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Melania Lunazzi
Leggi i suoi articoliIl dipinto «Nuda Veritas» di Gustav Klimt è eccezionalmente esposto a Villa Manin di Passariano di Codroipo (Udine) dal 21 maggio al 6 settembre, quale unico protagonista di una mostra nata dalla collaborazione tra il Kunsthistorisches Museum, Theatermuseum, Mondo Mostre e ERPaC (Ente regionale per il Patrimonio Culturale Friuli Venezia Giulia) e curata da Cäcilia Bischoff. L’opera raffigura una donna nuda dalla folta capigliatura fulva e penetranti occhi azzurri che regge in mano frontalmente uno specchio rivolto verso l’osservatore: ai suoi piedi un serpente, tra i capelli alcuni fiori. Oltre lo sfondo azzurro e nero, due campiture in oro con il titolo del dipinto e un aforisma di Friedrich Schiller: «Non puoi piacere a tutti attraverso la tua azione e la tua arte. Fa’ in modo di piacere a pochi. È male piacere a tutti». Ambivalente e articolata l’interpretazione dell’insieme, su cui è incentrato il focus della mostra nelle sue parti illustrative e didascaliche che precedono la vista del capolavoro. Lo specchio rivela l’io interiore dell’osservatore, ma offre anche l’opportunità di guardare dietro di sé, ovvero al passato, e il serpente che è ai piedi della donna ha connotazioni positive e negative, che vengono analizzate nella mostra e nel catalogo. Con una storia espositiva molto selettiva alle spalle (la tela ha lasciato il Theatermusem solamente in un paio di occasioni in precedenza), la tela (252x56,2 cm) è uno dei capolavori del grande esponente della Secessione viennese.
È stata concessa in prestito nella sede della villa dogale friulana in virtù della chiusura temporanea per ristrutturazione del Theatermuseum di Vienna, che la custodisce dalla fine degli anni Quaranta del ’900 e riaprirà i battenti al pubblico il prossimo novembre. L’opera è arrivata al Theatermuseum con un lascito dei coniugi Bahr: Hermann Bahr, influente critico e giornalista viennese, l’aveva acquistata direttamente dall’artista nell’estate 1900. Klimt l’aveva dipinta tra 1898 e 1899 e la espose nella quarta mostra della Secessione viennese, nata dalla scissione della più conservatrice Künstlerhaus. Klimt aveva realizzato un doppio precedente iconografico del tema sulla rivista della Secessione «Ver Sacrum», disegnando due figure allegoriche di donne, «Nuda Veritas» e «Invidia», dalle quali selezionò alcuni attributi e fattezze per fonderli nel dipinto. Una riproduzione di quella pagina di «Ver Sacrum» è esposta, così come fotografie e dettagli iconografici di altri dipinti di Klimt e altri autori coevi, nelle sale che precedono la visione del grande quadro, che occupa il salone centrale della villa dogale all’interno di una grande teca. Colori (rosso e verde) e forme della teca sino stati studiati per valorizzare i mutamenti della luce naturale all’interno del salone e la compresenza dei giardini adiacenti la villa. Nella mostra vengono approfonditi anche i rapporti di Klimt con l’Italia, attraverso i viaggi che lo portarono qui a più riprese, specialmente a Ravenna.
A novembre il restaurato Theatermuseum dedicherà a «Nuda Veritas», come ha sottolineato il direttore Franz Pichorner, due sale al pianterreno, contestualizzandone la storia attraverso scenografie fin de siècle e filmati. La mostra di Villa Manin è stata presentata come l’ultima opportunità per poter ammirare quest’opera di Klimt ad di fuori di Vienna: dunque imperdibile.
Gustav Klimt, «Nuda Veritas», 1899 ca. © KHM-Museumsverband, Theatermuseum