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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliPhillips si prepara a fare il suo debutto nel ciclo di aste newyorkesi, tra le più importanti dell'intera stagione. L'appuntamento, fissato per il 19 maggio, vedrà sfilare 43 opere d'arte moderna e contemporanea per una valutazione complessiva che supera gli 87 milioni di dollari. Robert Manley, Presidente del dipartimento, ha sottolineato come la forza della vendita risieda in una rara concentrazione di opere di qualità museale, molte delle quali provenienti da prestigiose raccolte private come la tenuta di Tina Hills e la collezione dell'Ambasciatore John L. Loeb Jr., quest'ultima considerata la più importante raccolta di arte danese in mani private mai assemblata.
Il vertice dell'asta è occupato da Andy Warhol con «Sixteen Jackies» (1964), un’opera monumentale che declina il metodo della ripetizione seriale applicato all'icona di Jacqueline Kennedy. Il dipinto, stimato 15-20 milioni di dollari, trasforma una fotografia di cronaca in un refrain visivo incessante, indagando i meccanismi attraverso cui il volto pubblico si cristallizza in simbolo allegorico. Del medesimo artista, la vendita propone anche «4 Colored Marilyns (Reversal Series)» (1979-1986), opera mai apparsa prima in asta e offerta proprio nell'anno del centenario della nascita di Monroe, con una stima 4-6 milioni di dollari.
Il fronte dell'Impressionismo è guidato da Claude Monet con «La route de Vétheuil, effet de neige» (1879), tela dipinta en plein air durante uno dei periodi più prolifici del maestro. L'opera, stima 7-10 milioni di dollari, cattura con estrema chiarezza la quiete di una giornata invernale ed è la prima di tre celebri varianti dedicate al medesimo soggetto, anticipando quella pratica seriale che diventerà il marchio di fabbrica della maturità di Monet. Sempre nell'ambito delle ricerche sulla luce, si segnala Paul Signac con «Les Diablerets (L'Oldenhorn et le Bécabesson)» (1903), valutato stima 2-3 milioni di dollari.
Andy Warhol, Sixteen Jackies
Gerhard Richter, Besen
Un capitolo di grande rilevanza è dedicato all'astrazione del dopoguerra. Gerhard Richter è presente con «Besen» (1984), un capolavoro del ciclo degli Abstrakte Bilder stimato 6,5-8,5 milioni di dollari. Il titolo, che significa "scopa", allude al gesto immediato e materico che caratterizza questa fase della ricerca di Richter, in costante bilanciamento tra controllo e casualità. Dalla collezione di Tina Hills proviene invece «Plain» (1989) di Joan Mitchell, opera carica di lirismo cromatico valutata stima 5-7 milioni di dollari. Debutta inoltre in una Evening Sale Pat Passlof con «Fortune» (1960), tela che riflette la struttura "all-over" della New York School, proposta per la prima volta sul mercato con una stima 300-500 mila dollari.
Grande attesa per la sezione dedicata alla pittura danese, guidata da Vilhelm Hammershøi. Il suo «Courtyard Interior at Strandgade 30» (c. 1905) incarna quel modernismo silenzioso e atmosferico che ha reso l'artista un punto di riferimento internazionale, con una stima 3-5 milioni di dollari. A chiudere il catalogo sono le voci contemporanee e i maestri del Novecento europeo: da Salman Toor, presente con l'intimo «Two Friends» (2020) stimato 180-250 mila dollari, alla scultura visionaria di Lee Bontecou con un «Untitled» (1985-2001) valutato stima 1,2-1,8 milioni di dollari, fino alla poesia onirica di Marc Chagall, in asta con «Les amoureux de Saint-Paul de Vence» (1958-1960) e una stima 1,5-2 milioni di dollari.
Joan Mitchell, Plain
Salman Toor, Two Friends
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