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Una veduta dall’alto di Santa Maria del Fiore a Firenze

Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Fabio Muzzi

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Una veduta dall’alto di Santa Maria del Fiore a Firenze

Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Fabio Muzzi

Un cantiere eccezionale: il campanile di Giotto sarà restaurato senza essere nascosto

Uno dei monumenti simbolo di Firenze, il terzo per altezza, sta per essere fasciato da un ponteggio all’avanguardia che non ci impedirà di ammirarlo

Elena Franzoia

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È ormai prossimo l'inizio del lungo e complesso restauro che, per i prossimi 4 anni, vedrà protagonista uno degli elementi più caratterizzanti dello skyline fiorentino: il campanile di Giotto. Per la prima volta la torre campanaria (che con i suoi 85,60 m è per altezza il terzo monumento della città, dopo la Cupola di Brunelleschi e la Torre di Arnolfo) sarà oggetto non di interventi parziali, come documentato dal 1939, ma di un restauro globale, diretto e finanziato da Opera di Santa Maria del Fiore (OPA) grazie a un investimento di oltre 7 milioni di euro.

Ideato e fondato da Giotto, nominato nel 1334 Capomastro dell'Opera, il campanile fu proseguito alla sua morte, nel 1337, dal versatile allievo Andrea Pisano, che completò il terzo livello arricchendolo di rilievi e sculture. Fu però Francesco Talenti a completare l’edificio nel 1359 e a conferirgli l’aspetto attuale. All’esterno, il Campanile appare interamente rivestito, con un cromatismo fortemente simbolico, di lastre di marmo bianco, rosso di Cintoia e serpentino verde di Prato, ornate da motivi geometrici e floreali. Nei primi livelli la torre è inoltre impreziosita da uno straordinario programma scultoreo realizzato tra XIV e XV secolo, incentrato sul tema della creatività umana e della profezia, i cui originali sono esposti nel Museo dell’Opera.

Proprio il palese degrado dell’antico mantello marmoreo, evidente soprattutto nelle mensole marmoree che sostengono la terrazza sommitale e negli apparati decorativi, ha reso necessaria e non procrastinabile la messa in sicurezza dell’edificio, il cui lungo processo entrerà nel vivo dopo 4 mesi di allestimento del ponteggio. «La torre si sviluppa su sei piani progressivamente alleggeriti, precisa l’architetta Beatrice Agostini, responsabile dell’ufficio restauri di Opera di Santa Maria del Fiore (Opa) e direttore lavori del nuovo intervento, ha pianta quadrata di 13 m per lato e murature molto spesse (fino a 330 cm) di elevata qualità costruttiva, con un nucleo interno ben apparecchiato che collega il paramento interno in pietraforte a conci squadrati e giunti sottilissimi, al paramento esterno rivestito in marmi: contribuisce alla resistenza anche una malta di calce molto tenace. Le fondazioni si allargano rispetto al fusto fino a 15,17 m di lato e poggiano a 7,50 m di profondità, alla stessa quota delle fondazioni della Cattedrale, raggiungendo il livello della “buona ghiaia”».

Il progetto dei ponteggi per il restauro del Campanile di Giotto a Firenze

«Il deterioramento delle superfici esterne è il risultato dell’azione combinata di inquinamento atmosferico, piogge acide, radiazione solare, attacchi biologici, vibrazioni meccaniche, metodologia degli ancoraggi, tipologie di materiali utilizzati ed escursioni termo-igrometriche, continua Agostini, e si manifesta principalmente attraverso alterazioni cromatiche, incrostazioni e croste nere, dovute a depositi di smog e processi di solfatazione del marmo; degrado fisico-meccanico, con fenomeni di disgregazione, esfoliazione, perdita di modellato e distacchi lapidei, differenziati in funzione dell’esposizione al dilavamento e a infiltrazioni; lesioni, fratture e microfratture, alcune potenzialmente strutturali, che richiedono ulteriori verifiche anche in relazione al comportamento sismico; alterazioni biologiche (muschi, alghe, cianobatteri) e alterazioni chimiche superficiali. Si rilevano inoltre lacune e perdite materiche, diffuse soprattutto nelle tarsie marmoree e negli elementi decorativi. Le facciate nord e ovest in particolare, non interessate da restauri novecenteschi significativi, mostrano condizioni microclimatiche sfavorevoli. In particolare per quanto riguarda la parete nord, la ridotta evaporazione dell’umidità favorisce accumulo di depositi, cicli bagnato-asciutto, cristallizzazione dei sali, formazione di croste nere e proliferazione biologica. All’interno del campanile, i paramenti in pietraforte si trovano invece complessivamente in discreto stato di conservazione, pur presentando fenomeni diffusi di laminazione, esfoliazione e distacchi localizzati, soprattutto in corrispondenza di vene calcitiche. Sono inoltre presenti patine biologiche, depositi superficiali di diversa compattezza, croste nere sugli elementi aggettanti, segni di usura antropica lungo i percorsi turistici e tracce di vandalismo grafico. Si rileva infine la presenza di integrazioni lapidee derivanti da precedenti interventi, riconoscibili per differenze cromatiche, materiche e di degrado».

Dopo le necessarie operazioni preliminari, che comprendono mappature dettagliate dello stato di conservazione, rilievi delle lesioni e del quadro fessurativo e analisi diagnostiche di laboratorio e in situ, il restauro si concentrerà su 5 operazioni fondamentali: pulitura, rimozione di stuccature ed elementi metallici con sostituzione di quelli degradati con materiali compatibili e durevoli (acciaio inox, fibra di vetro, materiali vegetali), consolidamenti superficiali e profondi dei materiali lapidei, stuccatura e sigillatura di lacune e giunti con ricostruzione delle parti mancanti, sostituzione (solo in caso di estremo degrado o rischio strutturale) e protezione finale del mantello marmoreo grazie a protettivi idrorepellenti e consolidanti che garantiscano la durabilità degli interventi. Di grande interesse ingegneristico e tecnologico appare anche il ponteggio, progettato dall’architetto Samuele Caciagli, responsabile dell’ufficio tecnico di OPA. Dato che la fruizione turistica continuerà durante i lavori, obiettivo del ponteggio è ottenere il minore impatto possibile, consentendo la visuale esterna a chi visita il monumento e la fruizione della terrazza panoramica tramite le scale interne. Grazie a dei binari di scorrimento posizionati su ogni lato della torre, il ponteggio permetterà infatti un restauro per fasi, partendo dall’alto e scendendo verso terra. Al completamento di ogni step, il ponteggio verrà  traslato verso il basso, restituendo alla vista collettiva la parte restaurata.

Campanile di Giotto, Firenze. Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Fabio Muzzi

Campanile di Giotto, Firenze. Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore. Foto: Fabio Muzzi

Elena Franzoia, 19 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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