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Cecilia Paccagnella
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Dal 2012 Audemars Piguet Contemporary, ramo dell’azienda svizzera specializzata nella produzione di orologi, promuove l’arte contemporanea commissionando opere ad artisti come Andreas Angelidakis, Meriem Bennani, Aleksandra Domanović, Cao Fei, Petrit Halilaj & Álvaro Urbano, Thomás Saraceno e Sun Xun.
All’elenco si aggiunge ora Adrián Villar Rojas (Rosario, Argentina, 1980) con «Untitled (From the Series The Language of the Enemy)», cocommissionata dall’Aspen Art Museum. La scultura, svelata il 12 novembre a Le Brassus (città in cui fu fondata Audemars Piguet 150 anni fa), rimarrà tra le montagne svizzere del Giura, nella Vallée de Joux, fino a quando volerà oltreoceano per partecipare, la prossima estate, alla mostra dedicata all’artista nel museo del Colorado.
Da un teschio di triceratopo a grandezza naturale emerge una figura umana: è la Venere di Lespugue, una statuetta preistorica in avorio, risalente a circa 25mila anni fa, scoperta nel 1922 vicino a Lespugue, in Francia. Oggi conservata al Musée de l’Homme di Parigi, si pensa essere una delle prime rappresentazioni conosciute del corpo umano. Villar Rojas ne riprende qui l’iconografia e fa sì che sembri fuoriuscire dall’osso al di sopra dell’orbita oculare destra. Fondendo le due forme, l’artista trova un modo per abbattere la distanza tra natura e cultura, specie e simbolo.
L’opera risulta realisticamente un reperto archeologico anche grazie alla commistione tra tecnologia e artigianalità, perché ogni microfrattura, cavità e venatura riportata sul bronzo è stata pensata prima digitalmente e poi prodotta concretamente. Ogni dettaglio è pertanto funzionale a inquadrare «Untitled (From the Series The Language of the Enemy)» nella storia geologica della Vallée de Joux, le cui formazioni calcaree hanno conservato i reperti giurassici da cui è derivato il nome dell’era geologica.
«Adrián Villar Rojas immagina una storia teorica che fonde la paleontologia e i primi esempi documentati di creatività umana, invitandoci a riflettere su come l’arte ci permetta di comprendere meglio noi stessi e gli altri, dichiara il curatore di Audemars Piguet Contemporary Audrey Teichmann. La pratica artistica di Adrián affonda le sue radici in una forma di produzione collettiva condivisa anche da Audemars Piguet Contemporary: un approccio che valorizza la collaborazione, il dialogo e l’attenzione costante al processo e alla materialità».
Come spiega il testo di presentazione, la scultura «si pone la domanda su che cosa abbia acceso per la prima volta il nostro desiderio di creare simboli, compiere rituali e dare vita a ciò che oggi chiamiamo “arte”». Villar Rojas è infatti attratto dal modo in cui immaginazione e conoscenza sono state tramandate di specie in specie, andando a costituire un’eredità condivisa e un perenne processo di coesistenza di significati.
«Adrián Villar Rojas ci ricorda che tutta l’immaginazione è culturale, che ogni mente, ogni atto creativo, emerge dagli ecosistemi simbolici in cui viviamo. La sua opera sconvolge questi sistemi, invadendoli come un parassita per imporre nuove ed imprevedibili forme di logica», precisa Claude Adjil, curatore dell’Aspen Art Museum.
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