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La sala della musica di Villa Cerruti ora Fondazione Cerruti a Rivoli con il «Ritratto di gentildonna con libro in mano» (1545-50) di Paris Bordone

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La sala della musica di Villa Cerruti ora Fondazione Cerruti a Rivoli con il «Ritratto di gentildonna con libro in mano» (1545-50) di Paris Bordone

Vi presentiamo la signora che nell’ombra lavorò alla formazione della Collezione Cerruti, uno dei fiori all’occhiello di Rivoli

La storia di Francesco Federico Cerruti, della sua vita appartata e delle magnifiche opere d’arte che accumulò nella sua Villa di Rivoli, attraverso il racconto di Annalisa Polesello Ferrari, sua storica assistente e vicepresidente della Fondazione a lui intitolata che gestisce la casa museo in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

Raccontare la storia di Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922-Torino, 2015) non è cosa semplice. Si tratta, da un lato, della storia di un industriale torinese dal tratto molto severo, lungimirante, perfezionista, per certi versi maniacale. Dall’altra della storia di uno tra i più grandi collezionisti d’arte antica e moderna del Ventesimo secolo, in Italia e nel mondo. Cerruti è riuscito a essere entrambe le cose, distinguendosi in entrambi i casi, in modo inequivocabile. Una vita pare quasi nutrire l’altra: l’industriale aveva bisogno del collezionista per potersi rigenerare; viceversa, il collezionista necessitava dell’abile uomo d’affari per gli acquisti di quei capolavori, testimonianze fondamentali della storia dell’arte antica e moderna.

Il ragioniere Cerruti, così amava essere chiamato, sottolineando così il suo status di «non laureato», nelle opere d’arte trovava quell’intimo e profondo conforto che non riusciva a trovare nell’animo umano e nella vita di tutti i giorni di industriale, troppo austera. Acquistava le opere d’arte seguendo i consigli di noti critici d’arte dell’epoca, tra cui Maurizio Fagiolo dell’Arco e Marco Vallora, ma decideva sempre seguendo il fiuto che adoperava negli affari, oltre a un innato e raffinato gusto estetico personale.

Intelligente, solitario, compiva sempre scelte meditate e ponderate, sobrio e austero, intollerante e ipocondriaco. Amava la bellezza Cerruti, una bellezza effimera, lontana dalla vita severa che gli avevano costruito i suoi genitori, una bellezza che ambiva alla perfezione, quella perfezione da lui tanto amata, una bellezza che solo l’arte ha saputo soddisfare pienamente. Nei suoi fine settimana, trascorsi nella sua Villa in stile in parte provenzale sulla collina di Rivoli, oggi sede della Fondazione a lui intitolata, trascorreva molte ore a studiare opere e autori, circondato dai volumi che ancora oggi troviamo nella collezione, disposti esattamente dove lui li ha lasciati.

Attenzione particolare merita anche il tema della disposizione delle opere d’arte, ritenuta da Cerruti a tal punto fondamentale da impedire ai posteri di apportare modifiche a quella sua «sequenza perfetta» studiata e ponderata per tutta la vita e disposta nello statuto della Fondazione. I più la ritengono una sorta di combinazione, un semplice gusto personale, dietro in realtà ci sono anni di studio approfondito e grande raffinatezza estetica, culminati nel lascito di quello che Cerruti viveva come un Tempio sacerdotale della bellezza artistica.

Accanto a lui, sin dal 1983, la sua fedele assistente, Annalisa Polesello Ferrari, sua memoria storica, vicepresidente della Fondazione per espressa volontà testamentaria di Cerruti. Accanto a lei il presidente della Fondazione, Gianluca Ferrero.

Francesco Federico Cerruti

Annalisa Polesello Ferrari, storica assistente di Francesco Federico Cerruti

Incontriamo Annalisa Polesello nel giardino della Villa, che lei ama come una creatura in parte sua. Annalisa vive ogni singola opera come parte anche della sua vita professionale e privata accanto a Cerruti e ci svela, attraverso aneddoti inediti, tratti di quel carattere che molti ritenevano «impossibile», malato di perfezione, ma che lei riusciva a smorzare e addolcire.

Cerruti, che aveva paura di volare, affidava a questa elegante e distinta signora milanese, educata dalle suore orsoline, figlia del pittore Eugenio Polesello, l’arduo e importante compito di recarsi in Europa e in giro per il mondo ad acquistare le opere d’arte, partecipando alle aste di Christie’s e di Sotheby’s, recandosi personalmente nelle più famose gallerie d’arte dell’epoca, con il ragioniere all’altro capo del telefono che, di fronte ad un acquisto di un’opera di Andy Wharol, sussultò: «Annalisa, ma cosa mi ha fatto fare? Mi è costato una fortuna».

