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Giuseppe Ruoppolo, «Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica», 1670-80

Fondazione De Vito

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Giuseppe Ruoppolo, «Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica», 1670-80

Fondazione De Vito

A Forte dei Marmi il Seicento napoletano dopo la rivoluzione di Caravaggio

Nel Forte Leopoldo 39 dipinti della Fondazione De Vito ripercorrono il «secolo d’oro» partenopeo attraverso la lente del collezionismo

Sergio Buttiglieri

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È un racconto del Seicento napoletano visto attraverso la lente del collezionista la mostra in arrivo dal 27 marzo al 27 settembre nel Forte Pietro Leopoldo I di Forte dei Marmi (Lucca). «Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito» a cura di Nadia Bastogi, storica dell'arte specialista di pittura del Seicento e direttrice scientifica della Fondazione, presenta 39 dipinti esemplari dei maggiori protagonisti del «secolo d’oro» partenopeo. L’esposizione non intende dunque offrire una panoramica esaustiva, ma ripercorrere l’evoluzione della pittura napoletana dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli, tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610, di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, attraverso i dipinti raccolti da Giuseppe De Vito (Portici, 1924-Firenze, 2015), la cui peculiare figura potrà essere approfondita dal visitatore anche attraverso documenti inediti e altri materiali esposti. 

De Vito ha infatti intrecciato la sua attività d’ingegnere imprenditore con quella di studioso ed è divenuto uno dei maggiori collezionisti di pittura napoletana del del XVII secolo. A partire dagli anni Settanta ha messo insieme una straordinaria raccolta di dipinti dei maggiori artisti partenopei, caratterizzata dalla predilezione per la corrente naturalista, dalla qualità delle scelte e dal rapporto con i suoi interessi di studio. La collezione è oggi conservata nella villa di Olmo, presso Vaglia (Firenze), nella sede della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie Margaret, da lui costituita nel 2011 per promuovere lo studio dell’arte moderna a Napoli. Qui sono conservate, fra le altre, opere di Battistello Caracciolo, iniziatore del naturalismo caravaggesco a Napoli, Jusepe de RiberaFrancesco FracanzanoPaolo FinoglioGiovanni Ricca e il Maestro degli Annunci ai pastori, sino a Massimo StanzioneAniello FalconeMicco SpadaroBernardo CavallinoAndrea VaccaroAntonio De Bellis, non trascurando i protagonisti della svolta di metà Seicento verso il Barocco, Mattia Preti e Luca Giordano, e i principali esponenti del genere della natura morta napoletana quali Luca FortePaolo PorporaGiuseppe ReccoGiovanni Battista Recco e Giuseppe Ruoppolo, che ne costituiscono un nucleo altamente rappresentativo.

Il percorso della mostra, progettato dall’architetto Marco Francesconi, si svilupperà seguendo uno svolgimento cronologico, che consentirà, tuttavia, di evidenziare anche l’indicazione di legami e corrispondenze tematiche, suggerendo relazioni fra artisti e fra opere, documentando l’affermarsi di generi diversi e portando l’attenzione su particolari soggetti cari alla cultura e alla religiosità partenopee,  con l’obiettivo di consentire una narrazione più articolata della scena napoletana del Seicento e di evidenziare gli interessi del collezionista. 

Una prima sezione documenta l’influenza a Napoli delle opere di Caravaggio e l’affermarsi della corrente naturalista con dipinti degli artisti che per primi recepirono il portato del luminismo caravaggesco e la sua nuova interpretazione dei soggetti sacri, e con la determinante presenza dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera. 

Nella seconda sezione, un gruppo di tele, realizzate tra la metà degli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Seicento, documenta la vivacità e la molteplicità di presenze artistiche della scena napoletana e i modi peculiari nei quali artisti di formazione naturalista recepirono varie influenze, dovute anche alla presenza di pittori di diversa provenienza attivi nei maggiori cantieri artistici della città. Fra queste opere un nucleo testimonia anche l’affermarsi, verso la metà del secolo, di una produzione di quadri di «figure in piccolo», richiesti dal collezionismo privato, con rappresentazioni di martirii di santi, ma anche di episodi di cronaca contemporanea o scene profane. Un altro nucleo ci permette invece di focalizzare soggetti con protagoniste femminili, molto presenti nella devozione partenopea. 

La terza sezione è dedicata alla natura morta, genere che a Napoli ebbe una peculiare affermazione di matrice caravaggesca con la formazione di una vera e propria scuola di pittori che riscossero grande successo, ben oltre l’ambito partenopeo. 

L’ultima sezione documenta gli sviluppi verso il Barocco, avviati dalla metà del Seicento con l’arrivo in città di Mattia Preti nel 1653 e l’affermazione di Luca Giordano, artisti di grande fama, entrambi rappresentati in collezione con opere importanti.

Uno spazio della mostra sarà, infine, preposto ad illustrare la personalità di collezionista e studioso di De Vito, la sua partecipazione alle mostre degli anni Ottanta sul Seicento napoletano, gli intensi rapporti intrattenuti con musei, istituzioni culturali, studiosi, galleristi e la creazione del periodico Ricerche sul ‘600 napoletano, attraverso l’esposizione di documenti e materiali in gran parte inediti che possono essere posti in rapporto con le opere. 

La presentazione in un territorio come quello della Lucchesia, che offre notevoli testimonianze della pittura seicentesca di matrice caravaggesca, a partire dalle opere di Pietro Paolini, Simone del Tintore, Pietro Ricchi e Girolamo Scaglia, aggiunge interesse alla mostra che, anche attraverso un programma di iniziative collaterali, potrà favorire nei visitatori la scoperta della pittura caravaggesca locale e stabilire confronti con quella di ambito napoletano. 

Promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, presieduta da Ermindo Tucci, con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, l’esposizione è realizzata con il sostegno di Mutua BVLG, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Live Emotion Group srl. Il catalogo è pubblicato da Pacini Fazzi.

 

 

 

Battistello Caracciolo, «San Giovanni Battista fanciullo», 1622 ca

Jusepe de Ribera, «Sant’Antonio abate», 1638

Sergio Buttiglieri, 20 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

A Forte dei Marmi il Seicento napoletano dopo la rivoluzione di Caravaggio | Sergio Buttiglieri

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