Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Grazia Mazzarri
Leggi i suoi articoli«È un buon periodo. Si è appena conclusa una mia mostra nella galleria londinese di David Zwirner e ora inauguro questa personale allo Zentrum Paul Klee, seguita nel febbraio del prossimo anno da una mostra nelle sale principali della Royal Academy di Londra. Una specie di “serie” composta da tre episodi. Sono veramente molto felice»: così la 92enne Rose Wylie (Kent, 1934) dichiarava in un’intervista rilasciata al «Giornale dell’Arte» alla vigilia della sua mostra a Berna lo scorso luglio. E c’è sicuramente da credere alla sua felicità, considerato che «Rose Wylie: The Picture Comes First», allestita alla Royal Academy of Arts di Londra dal 28 febbraio al 19 aprile, è la più grande retrospettiva mai dedicata all’artista britannica.
La mostra, curata da Katharine Stout con Tarini Malik e Colm Guo-Lin Peare, continua la tradizione della Royal Academy di dedicare personali ai suoi principali «accademici reali», da Marina Abramović a Antony Gormley, David Hockney, Anish Kapoor, William Kentridge, Anselm Kiefer, Kerry James Marshall e Ai Weiwei.
Rose Wylie è infatti stata nominata membro della Royal Academy nel dicembre 2014, pochi mesi dopo l’assegnazione, nel settembre dello stesso anno, del John Moores Painting Prize, e qualche mese prima del conferimento del Charles Wollaston Award come «most distinguished work» alla Royal Academy Summer Exhibition: un periodo di importanti riconoscimenti ufficiali coronato dal suo contratto con la galleria di David Zwirner nel 2017.
«Ho una vera ossessione per l’arte antica, soprattutto la pittura murale di Pompei, gli affreschi, i mosaici antichi, la pittura senese... ma da studentessa d’arte il Primo Rinascimento, El Greco, Poussin e la pittura europea del XX secolo, incluso il Bauhaus, erano i miei preferiti in assoluto», ha dichiarato Rose Wyley nell’intervista già citata, rivelando solo una parte dell’ampio universo di riferimenti che, in realtà, informano la sua produzione pittorica. Accanto ai richiami alla storia dell’arte e alle civiltà antiche, figurano infatti ben evidenti i rimandi alla letteratura, al cinema (il suo «cast» di personaggi noti, composto principalmente da donne, spazia da Elisabetta I a Nicole Kidman, Marilyn Monroe, Serena Williams e Biancaneve), ma sono soprattutto i ricordi personali e la vita familiare a fare irruzione sulle sue grandi tele.
Il percorso della mostra londinese, che con oltre 90 opere allestite per nuclei tematici riunisce i dipinti più iconici di Rose Wylie accanto a lavori nuovi e inediti su tela e carta («Bottom Teeth, Self-Portrait», 2016), prende avvio proprio con opere che alludono a episodi di vita vissuta, come i bombardamenti su Londra durante la Seconda guerra mondiale («Rosemount (Coloured)» del 1999 e «Wing Tips and Blue Doodlebugs» del 2022-23), per proseguire con il ritorno di Wylie alla pittura dalla metà degli anni Ottanta in poi. La piena attività artistica di Rose non si è infatti sviluppata immediatamente dopo gli studi di disegno anatomico e pittura figurativa alla Folkestone and Dover School of Art negli anni Cinquanta, ma quando, ultracinquantenne, dopo una pausa per dedicarsi alla famiglia, ha aperto uno studio nella sua casa nel Kent, dove tuttora lavora, raggiungendo il successo e consolidando progressivamente la sua posizione di pittrice ribelle dell’arte britannica.
La mostra presenta anche «Room Project» (2002-03), la prima serie importante di Wylie ad aver ricevuto un significativo successo di critica. Queste opere rivelano la sua propensione a realizzare grandi dipinti nei quali la vita quotidiana viene registrata come un diario visivo, perché l’ispirazione proviene dall’ambiente circostante: il giardino di casa con il gatto Pete, i vicini, le bambole di carta, gli oggetti accumulati, gli amici di una vita.
La passione di Rose Wylie per la manualità («Hand: Drawing as Central», 2022) è infine ribadito dai quattro grandi dipinti monocromatici che chiudono il percorso: raffiguranti animali, sono stati realizzati dipingendo direttamente sulla tela con le mani, lasciando che fosse il processo di manipolazione della pittura densa a generare l’immagine finale.
Rose Wylie, «Pink Skater (Will I Win, Will I Win)», 2015. Courtesy collezione privata e JARILAGER Gallery. Photograph courtesy Jari Lager. Foto Soon-Hak Kwon © Rose Wylie