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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliDal 30 aprile al 13 settembre 2026 la Pinacoteca Agnelli di Torino dedica una grande mostra retrospettiva a Walter Pfeiffer, fotografo svizzero che, a partire dagli anni Settanta, ha contribuito in modo decisivo a ridefinire l’idea di bellezza, intimità e desiderio nell’immagine contemporanea. Nato nel 1946 a Beggingen e attivo tra Zurigo e le principali capitali culturali europee, Pfeiffer è oggi riconosciuto come una figura chiave nella storia della fotografia tra moda, arte e vita quotidiana.
La sua opera si muove con naturalezza tra generi diversi - ritratto, nudo, natura morta, paesaggio - ma mantiene sempre uno sguardo coerente, immediato, profondamente personale. Pfeiffer fotografa amici, amanti, superfici domestiche, corpi colti nella loro vulnerabilità, spesso maschili, senza mai cercare la messa in scena patinata. Al contrario, ciò che emerge è un’estetica dell’ordinario trasformato in glamour: una pelle arrossata, un’ombra che attraversa un torso, una sigaretta che diventa gesto sospeso nel tempo.
Celebre per immagini iconiche come Untitled [Smoke Boy] (1990/2001), Pfeiffer costruisce ritratti che sembrano galleggiare tra realtà e sogno. I suoi soggetti appaiono isolati dallo spazio, fusi con lo sfondo cromatico, come se il corpo fosse prima di tutto superficie sensibile. La pelle, elemento centrale del suo lavoro, è mostrata senza filtri: segni, graffi, abbronzature irregolari, acne. È qui che risiede la forza della sua fotografia, capace di unire energia erotica e intimità domestica, desiderio e tenerezza, senza mai cadere nella provocazione gratuita.
Walter Pfeiffer, Untitled [Smoke Boy] (1990/2001)
Walter Pfeiffer, Untitled, 2004/2018
Spesso accostato a Nan Goldin per l’approccio diaristico e relazionale, Pfeiffer è considerato il «padrino» di un’estetica non filtrata che ha influenzato generazioni successive di fotografi, tra cui Wolfgang Tillmans e Ryan McGinley. Tuttavia, quando iniziò a fotografare, il suo lavoro era lontano da qualsiasi ambizione di carriera. Come lui stesso ha raccontato, scattava «solo per sé e per i suoi amici», stampando le fotografie nei grandi magazzini più economici e arrivando persino a proiettare i volti ingigantiti sui muri per mancanza di risorse. Un gesto che oggi appare quasi programmatico: l’immagine come esperienza condivisa, più che come oggetto.
Negli anni, questo sguardo intimo e pop ha trovato spazio anche nel mondo editoriale e commerciale, portando Pfeiffer a collaborare con testate come i-D e Vogue Paris, senza mai perdere la propria autenticità. Il suo lavoro dimostra come moda e arte possano dialogare senza gerarchie, unite da una comune attenzione al corpo e al desiderio. La mostra torinese ripercorre l’intera carriera dell’artista, presentando serie storiche e materiali inediti, e offrendo una visione complessiva di un’opera che ha saputo anticipare sensibilità oggi centrali nel dibattito visivo contemporaneo.
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