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Sonia Lenzi, «130. Monument to Jane Austen (1775-1817)», 1975

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Sonia Lenzi, «130. Monument to Jane Austen (1775-1817)», 1975

I monumenti improbabili che Sonia Lenzi dedica alle donne

Casa Carducci ospita la personale della fotografa e artista bolognese che propone una profonda riflessione sullo spazio che le donne occupano, in senso figurato e letterale, nella sfera pubblica

Rica Cerbarano

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Sembra paradossale, ma fino a poche settimane fa, a Torino, non esisteva un solo monumento pubblico dedicato a una donna. Ha inaugurato il 17 gennaio la statua alla Marchesa Giulia Colbert di Barolo, prima figura femminile a essere celebrata pubblicamente nel capoluogo piemontese. Non che nel resto d’Italia la situazione sia migliore. A Milano, la prima statua dedicata a una donna è comparsa nel 2021. Nello stesso anno, l’associazione Mi Riconosci ha realizzato un’indagine sulla statuaria pubblica femminile nazionale, registrando il numero di monumenti presenti sul territorio: appena 148. 

La mostra di Sonia Lenzi «Unlikely Monuments. In dialogue», presentata a Casa Carducci, a Bologna, dal 30 gennaio al 29 marzo, si inserisce in questa desolante panoramica sociale. Curata da Eleonore Grassi, in collaborazione con Museo civico del Risorgimento, la Biblioteca Italiana delle Donne, e il Faf/Centro di Ricerca Fotografia Arte e Femminismi, la personale dell’artista bolognese apre una riflessione sullo spazio che le donne occupano, in senso figurato e letterale, nella sfera pubblica.

Fotografa e artista multidisciplinare, nel suo lavoro Lenzi concepisce la fotografia come un linguaggio con cui attivare relazioni e riflessioni condivise. Dal 2020 porta avanti la serie «Unlikely Monuments», con cui indaga il concetto di memoria storica come costrutto sociale e il ruolo normativo che i monumenti hanno nella delineazione dell’identità personale e collettiva. Nello specifico, i «monumenti improbabili» che Lenzi immagina, fotografa e archivia, sono dedicati a donne che hanno ricoperto un ruolo pubblico, siano esse molto note, sconosciute o, come spesso accade, dimenticate: da Simone De Beauvoir ad Anita Garibaldi, da Hannah Arendt a Billie Holiday. In Excerpts from the Catalogue, prima declinazione del progetto, Lenzi imbastisce un catalogazione di 50 monumenti che non esistono, suggerimenti per una possibile versione della storia che includa anche le donne nel discorso pubblico, ancora oggi profondamente ancorato a una prospettiva patriarcale e androcentrica. Per ognuno di queste biografie l’artista individua un luogo prescelto a Bologna (Maria Callas si trova in Piazza Verdi, Rosa Parks in Via Due Madonne, di fronte al deposito Tper, azienda che gestisce il trasporto pubblico in città), lo fotografa in bianco e nero, e inserisce lo scatto all’interno del «catalogo», dove vengono riportate anche le dimensioni e i materiali della statua per così dire «invisibile».

Sonia Lenzi, «130. Monument to Maria Callas (1923-1977)», 1997

Sonia Lenzi, «130. Monument to Rosa Parks (1913-2005)», 2013

L’opera di Lenzi costruisce un parallelo interessante tra fotografia e monumenti, sottolineando come entrambi contribuiscano alla costruzione della narrativa dominante. L’arte pubblica è guardata con diffidenza, le sue lacune e implicazioni si riflettono nell’attenzione rivendicata dall’architettura quotidiana, che spogliata del suo «monumento immaginario» si rivela per quello che è: prima di tutto, un luogo di vita, così semplice da risultare banale. 

Il sistema della committenza pubblica è alla base della seconda fase di «Unlikely Monuments», dal titolo «Public Art Commissions». Un percorso partecipativo che ha visto la luce per la prima volta a San Lazzaro di Savina, in provincia di Bologna. Cittadini e cittadine sono stati chiamati a far parte di una commissione per l’individuazione di figure femminili che meriterebbero di essere rappresentate in un monumento pubblico sul territorio. L’obiettivo: non tanto agire nella realtà, ma piuttosto sull’immaginario condiviso, sulla memoria storica e collettiva che accomuna gli abitanti, consapevolmente o meno.

Adottando una procedura metodica e analitica in ogni capitolo del suo progetto, Lenzi innesca una riflessione sulla mancanza sconcertante della figura femminile nello spazio urbano, e quindi, di conseguenza, dal nostro campo visivo quotidiano. Di fronte alla registrazione visiva dell’assenza, l’immaginazione prende il posto della realtà e l’argomentazione supera i confini del dibattito sulla statuaria celebrativa per fondersi con quello sulla potenzialità del fotografico. La raccolta di monumenti improbabili, sistematica e allo stesso tempo disorientante, pone alcune domande. Come reagisce lo sguardo davanti a un’assenza? Si può chiedere a chi guarda un’immagine di visualizzare un oggetto che non esiste nemmeno nella realtà? 

Questa dicotomia tra realtà e finzione è il focus della mostra che Lenzi porta a Casa Carducci, terzo capitolo di «Unlikely Monuments», che prende la forma di un dialogo aperto tra luoghi esistenti e monumenti immaginari. Lo sguardo però questa volta non è diretto solo verso un’immagine, ma verso la realtà fisica, corporea. Davanti alla casa del vate è infatti collocato simbolicamente il monumento, improbabile, ad Alda Merini, non lontano dal monumento, reale, a Giosuè Carducci di Leonardo Bistolfi. Così, due personalità estremamente diverse sono messe a confronto concettualmente e fisicamente. Nell’allestimento concepito ad hoc, Lenzi invita il visitatore a posare lo sguardo sul vuoto, sull’assenza, sui meccanismi di esclusione dalla storia, rendendo l’immagine mentale del monumento inesistente più tangibile che mai.

Rica Cerbarano, 30 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

I monumenti improbabili che Sonia Lenzi dedica alle donne | Rica Cerbarano

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