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The Clermont-Tonnerre Grail

Christie’s

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The Clermont-Tonnerre Grail

Christie’s

Un raro manoscritto del ciclo arturiano appare in asta per la prima volta in 700 anni

Databile al 1300 e arricchito da 126 miniature, il volume sarà battuto da Christie’s a Londra con una stima tra 1.5 e 2 milioni di sterline

Ludovica Zecchini

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Per oltre sette secoli è rimasto fuori dal circuito del mercato e, di fatto, anche ai margini della visibilità pubblica. Custodito in collezioni private per generazioni, il cosiddetto Graal Clermont-Tonnerre riemerge oggi come un'apparizione eccezionale nel panorama dei manoscritti medievali. A riportarlo all’attenzione del mercato sarà Christie’s, a Londra, il prossimo 8 luglio, nell’asta dedicata a libri e manoscritti rari (Valuable Books and Manuscripts). La stima oscilla tra 1,5 e 2 milioni di sterline (2 milioni-2,6 milioni di dollari).

Una valutazione eccezionale, giustificata dalla rarità e del mistero che lo circonda. Mai esposto e oggetto fino ad oggi di indagini limitate, il manoscritto sembra quindi destinato a catalizzare l’interesse di specialisti, istituzioni e collezionisti internazionali. Un’attenzione che si comprende pienamente solo se lo si colloca all’interno del suo contesto originario. Il volume appartiene infatti al Ciclo Lancillotto-Graal, o Ciclo della Vulgata, una delle più ampie architetture narrative del Medioevo europeo dedicate alla materia arturiana. 

Del corpus complessivo, stimato in circa duecento manoscritti oggi noti, solo una piccola parte (circa sette esemplari) è sopravvissuta conservando la sua integrità. Se guardiamo a quelli disponibili sul mercato privato, il numero di esemplari scende a tre.

Databile attorno al 1300 e probabilmente realizzato a Metz, il codice raccoglie i primi tre testi del ciclo arturiano: la storia del Santo Graal, la nascita di Merlino e le sue prime vicende alla corte di Artù. Una struttura che già nel Medioevo circolava spesso come nucleo narrativo autonomo. Lo suggerisce anche la pagina finale lasciata intenzionalmente bianca, come a sancire la conclusione di un’opera compiuta e autosufficiente.

The Clermont-Tonnerre Grail

The Clermont-Tonnerre Grail

La materia è quella che avrebbe alimentato per secoli l’immaginario occidentale, con cavalieri, profezie, genealogie fantastiche e ricerca spirituale. Ma ciò che colpisce, nel manoscritto, è anche la qualità artistica. Le sue 126 miniature vengono attribuite al cosiddetto Maestro dell’Apocalisse di Liegi, anonimo artista attivo tra XIII e XIV secolo, riconoscibile per la fisionomia stilizzata dei volti, gli occhi puntinati di nero, le guance arrossate e l’uso luminosissimo della foglia d’oro brunita. Un apparato decorativo insolitamente ricco per questo tipo di produzione libraria.

«Queste storie continuano a parlare al presente», ha spiegato Eugenio Donadoni, responsabile dei manoscritti medievali e rinascimentali di Christie’s. E in effetti il fascino dell’universo arturiano non sembra essersi consumato. La stessa tradizione testuale del ciclo, composta da versioni differenti e attribuzioni spesso incerte, continua ancora oggi ad alimentare studi filologici e storici.

Anche la provenienza del volume attraversa secoli e figure illustri. Nel Quattrocento il manoscritto sarebbe appartenuto a Michel de Gronnais, importante magistrato di Metz. Passò poi al cavaliere Michel de Chaverson e successivamente alla famiglia Clermont-Tonnerre, dalla quale prende il nome attuale. Più tardi entrò nella collezione del celebre bibliofilo britannico Thomas Phillipps, prima di approdare a Jean Lebaudy, industriale francese e veterano decorato delle due guerre mondiali. Christie’s non ha invece rivelato l’identità dell’attuale proprietario.

Il precedente analogo più vicino risale al 2010, quando il Rochefoucauld Grail fu battuto da Sotheby’s per 2,3 milioni di sterline. Ma nel caso del Clermont-Tonnerre Grail il mercato sembra intrecciarsi inevitabilmente con una questione culturale più ampia: il destino pubblico o privato dell’opera. Diversi studiosi auspicano infatti che il manoscritto possa entrare in una collezione accessibile alla ricerca. «Sarebbe straordinario poterlo studiare pubblicamente», ha osservato Irene Fabry-Tehranchi dell’Università di Cambridge. Il verdetto, anche in tal senso, lo stabilirà il martello.

Ludovica Zecchini, 29 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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