operatori attivi nei principali circuiti. Le fiere internazionali, le preview riservate, le mostre museali diventano occasioni per leggere il mercato dall’interno, comprendendo come si costruisce la reputazione di un artista e come si consolida la domanda nel tempo.
Per esempio, in un contesto come MiArt, dove il mercato italiano dialoga con le capitali internazionali, questa prospettiva assume particolare rilevanza, dove l’arte del Novecento e del secondo dopoguerra continua a occupare una posizione centrale nei grandi appuntamenti globali, confermando la forza degli artisti storicizzati nel determinare le traiettorie del mercato.
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