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Christian Zervos fondò i «Cahiers d’Art» nel 1926

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Christian Zervos fondò i «Cahiers d’Art» nel 1926

Tutta l’arte moderna è passata di qui: i cento anni della rivista «Cahiers d’Art»

Rivista (ma anche casa editrice e galleria) fondata nel 1926 a Parigi da Christian Zervos, è stata un laboratorio di idee per grandi artisti, poeti e pensatori. Un programma di mostre internazionali, un libro e un ciclo di incontri ne celebrano la rivoluzionaria portata

Daria Berro

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Tra i centenari del 2026 è davvero un traguardo da celebrare quello di «Cahiers d’Art». Fondata a Parigi nel 1926 come pubblicazione, casa editrice e galleria (dal 1934), dall’editore e critico d’arte greco Christian (Kristos) Zervos (1889-1970), giunto nella capitale francese per studiare filosofia alla Sorbona, «Cahiers d’Art» è stata ben più di una rivista: un laboratorio di idee, un «museo portatile» e una piattaforma transnazionale per gli artisti, i poeti e i pensatori più influenti del Novecento, che rompendo gli schemi della critica tradizionale ha contribuito a stabilire il canone dell'arte moderna mentre era ancora in formazione.  

Nelle sue pagine lussuosamente illustrate, l’estetica si fondeva con la filosofia, le arti visive dialogavano con il pensiero critico. I primi numeri videro come protagonisti giganti quali Henri Matisse, Pablo Picasso e Vasilij Kandinskij. L'orizzonte si allargò per includere il Surrealismo e le avanguardie più radicali, ospitando opere e riflessioni di Marcel Duchamp, Casimir Malevic, Meret Oppenheim, Claude Cahun, Joan Miró, Salvador Dalí, Max Ernst e le fotografie sperimentali di Dora Maar. La rivista divenne un foro intellettuale dove le immagini di Man Ray convivevano con i saggi di personalità di primo piano della letteratura e della filosofia come Samuel Beckett, Georges Bataille, Jacques Lacan,  Tristan Tzara, Paul Éluard, Maurice Blanchot, René Char.

Al tempo stesso editore, direttore, caporedattore, Zervos immaginava ogni numero come  il risultato di un equilibrio tra le arti primitive e quelle moderne e contemporanee, tra articoli di critici e testi più letterari e poetici, attribuendo inoltre grande importanza alla fotografia come mezzo di comunicazione. Dopo la guerra, «Cahiers d'Art» divenne un unico numero annuale e cessò la pubblicazione nel 1960, l’anno della morte di Zervos, che lasciava in eredità 97 numeri della rivista e più di 50 libri, tra cui monografie su El Greco, Matisse, Man Ray e l'arte africana e mesopotamica. Il suo opus magnum rimane tuttavia il Catalogo ragionato di Picasso: 33 volumi pubblicati tra il 1932 e il 1970, tuttora riferimento per lo studio del maestro spagnolo.

Dopo un periodo di silenzio, il collezionista svedese Staffan Ahrenberg ha rilanciato il marchio nel 2012, rinvigorendo la missione originale: essere un ponte tra passato e futuro. Oggi «Cahiers d’Art» continua a pubblicare volumi di pregio e a organizzare mostre che mettono in dialogo figure storiche come Alexander Calder con voci contemporanee di rilievo globale, tra cui Arthur Jafa, Hiroshi Sugimoto e Rosemarie Trockel.

Per celebrare questo secolo di storia è stato organizzato un programma, con la partecipazione curatoriale di Daniel Birnbaum. che include una serie di mostre in musei internazionali, una pubblicazione commemorativa, un ciclo di conferenze ed esposizioni presso la storica sede parigina dei «Cahiers», in Rue du Dragon. Tra i musei internazionali  che ospiteranno mostre dedicate al legame tra le proprie collezioni e la storia della rivista: Collezione Peggy Guggenheim (Venezia): febbraio 2026; MDAM-Collection Zervos (Vézelay): 30 aprile 2026; LUMA Arles: giugno-luglio 2026; Musée national Picasso-Paris: ottobre 2026; Benaki Museum (Atene): 13 ottobre 2026; MoMA (New York) e Museo Reina Sofía (Madrid): novembre 2026 (da confermare le tappe alla Hyundai Card Library, Seul; al Berggruen Museum Collection / Pérez Art Museum, Miami; alla Casa Luis Barragán, Città del Messico).

Il volume Cahiers d’Art. Un siècle de Modernisme/ A century of Modernism, a cura di Daniel Birnbaum e Cécile Debray (208 pp., 225 ill. col.), disponibile in edizione inglese e francese e pubblicato in collaborazione con Flammarion, ripercorre l'eredità della testata attraverso documenti d'archivio e un vasto apparato iconografico. I contributi di  Birnbaum, Debray, Effie Rentzou e Beatriz Colomina esplorano Cahiers d'Art come luogo di sperimentazione artistica, scambio intellettuale e pensiero modernista. Una conversazione tra Staffan Ahrenberg e Hans Ulrich Obrist riflette sulla rilevanza della rivista ai giorni nostri.

 

 

 


 

Daria Berro, 26 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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