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Courtesy of Christie's

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Sei mesi da record per le aste:+71% rispetto al 2026 e il mercato torna sopra i 6,6 miliardi di dollari

Le vendite di Christie's, Sotheby's e Phillips raggiungono 6,68 miliardi di dollari nei primi sei mesi del 2026 (+71%). A trainare la crescita sono le grandi collezioni e i capolavori museali, mentre il mercato si mostra più selettivo verso il contemporaneo emergente. New York consolida la leadership globale, Londra raddoppia i risultati e il canale online rafforza il proprio ruolo nei segmenti di fascia media. I numeri snocciolati da Deloitte

Amanita Iervolino

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Il mercato internazionale delle aste inaugura il 2026 con un deciso cambio di passo. Nel primo semestre dell'anno Christie's, Sotheby's e Phillips hanno realizzato un fatturato complessivo di 6,68 miliardi di dollari, segnando una crescita del 71% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un'accelerazione che non deriva tanto dall'aumento del numero delle vendite, cresciute di appena il 10,3%, quanto dalla capacità delle principali case d'asta di concentrare sul mercato opere di qualità museale e collezioni di eccezionale rilevanza.

Il dato più significativo riguarda infatti il valore medio delle aste live, che sfiora 1,03 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto allo scorso anno (+96,5%). Ancora più eloquente è il livello raggiunto dai cinque migliori lotti del semestre, con una media superiore ai 105 milioni di dollari ciascuno. La crescita conferma una tendenza ormai evidente: dopo alcuni anni caratterizzati da maggiore volatilità, il mercato secondario premia sempre più la qualità certificata, la provenienza e la rarità delle opere.

La Fine Art torna al centro del mercato

È il comparto della Fine Art a sostenere gran parte dell'espansione. Con 4,78 miliardi di dollari, rappresenta oltre il 71% del fatturato complessivo e registra un incremento dell'85,3% rispetto al primo semestre dello scorso anno. In appena sei mesi ha già raggiunto oltre tre quarti dell'intero volume d'affari realizzato nel 2025. All'interno del segmento, continua a dominare il Post-War e Contemporary, responsabile di quasi tre quarti del fatturato della Fine Art (+79,3%). Ancora più marcata risulta però la crescita del comparto Pre-War, che più che raddoppia (+157,4%), segnalando un rinnovato interesse per l'arte moderna storicizzata.

Gli Old Masters, pur rappresentando una quota più contenuta del mercato (4,7%), mantengono una sostanziale stabilità (+5,7%). Il comparto continua tuttavia a presentare un tasso di invenduto relativamente elevato, pari al 26%, confermando come il collezionismo di arte antica richieda oggi cataloghi particolarmente selettivi e opere di assoluta qualità.

Meno spazio alla speculazione

Uno degli aspetti più interessanti emersi nel semestre riguarda il progressivo ridimensionamento della componente più speculativa del mercato. Tra le principali aggiudicazioni dell'anno risultano infatti quasi assenti gli artisti contemporanei più giovani che avevano caratterizzato la stagione delle grandi rivalutazioni tra il 2020 e il 2022. Il capitale torna invece a concentrarsi su autori consolidati, opere iconiche e collezioni con solide provenienze. Il messaggio appare chiaro: in una fase economica ancora caratterizzata da incertezza geopolitica e finanziaria, il mercato privilegia beni culturali percepiti come asset stabili piuttosto che operazioni ad alto rischio.

Due mercati sempre più distinti Parallelamente emerge una netta specializzazione tra aste tradizionali e piattaforme digitali. Le aste live rimangono il luogo privilegiato per i grandi capolavori, con valori medi dei lotti che nelle principali vendite oscillano tra 2,8 e 39,4 milioni di dollari, spesso alimentati da importanti single-owner collections. L'online, invece, consolida il proprio ruolo come mercato di fascia media, con un valore medio per lotto di circa 21.500 dollari. A trainare questa crescita sono soprattutto il design (+44,3%) e le antichità (+39,9%), mentre fotografia e vini registrano un rallentamento dopo le forti performance del 2025.

Anche i cosiddetti Passion Assets -gioielli, orologi, design, antiquariato e altri beni da collezione- crescono complessivamente del 34,8%, raggiungendo 1,67 miliardi di dollari. Nel comparto il digitale assume un peso sempre maggiore: il fatturato online aumenta del 93,6%, mentre le aste live dedicate a queste categorie registrano una lieve flessione. Il risultato è un ecosistema sempre più segmentato, dove i due canali non competono ma rispondono a pubblici differenti.

New York resta il centro del mercato globale

Dal punto di vista geografico, la leadership mondiale continua a appartenere a New York, che concentra oltre la metà del mercato globale con 3,49 miliardi di dollari e una quota del 51,4%. La sorpresa del semestre è rappresentata da Londra, che mette a segno una crescita del 150,4%, raggiungendo 1,41 miliardi di dollari e tornando a occupare una posizione centrale nelle strategie delle principali case d'asta. L'Europa continentale cresce in maniera più moderata, con Parigi, Ginevra e Milano tutte in territorio positivo. Milano, pur rappresentando ancora una quota ridotta del mercato internazionale, registra un incremento del 22,8%, sostenuto soprattutto dalle vendite di arte moderna, contemporanea e antiquariato.

In Asia continua invece il consolidamento di Hong Kong, che supera i 650 milioni di dollari, mentre emergono nuovi poli come Riyadh e Singapore, segnali dell'espansione del collezionismo nell'area mediorientale e asiatica. Accanto alle geografie tradizionali si afferma inoltre un nuovo "territorio" del mercato: l'online, che con 562 milioni di dollari rappresenta ormai oltre l'8% del fatturato complessivo delle tre major.

Un mercato più selettivo e strutturalmente più solido

Il semestre sembra indicare una fase di maggiore maturità del mercato secondario. Le principali vendite hanno registrato tassi di invenduto estremamente contenuti -in sette delle dieci aste più importanti oscillano tra lo 0 e il 4%- segno di una forte capacità delle case d'asta nel costruire cataloghi altamente selezionati e coerenti con la domanda internazionale. Anche le strategie delle tre major convergono nella stessa direzione. Sotheby's cresce del 73,1%, Christie's del 72,7% e Phillips del 50,5%, grazie a una politica che combina grandi collezioni, opere iconiche e sviluppo delle piattaforme digitali dedicate alle fasce di mercato inferiori.

Amanita Iervolino, 10 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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