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St. Moritz 1928 Winter OG, Ski jumping, K90 individual (70m) Men - Ernst FEUZ (SUI). © 1928 / International Olympic Committee (IOC)

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St. Moritz 1928 Winter OG, Ski jumping, K90 individual (70m) Men - Ernst FEUZ (SUI). © 1928 / International Olympic Committee (IOC)

Sport e immaginario alpino: una mostra legge la montagna come luogo di limite, desiderio e cambiamento

A Teglio, il Museo nazionale Palazzo Besta presenta una mostra che intreccia sport, paesaggio e trasformazioni sociali delle Alpi, all’interno dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Un progetto storico e culturale che usa lo sport come lente per leggere un secolo di cambiamenti territoriali e simbolici.

Lavinia Trivulzio

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Martedì 27 gennaio apre al Museo nazionale Palazzo Besta di Teglio la mostra «VETTE. Storie di sport e montagne», progetto espositivo a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi che indaga il rapporto tra pratica sportiva, ambiente alpino e costruzione dell’immaginario collettivo. Inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, la mostra sceglie una prospettiva storica e sociale, evitando la celebrazione dell’evento sportivo per concentrarsi sulle trasformazioni che lo sport ha prodotto nei territori di montagna.

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi interni ed esterni del palazzo rinascimentale e propone una lettura stratificata della montagna come luogo di limite, desiderio e cambiamento. Attraverso manifesti, fotografie, materiali d’archivio, attrezzature sportive e opere contemporanee, «VETTE» racconta come le pratiche sportive abbiano inciso sul paesaggio naturale, sull’organizzazione delle comunità alpine e sulla loro rappresentazione visiva, in particolare nel corso del Novecento.

Un primo nucleo, allestito al piano terra e negli spazi ipogei, ripercorre la storia dei Giochi Olimpici invernali, da Chamonix 1924 fino a Milano Cortina 2026, grazie a prestiti del Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino, del Museo nazionale Collezione Salce e della Olympic Foundation for Culture and Heritage, insieme a materiali provenienti da collezioni private. Qui lo sport emerge come fenomeno culturale globale, capace di influenzare linguaggi visivi, modelli economici e immaginari condivisi.

Al primo piano, una selezione di manifesti pubblicitari del primo Novecento fino agli anni Sessanta documenta la nascita dell’immaginario alpino moderno. La montagna si afferma come destinazione turistica e sportiva attraverso una comunicazione visiva che lega natura, salute, tempo libero e progresso. In questo contesto, il manifesto si rivela uno strumento centrale nella costruzione di una nuova idea di paesaggio, mediata dalla grafica e dalla cultura di massa.

Il Salone d’Onore ospita un ulteriore livello di lettura, dedicato all’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna. Dai primi sci norvegesi alle tecnologie contemporanee, la mostra intreccia la storia degli oggetti sportivi con una narrazione al femminile che attraversa l’intero progetto. Le vicende delle pioniere degli sport invernali e delle atlete olimpiche e paralimpiche sono accostate alle esperienze quotidiane delle donne delle comunità alpine, restituendo un racconto di trasformazione sociale, autonomia e visibilità. Accanto alla dimensione storica, «VETTE» introduce una riflessione sul presente e sul futuro delle montagne. Installazioni e interventi di arte contemporanea, tra cui il progetto site-specific nel giardino e le opere di Luca Conca e Vincenzo Martegani, affrontano il tema del paesaggio alpino come spazio fragile, attraversato da tensioni tra sviluppo, turismo e sostenibilità ambientale. In questo senso, la montagna appare come laboratorio di cambiamento, dove memoria e visione si confrontano continuamente.

Nel complesso, la mostra propone una lettura della montagna come organismo culturale complesso, modellato dall’azione umana e carico di significati simbolici. «VETTE. Storie di sport e montagne» utilizza lo sport come chiave interpretativa per rileggere un secolo di storia alpina, offrendo uno sguardo critico sul modo in cui territorio, corpo e immaginario si sono reciprocamente trasformati.

Lavinia Trivulzio, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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