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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliNella poetica di Lorenzo Puglisi la pittura si colloca in un punto preciso: una condizione visiva in cui la forma non è mai completamente data, ma resta in attesa. È in questo spazio che l’immagine prende corpo, e la mostra «Lorenzo Puglisi. La Forma nell’Oscurità», si inserisce proprio in questa linea di ricerca e ne sviluppa i presupposti.
Curata da Alberto Mazzacchera e patrocinata da Do ut do e grazie alla partecipazione di Brun Fine Art, l’esposizione si sviluppa come progetto diffuso che coinvolge quattro sedi a Bologna – Opificio Golinelli, Palazzo Pepoli-Museo della Storia di Bologna, PwC Italia e Circolo della Caccia. Dal 3 febbraio all’8 marzo 2026, il percorso costruisce un unico racconto visivo, incentrato su una riflessione sulla percezione e sul rapporto tra luce e buio.
Nei dipinti di Puglisi la luce non descrive, seleziona. Volti, mani e posture emergono da campiture di nero assoluto senza mai definirsi completamente. Da vicino la superficie rivela una materia pittorica densa, in parte astratta; a distanza, le forme si ricompongono in immagini riconoscibili, ma instabili. È lo sguardo dell’osservatore a completarle; come spiega il curatore «le figure di Puglisi a distanza ravvicinata perdono ogni riferimento morfologico: si addensano in grumi luminosi sospesi nel fragile equilibrio che precede la nascita della forma».
Una ricerca che prende spunto dalla tradizione figurativa italiana, in particolare nei gesti e nelle pose, senza alcuna intenzione nostalgica o citazionista. Gli schemi compositivi storici vengono utilizzati come struttura visiva di base e ridotti all’essenziale, privati di narrazione e riferimenti diretti. Non è passatismo, ma una rielaborazione contemporanea che restituisce immagini sospese e attuali.
In filigrana nella ricerca di Puglisi si avverte inoltre una dimensione spirituale, non dichiarata ma percepibile nelle figure e nelle teste luminose che emergono dai neri assoluti. Come osserva anche il curatore, in linea con le riflessioni di Vito Mancuso e Simone Weil, il corpo può essere inteso come energia condensata, mentre l’anima come il surplus di energia che rende l’essere vivente e animato. Mancuso distingue tra un’anima vegetativa, presente nelle piante, un’anima sensitiva, che inabita gli animali, e lo spirito umano, inteso come «emozione dell’intelligenza». Simone Weil, da parte sua, ricordava come la parola greca tradotta con «spirito» significhi letteralmente «soffio unito al fuoco», un concetto assimilabile a energia. In questa prospettiva, le figure luminose di Puglisi immerse nel nero possono essere lette come tracce visibili di un’energia interiore: apparizioni di un livello dell’essere non direttamente percepibile dall’occhio umano, ma presente nell’osservazione e nella memoria visiva dello spettatore. In linea con la dimensione visiva che guida la mostra, sono previsti momenti speciali come la performance di Mario Mariani a Palazzo Pepoli e un private dinner nella sede PwC Italia.
Opificio Golinelli, Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna e PwC Italia ospitano i tre capitoli dell’esposizione, mentre il Circolo della Caccia accoglie una presentazione riservata nell’ambito della serata charity del 3 febbraio. Ma, a prescindere dalle opere, emerge in ogni sede la stessa tensione a comprendere che cosa resta quando tutto il superfluo viene eliminato. La pittura di Puglisi invita a immergersi nel tempo lento dell’osservazione, a lasciarsi attraversare dalla luce e dai neri assoluti in un percorso sospeso tra il visibile e l’invisibile, un viaggio in cui la forma nasce, vibra, scompare e ritorna nella medesima oscurità al centro della sua ricerca.
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