Lei parla correttamente tre lingue straniere, lei non ha paura di prendere un aereo, lei ha conosciuto, tra gli altri, Pablo Picasso e incontrato il re di Norvegia, lei con il ragioniere frequentava, tra gli altri, il salotto di Gustavo Rol in via Silvio Pellico 31 a Torino, lei lo ha affiancato nelle decisioni più importanti della fabbrica e con lui ha condiviso la nascita e la creazione della collezione privata, con pezzi di qualità assoluta che spaziano dai libri alle rilegature, dai mobili alle arti decorative, dai fondi oro alla modernità.

Nei grandi occhi verdi di Annalisa è rimasto intatto l’entusiasmo di una vita trascorsa accanto a Cerruti. I suoi ricordi sono ancora precisi, dettagliati, conditi da aneddoti ironici, geniali. Ascoltandola si può ripercorrere la vita sorprendente di questo collezionista torinese, la sua vita pioneristica di industriale che si mise a bordo di un transatlantico per attraversare l’Oceano, per portare poi in Italia il brevetto della rilegatura «perfect binding», con cui ottenne il monopolio della rilegatura delle guide telefoniche per l’intera Penisola. Di quelle guide Cerruti era arrivato a rilegarne ben 250mila al giorno con soli 33 dipendenti: un vero miracolo. Annalisa che stette accanto al Cerruti industriale, aiutandolo e supportandolo come la più capace delle assistenti, seppe supportare anche il collezionista, l’intellettuale. D’altronde, in quanto figlia di quello che era noto come «Il pittore di Cortina», l’arte l’aveva respirata sin dalla più tenera età: con la sua costante presenza ha sicuramente ispirato e supportato Cerruti nella scelta delle opere, ma anche e soprattutto nelle delicate trattative d’asta internazionali. Un compito che non deve certo essere stato per nulla semplice per l’epoca per una donna che si recava in giro per il mondo, da sola, per acquistare opere di un valore così alto.

Lo studio di Francesco Federico Cerruti nella Villa Cerruti ora Fondazione Cerruti a Rivoli

La camera da letto di Francesco Federico Cerruti nella Villa Cerruti ora Fondazione Cerruti a Rivoli con preziosi fondi oro da Sassetta a Starnina

Francesco Federico Cerruti nasce a Genova nel 1922 da Giuseppe (1890-1972) e Ines Castagneto (1892-1977). Il padre, dipendente di una legatoria genovese, si trasferisce con la famiglia a Torino negli anni Venti e rileva un’attività di legatoria a conduzione familiare in cui coinvolge anche i figli, sin dall’età scolare. Nel 1925 nasce la Legatoria Industriale Torinese (Lit) mantenendo la sede in via Barolo 19. I rapporti della famiglia con Genova non verranno mai interrotti sia per i vincoli di parentela sia per un profondo legame affettivo con la città.

Educato a una severissima etica del lavoro, Cerruti seppe riportare la Legatoria Industriale Torinese ai massimi livelli, dopo la distruzione avvenuta durante la guerra, arrivando a rilegare gli elenchi telefonici di tutto il Paese. Alla ricchezza economica non è mai corrisposto uno stile di vita fastoso, chiassoso. Amava la sobrietà e la tranquillità Cerruti, ecco che la Villa posta sulla collina morenica diventò il luogo ideale per il riposo e lo studio dell’arte: una sinergia ideale e perfetta per la realizzazione di quel sogno di potersi finalmente occupare d’arte e di creare una propria collezione privata.

Certo neppure lui forse avrebbe mai immaginato che cosa la sua collezione sarebbe diventata nel tempo, un patrimonio culturale e artistico immenso, unico nel suo genere, una delle collezioni private più importanti al mondo per numero e per la qualità delle opere. Da abile uomo d’affari qual era amava l’understatement tipico dei grandi industriali torinesi, amava la sobrietà unita alla semplicità, amava lo stile e l’eleganza. Lo dimostra il fatto che, pur avendo a disposizione la Villa sulla collina ricca di capolavori, continuò a vivere nell’appartamento al n. 29 di via Ludovico Bellardi sopra il suo ufficio, in modo da rimanere vicino alla sua fabbrica e agli operai, a una quotidianità severa, fatta di cose semplici e di molto, moltissimo lavoro.

