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Installation view, «Organico fantastico», CUBO Unipol Bologna, 2026.

Credits A.Trapezio.

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Installation view, «Organico fantastico», CUBO Unipol Bologna, 2026.

Credits A.Trapezio.

Un CUBO «organico fantastico». Dal marmo al vetro: la natura reinventata al venticinquesimo piano della Torre Unipol

Al CUBO di Bologna, «Organico fantastico» mette in relazione arte contemporanea e Novecento attorno alla trasformazione delle forme naturali. Le opere di Casini, Morigi, Pierobon, Roma e Scodro dialogano con Savinio e Sutherland in un percorso di metamorfosi della materia

Redazione GdA

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Al venticinquesimo piano della Torre Unipol la natura entra in mostra, ma difficilmente nella forma in cui siamo abituati a riconoscerla. Ceramiche, marmi, vetri, tessuti e metalli danno vita a organismi immaginari, paesaggi ibridi e forme che sembrano appartenere a un territorio sospeso tra osservazione scientifica e invenzione. È il punto di partenza di «Organico fantastico», la mostra curata da Pasquale Fameli e Valentina Rossi che dal 10 giugno al 26 settembre 2026 riunisce al CUBO le opere di David Casini, Caterina Morigi, Marta Pierobon, Alessandro Roma e Alberto Scodro. Il progetto si inserisce nel clima di riflessione riattivato attorno al centenario del Manifesto del Surrealismo, ma si concentra soprattutto su pratiche contemporanee che lavorano sulla trasformazione delle forme naturali.

L’esposizione occupa gli spazi panoramici della Torre Unipol e costruisce un percorso nel quale il confine tra mondo organico e immaginazione si fa progressivamente più incerto. Le opere non illustrano la natura: la attraversano, la deformano, la ricompongono. Ne emergono strutture che ricordano fossili, anatomie instabili, forme vegetali che si avvicinano a corpi e corpi che sembrano attraversare processi di mineralizzazione. Dall’alto della torre, anche la città entra nel campo visivo. Le vetrate mettono in relazione lo spazio espositivo con il paesaggio urbano. Bologna appare come una superficie continua: le strade si ramificano, i tetti si addensano, gli edifici assumono un aspetto compatto, quasi geologico. L’esterno diventa parte del percorso, senza soluzione di continuità netta con l’interno.

Il dialogo con il Novecento è affidato a due opere provenienti dal patrimonio artistico del Gruppo Unipol: «Tombeau d’un roi maure» di Alberto Savinio (1929) e «Suspended Form – Red Ground» di Graham Sutherland (1962). La loro presenza non ha funzione illustrativa, ma mette in relazione approcci diversi alla rappresentazione delle forme organiche. Nel dipinto di Savinio elementi architettonici, oggetti e figure biomorfe si combinano in una costruzione difficile da decifrare, dove le forme perdono una funzione riconoscibile. In Sutherland, una forma organica emerge da un campo cromatico compatto e assume una presenza instabile, sospesa tra definizione e dissoluzione.

Le ricerche dei cinque artisti contemporanei si muovono su piani diversi, ma con alcune direttrici comuni. David Casini costruisce piccoli ambienti chiusi, simili a teche o dispositivi di osservazione. All’interno, materiali naturali e artificiali convivono in composizioni che ricordano microcosmi sospesi, difficili da collocare in una categoria precisa. Caterina Morigi lavora su marmo e pietre come superfici attraversate da segni. Le incisioni rimandano a tracce geologiche e sedimentazioni, come se la materia conservasse una memoria interna del tempo. In alcune opere la ricerca si lega anche a studi sviluppati insieme all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, sul rapporto tra strutture naturali e possibili applicazioni biomediche. Le sculture di Marta Pierobon introducono figure ibride, spesso riconducibili a una dimensione domestica o narrativa. Le forme sono imperfette, aperte, e oscillano tra riconoscibilità e alterazione. Alessandro Roma costruisce superfici stratificate in cui pittura, tessuto e ceramica si sovrappongono. Le opere danno l’idea di paesaggi in crescita, dove ogni elemento si aggiunge senza cancellare il precedente. Alberto Scodro lavora invece su processi di trasformazione della materia. Vetro, sabbia, metalli e ceramica vengono sottoposti a lavorazioni in cui il risultato non è del tutto prevedibile. Le forme che ne derivano ricordano strutture geologiche o aggregazioni in equilibrio instabile. Nel loro insieme, le opere costruiscono un ambiente in cui le categorie tra naturale e artificiale, organico e minerale, risultano meno definite del solito. La mostra propone una serie di possibilità di trasformazione, osservate attraverso materiali e linguaggi diversi.

David Casini, Í«Le pause sono brevi ed eterne VI», 2014.

Redazione GdA, 07 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Un CUBO «organico fantastico». Dal marmo al vetro: la natura reinventata al venticinquesimo piano della Torre Unipol | Redazione GdA

Un CUBO «organico fantastico». Dal marmo al vetro: la natura reinventata al venticinquesimo piano della Torre Unipol | Redazione GdA