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Leoncillo with his dog in his studio in Rome_1960s_Courtesy Fondazione Leoncillo, Roma

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Leoncillo with his dog in his studio in Rome_1960s_Courtesy Fondazione Leoncillo, Roma

Thaddaeus Ropac punta su Leoncillo: «il primo obiettivo è consolidare il posizionamento istituzionale dell'artista a livello internazionale»

La galleria Thaddaeus Ropac annuncia la rappresentanza della Fondazione Leoncillo e inaugurerà a settembre 2026 una mostra nella sede di Milano. L'accordo segna un passaggio importante nella riscoperta internazionale di uno dei maggiori scultori italiani del dopoguerra e conferma il crescente interesse del mercato globale per i maestri storici italiani.

Lavinia Trivulzio

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C'è un elemento che accomuna molte delle più importanti riletture del Novecento italiano degli ultimi anni: la volontà di riportare al centro figure che hanno inciso profondamente sulla storia dell'arte ma che non hanno ancora raggiunto una piena valorizzazione internazionale. In questa prospettiva si inserisce l'annuncio della collaborazione tra la galleria Thaddaeus Ropac e la neonata Fondazione Leoncillo, destinata a rappresentare uno dei passaggi più significativi nel processo di riscoperta del grande scultore umbro.

La prima tappa del progetto sarà una mostra prevista per settembre 2026 nella sede milanese della galleria, che inaugurerà una collaborazione destinata ad ampliare la ricerca, la visibilità e la presenza internazionale dell'opera di Leoncillo Leonardi (1915-1968), figura centrale della scultura italiana del dopoguerra. L'operazione arriva in un momento particolarmente favorevole per la rilettura dei maestri italiani del XX secolo. Negli ultimi anni artisti come Leonor Fini, Carol Rama, Salvo, Carla Accardi, Dadamaino e Fabio Mauri hanno conosciuto una crescente attenzione da parte di istituzioni, gallerie e collezionisti internazionali. Ora sembra essere il turno di Leoncillo, autore che ha trasformato radicalmente il linguaggio della ceramica, portandolo ben oltre la tradizione decorativa e artigianale.

La sua ricerca si sviluppa infatti attorno a una riflessione radicale sulla materia. L'argilla non viene concepita come semplice materiale da modellare, ma come organismo vivo, capace di registrare tensioni, ferite, trasformazioni. Una concezione che avvicina il suo lavoro alle grandi ricerche esistenziali del secondo dopoguerra europeo. Partito da una figurazione influenzata dalla tradizione barocca e dalla Scuola Romana, Leoncillo compie una svolta decisiva dopo la Seconda guerra mondiale. Le sue opere diventano progressivamente più libere, drammatiche e sperimentali. La superficie si lacera, si apre, si frantuma. Il gesto assume una dimensione fisica e quasi performativa. "Tagliare l'argilla con un filo metallico significa compiere un gesto decisivo, crudele e liberatorio", affermava l'artista. Una dichiarazione che sintetizza efficacemente il carattere della sua ricerca, costruita attorno all'idea di una materia in continua trasformazione. Nel corso della sua carriera Leoncillo partecipò a sei edizioni della Biennale di Venezia tra il 1948 e il 1968, ottenendo un riconoscimento critico che lo colloca tra i protagonisti della ricostruzione artistica italiana del dopoguerra. Le sue opere sono state successivamente esposte in istituzioni come il Centre Pompidou di Parigi, il Museo Reina Sofía di Madrid, il Guggenheim Museum di New York, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e Palazzo Strozzi. Nonostante questa presenza istituzionale, la sua figura è rimasta per lungo tempo meno visibile rispetto ad altri protagonisti della scultura italiana del Novecento. Da qui l'importanza dell'accordo con Ropac, una delle gallerie più influenti del sistema internazionale, con sedi tra Londra, Parigi, Salisburgo, Seoul e Milano.

L'operazione assume inoltre un significato particolare per la sede milanese della galleria. Dopo le mostre dedicate a protagonisti storici del Novecento e della contemporaneità internazionale, l'attenzione verso Leoncillo conferma la volontà di costruire un dialogo sempre più serrato tra la scena globale e alcuni dei capitoli più significativi dell'arte italiana. La nascita della Fondazione Leoncillo rappresenta un ulteriore tassello di questo percorso. L'obiettivo dichiarato è tutelare il patrimonio dell'artista, promuovere nuove ricerche e sviluppare collaborazioni con musei, università e istituzioni internazionali.

Abbiamo chiesto alla direttrice della sede milanese di Ropac, Elena Bonanno di Linguaglossa, un commento.

Definiamo l'importanza che riveste Leoncillo nella storia dell'arte del secolo scorso.

Leoncillo occupa un ruolo di assoluto rilievo nella storia dell'arte italiana del Novecento. La sua importanza è ampiamente riconosciuta dalla critica e dagli storici dell'arte: partecipò per ben cinque volte alla Biennale di Venezia ed è considerato uno dei grandi scultori del XX secolo italiano. La sua opera ha segnato profondamente l'evoluzione del linguaggio artistico del Novecento. Lo stesso Cesare Brandi definì il Ritratto di Mary una delle sculture più importanti del secolo. Attivo tra le due guerre, Leoncillo contribuì, insieme a Lucio Fontana, a ridefinire il linguaggio della scultura, attraversando esperienze che vanno dal cubismo all'informale, anche come risposta alle profonde ferite lasciate dal secondo dopoguerra. Per queste ragioni, come Ropac, abbiamo ritenuto doveroso riconoscergli il posizionamento e la rilevanza che gli spettano nel panorama artistico internazionale, in linea anche con quanto dichiarato da Bernard Stern.

Ci racconta quali progetti intendete realizzare per valorizzare e promuovere lui e la sua opera.

Come facciamo per tutti gli Estate che rappresentiamo, il nostro primo obiettivo è consolidare il posizionamento istituzionale dell'artista a livello internazionale, offrendo a Leoncillo una piattaforma e una visibilità globale all'altezza della sua importanza storica e artistica. La sua opera è stata oggetto dell'attenzione e degli studi di alcuni tra i più autorevoli critici e storici dell'arte, da Enrico Crispolti a Nico Spadoni, fino a Germano Celant, che si era avvicinato con grande interesse al suo lavoro. A questo si aggiunge il sostegno di Bernard Blistene, con il quale ho avuto modo di confrontarmi circa un anno fa e che si è mostrato particolarmente entusiasta del progetto che intendiamo sviluppare insieme alla Fondazione e alla famiglia dell'artista. Il nostro intento è promuovere e valorizzare ulteriormente l'eredità di Leoncillo attraverso iniziative e collaborazioni capaci di rafforzarne la presenza e il riconoscimento nel panorama artistico internazionale.

Leoncillo Amanti antichi , 1965 Engobed terracotta 80 x 180 x 40 cm (32 x 71 x 16 in) © Fondazione Leoncillo, Roma. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery

Leoncillo Taglio rosso , 1964 Glazed and engobed terracotta 82 x 50 x 20 cm (32.3 x 20 x 8 in) © Fondazione Leoncillo, Roma. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery

Lavinia Trivulzio, 18 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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