Cerruti iniziò la raccolta acquistando un piccolo disegno di Kandinskij negli anni ’30, per terminare con un meraviglioso ritratto di donna di Renoir che si aggiudicò a un’asta di Sotheby’s prima di morire. «Amava accostare un mobile di Piffetti», scrisse di lui, dopo la sua morte, il critico d’arte Marco Vallora, «con un Klee premonitore che anticipava la discesa dell’uomo sulla Luna, Medardo Rosso con Dosso Dossi, Tiepolo con Giacometti, codici miniati con le sorelle spettrali di Casorati, Magritte con il giottesco Sano di Pietro». Quel mobile di Piffetti che il giornalista e saggista torinese Roberto Antonetto definì più volte un capolavoro assoluto, anche nel corso di dibattiti pubblici, ci ricorda che un capitolo a parte della collezione è rappresentato dai mobili.

La cantina dei vini di Villa Cerruti ora Fondazione Cerruti a Rivoli

La sala da pranzo con i de Chirico di Villa Cerruti ora Fondazione Cerruti a Rivoli

In settant’anni Cerruti ha collezionato quasi trecento opere scultoree e pittoriche spaziando dal Medioevo fino al contemporaneo, alle quali si aggiungono oltre trecento capolavori dell’ebanisteria antica e arredi preziosissimi, tra tappeti e scrivanie, duecento libri rari e antichi, fondi oro, legatorie. Un vero e proprio tesoro conservato nella «cassaforte» di Villa Cerruti e pubblicato integramente da Allemandi nel 2021: La Collezione Cerruti. Catalogo Generale, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev (due volumi in cofanetto, 1248 pp., 1566 ill., 332,50 euro)

Una tale quantità di capolavori che, secondo il filosofo torinese Maurizio Ferraris, possono significare parecchie cose: «Sicuramente la chiave interpretativa più corretta è quella del collezionismo d’arte come rispecchiamento della sua personalità. Dentro a questo scrigno d’arte, all’interno di una casa di villeggiature piena di Renoir, Boccioni, Piffetti, Warhol e Magritte, il ragioniere Cerruti è riuscito però a dormirci una sola notte, colto da una sorta di sindrome di Stendhal, ostaggio di quel Bello da lui creato».

La leggenda vuole che, davanti a un assegno cospicuo dell’allora direttore del Getty Museum di Los Angeles, giunto in Italia appositamente per acquistare le due opere di Batoni che Cerruti aveva comprato dal suo amico Gustavo Adolfo Rol, il ragioniere replicò: «Va bene, ma quando non avrò più i Batoni che me ne farò dei soldi?». Due capolavori che Rol teneva appesi nell’ingresso della sua casa di via Silvio Pellico, toccò a Angelo Dragone fare allora da intermediario.

Secondo Andreina Cerruti quel museo privato «è anche un racconto di vita della nostra famiglia con le memorie, le ombre, le gioie quasi che gli oggetti, i quadri, le sculture possano rimandare a immaginari familiari rimasti lì sospesi nel tempo per poi trovare nuova forma attraverso il più nobile linguaggio dei libri, dell’arte, della bellezza».

Annalisa Polesello Ferrari ci racconta alcuni momenti di vita privata: «Cerruti organizzava, nella sua villa a Rivoli, due feste all’anno, molto ambite da tutti gli amici: una per il suo onomastico, il 18 luglio giorno di San Federico, la seconda per il suo compleanno, il primo di gennaio.  San Federico era una data difficile perché molti erano già in vacanza, ma l’appuntamento era imperdibile e gli amici a lui cari arrivavano da ogni parte per festeggiarlo come per magia, ovunque si trovassero, lasciavano luoghi lontani per riunirsi con lui a Rivoli. Al centro c’era il ragioniere, sempre e comunque preoccupato che la festa non fosse all’altezza dei suoi ospiti. Per questo ne curava ogni dettaglio, trovando un pensiero particolare per le signore: i famosi e ambiti segnaposto in argento, sempre originali e poi… la sistemazione delle luci per le sue opere d’arte e una piccola orchestra, molto scelta. Tutto contribuiva a rendere l’atmosfera della festa veramente indimenticabile. Sovente, essendo io appassionata di musica, mi sostituivo alla cantante. Una volta, mentre mi esibivo in “Malaguena” ho intravisto Cerruti, molto preoccupato, dietro a una colonna. Mi spiegò il perché: aveva il terrore che sbagliassi qualche nota, rovinando l’atmosfera perfetta della festa. Per fortuna andò sempre tutto bene, lo ricordo sorridere applaudendomi e facendomi tanti complimenti, finalmente rilassato. Il tempo, come per tutte le cose belle, è passato velocemente, e noi ci ritroviamo, ancora una volta, riuniti nella magia della Villa di Rivoli, per rendere omaggio e testimonianza, insieme a una cerchia ristrettissima di amici (molti purtroppo non ci sono più) a quest’uomo umile e modesto, intelligente e molto solitario, che ha saputo creare, nell’arco della sua vita, una straordinaria collezione d’arte».

