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Gribaudo, Villa della Regina, Torino.

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Gribaudo, Villa della Regina, Torino.

La «Meraviglia» del viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo

La mostra «Meraviglia. Viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo», a cura di Roberto Mastroianni, Sara Lyla Mantica e Valeria Amalfitano, trasforma l’esposizione in un percorso dinamico tra villa e Archivio Gribaudo

Redazione GdA

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Attraversare uno spazio non è un gesto neutro né una semplice modalità di visita: è un’azione attiva, quasi un modo di pensare con il corpo. Ogni passaggio obbliga a scegliere una direzione, a mettere in relazione ciò che si lascia alle spalle con ciò che si sta per incontrare. E sull’idea di movimento come «costruzione di senso» si radica «Meraviglia. Viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo» – mostra, a cura di Roberto Mastroianni, Sara Lyla Mantica e Valeria Amalfitano, con il coordinamento scientifico di Filippo Masino, che trasforma l’esperienza espositiva in un percorso fisico e mentale.

L’esperienza – inserita nella rassegna «QU.EEN narrazioni d’arte e natura» – ribalta l’idea di esposizione come spazio statico, trasformandola in un attraversamento continuo. Il percorso inizia nelle sale auliche del piano nobile della villa, ove la mostra ripercorre la produzione dell’artista tra grafica, pittura e scultura. L’esposizione nasce anche in dialogo con i sessant’anni dalla XXXIII Biennale di Venezia del 1966, occasione in cui Ezio Gribaudo fu premiato per la grafica con i suoi celebri «Logogrifi». Ma più che un omaggio celebrativo, la mostra si costruisce come un sistema di rimandi, in cui ogni opera sembra aprire un varco verso un’altra.

Infatti, il senso più radicale del progetto emerge nel momento in cui il percorso esce dalla villa e si sposta verso l’Archivio Gribaudo, ospitato in un edificio brutalista progettato da Andrea Bruno. Qui l’opera non è più solo esposta, ma si mostra nel suo farsi: documenti, strumenti, materiali e tracce del processo creativo restituiscono la dimensione nascosta della produzione artistica. L’archivio non chiude il percorso, lo riapre, spostando ancora una volta il punto di vista.

In questo passaggio continuo tra luoghi e livelli di realtà, la mostra non racconta semplicemente Ezio Gribaudo: lo mette in movimento. E proprio in questo movimento si rivela il senso più profondo dell’esperienza. Ezio Gribaudo (Torino, 1929–2022) è stato un artista ed editore d’arte, formatosi tra Torino, Milano e il Politecnico, attraversando linguaggi e tecniche diverse. Dai «Flani», ottenuti a partire da scarti tipografici e materiali industriali, ai «Logogrifi», impronte a secco su carta che mettono in tensione parola e forma, Gribaudo ha costruito un alfabeto visivo in cui il significato non è mai stabile ma sempre in trasformazione, in movimento.

E questa stessa logica attraversa la mostra. Nei «Teatri della memoria», segni, oggetti e forme si accumulano come stratificazioni di esperienza, in dialogo diretto con l’architettura della villa e con i suoi giardini scenografici. La serie «Diario di New York», nata dopo il viaggio del 1961 con Lucio Fontana, introduce invece la dimensione del movimento reale, trasformando la città in un archivio emotivo e visivo. Nell’Appartamento della Regina, infine, l’immaginazione prende il sopravvento: figure, animali e oggetti costruiscono un paesaggio mentale in cui il ricordo diventa narrazione aperta. Alla fine, ciò che resta non è una «sequenza di opere osservate», ma la consapevolezza che ogni attraversamento modifica ciò che si guarda. Come se l’arte non esistesse mai tutta in un solo punto, ma solo nel tempo e nello spazio che il corpo impiega per percorrerla

Redazione GdA, 10 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

La «Meraviglia» del viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo | Redazione GdA

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