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Uno spazio di attraversamento e pensiero critico, crocevia in cui geografie instabili e memorie stratificate si intrecciano generando nuove traiettorie culturali
- Arianna Scinardo
- 27 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Still da «Waiting for the Barbarians», 2013, di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige
Copyright degli artisti
Shifting Crossroads: il Mediterraneo come soglia tra Beirut e l’Italia
Uno spazio di attraversamento e pensiero critico, crocevia in cui geografie instabili e memorie stratificate si intrecciano generando nuove traiettorie culturali
- Arianna Scinardo
- 27 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliDal 23 marzo, la Saikalis Bay Foundation presenta al Circolo di Milano la collettiva «Shifting Crossroads | Beirut Contemporary» (fino al 3 luglio), un progetto espositivo che trasforma la capitale libanese in una lente attraverso cui osservare l’instabilità storica e la mutevolezza dei confini. In questo dialogo vivo tra Libano e Italia, la mostra si configura come una soglia: una frattura generatrice da cui immaginare futuri possibili.
L’esposizione muove da un assunto radicale: Beirut non è un oggetto da rappresentare, ma un «punto di pressione». È la città-palinsesto per eccellenza, dove la storia non si solidifica in un’eredità lineare, ma si manifesta attraverso cicli di distruzione e ricostruzioni postbelliche. Gli artisti selezionati non cercano la riparazione del trauma; al contrario, scelgono di abitare l’instabilità.
Il progetto riunisce le visioni di Catherine Cattaruzza, Simone Fattal, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Mona Hatoum, Lamia Joreige, Omar Mismar, Rabih Mroué, Stéphanie Saadé, Soraya Salwan Hammoud e Akram Zaatari. Tra archivi danneggiati, terreni precari e disgiunzioni temporali, le opere esposte non inseguono armonie forzate, ma restano fedeli alla discontinuità. La frattura cessa di essere un fallimento da sanare per diventare un gesto di attenzione e uno spazio di riflessione.
Il percorso espositivo rivela un dialogo costante con le faglie temporali che hanno definito il Levante: dalla «Berytus» romana e le scuole pre-bizantine, i legami rinascimentali con la Repubblica di Venezia e la corte dei Medici, fino alle cicatrici geopolitiche del Trattato Sykes-Picot e del mandato francese. In questo contesto, la memoria e la politica restano questioni aperte, gli artisti trattano il passato come un materiale vivo da trasformare in nuove forme di solidarietà e connessione.
Attraverso il linguaggio degli artisti, il Mediterraneo viene evocato, come sottolineato da Ibrahim Nehme, direttore del Beirut Art Center, come un mare di attraversamenti. La mostra invita così a un esercizio di ascolto più che di sguardo, riconoscendo nei frammenti artistici una dimensione che supera lo spazio geografico.
La Fondazione, nata dalla visione di Nicole Saikalis e Matteo Bay, conferma la propria vocazione di spazio relazionale e cosmopolita, unendo idealmente Beirut, Parigi, Londra e Milano. «Shifting Crossroads| Beirut Contemporary» ribadisce il ruolo del Mediterraneo come tessuto connettivo e motore di un pensiero critico globale.