Cadde la neve un primo gennaio di molti anni fa sulla collina morenica. Cerruti volle comunque i fuochi d’artificio, lo spettacolo fu emozionante. C’era ancora la sua amatissima sorella Andreina e c’era Annalisa Polesello Ferrari, due pilastri fondamentali della sua vita: due donne che in modo diverso hanno saputo stargli accanto per tutta la vita

Quello che lascia Francesco Federico Cerruti ai posteri è la possibilità di poter visitare la sua collezione privata, diventata una Fondazione nel febbraio del 2001: la Fondazione Francesco Cerruti per l’arte ETS, oggi memoria storica e artistica di questo severo industriale, che morirà a Torino quattordici anni dopo la realizzazione del suo sogno, il 15 luglio del 2015.

Un lascito incredibile, un tesoro frutto di una genialità e di una generosità umana assoluta. Può stupire che un uomo da solo abbia fatto tutto questo ma è così. Cerruti era abituato a imprese titaniche, impossibili. E poi, si sa nessun uomo è veramente solo: lui poteva contare su Annalisa.

La stagione culturale ed espositiva della Fondazione Cerruti

Nel 2026 la Fondazione Francesco Federico Cerruti ha migliorato l’accessibilità e l’accoglienza di Villa Cerruti e ha incrementato la programmazione culturale con nuovi progetti espositivi, commissioni d’artista, percorsi sonori e un programma dedicato al suo prezioso patrimonio librario.

Nuovo il parcheggio, nuovo l’allestimento della reception, progettata da Emil Kerckhove e Annalisa Stabellini, nuovi servizi di accoglienza, biglietteria, punto ristoro e lettura, e il bookshop curato in collaborazione con la libreria indipendente torinese Paint It Black. Raddoppiati i turni di visita nei giorni di apertura più ricco e articolato il programma culturale. L’obiettivo è quello di rendere la Collezione Cerruti un luogo ancor più attrattivo, accogliente e capace di parlare a pubblici diversi: studiosi, appassionati, ma anche semplici turisti, studenti, famiglie e visitatori.

UNICUM #1: Tappeto Isfahan, detto «Polonese» 6 giugno-29 novembre
Nella nuova project room, «Unicum» è un formato espositivo semestrale dedicato, di volta in volta, a una singola opera della collezione. Il programma porta in primo piano lavori meno accessibili, mettendone in risalto qualità formali, storiche e simboliche. Attraverso un dispositivo di analisi storica e narrazione, ogni opera viene riletta nelle sue relazioni con il collezionista e con il contesto domestico che la accoglie. Protagonista del primo appuntamento è il Tappeto Isfahan «Polonese», straordinario manufatto safavide in seta, oro e argento, proveniente dalla collezione di Paul Getty a Malibu. A raccontarne storia e valore Beatrice Campi, storica dell’arte ed esperta di arte islamica e indiana.

«Impronte» è un ciclo di commissioni d’artista nato da una condizione concreta: l’uso dei calzari protettivi. Il primo progetto è affidato ad Alice Visentin artista la cui ricerca si concentra sull’immagine e sulla percezione che trasforma un dispositivo conservativo in oggetto d’uso, opera e memoria della visita. La ricerca di Alice Visentin comprende pittura, disegno e installazione, e trae origine tanto da narrazioni orali quanto dalla letteratura. Le sue opere si nutrono di storie e personaggi appartenenti alla cultura popolare e aulica, dando forma a mondi fantastici in cui si intrecciano immaginari contemporanei e tradizioni montane legate alle sue origini. La seconda edizione di «Impronte», prevista a dicembre, sarà affidata a Taus Makhacheva, artista di base a Dubai che esplora il rapporto tra narrazione storica e autenticità culturale. I calzari d’artista accompagnano il percorso all’interno della Villa e possono essere acquistati dai visitatori in edizione limitata, diventando così oggetti da collezione.

Francesco Federico Cerruti e Annalisa Polesello Ferrari

Gabriella Serravalle, 02 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Vi presentiamo la signora che nell’ombra lavorò alla formazione della Collezione Cerruti, uno dei fiori all’occhiello di Rivoli | Gabriella Serravalle

Vi presentiamo la signora che nell’ombra lavorò alla formazione della Collezione Cerruti, uno dei fiori all’occhiello di Rivoli | Gabriella Serravalle