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Luca Granato, «Until you learn my name» 2025

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Luca Granato, «Until you learn my name» 2025

I resti del presente: Rondinone e Granata

I due artisti esplorano il concetto di «resti» alla Momart Gallery di Matera

Anna Saba Didonato

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Le suggestioni del passato e i richiami del contemporaneo si fondono nel cuore dei Sassi di Matera, all’interno dell’affascinante grotta dove ha sede la Momart Gallery di Monica Palumbo, fondatrice dello spazio e direttrice artistica. Situata ai piedi della chiesa rupestre di Santa Maria de Idris (XIV-XV sec.), sul Montirone nel Sasso Caveoso, gli spazi della galleria sono interamente scavati nella calcarenite, come da tradizione locale.

Quale miglior location per ospitare «Remain(s)», la mostra a cura di Antonella Marino, in cui si dipana la riflessione dei due giovani artisti, Michela Rondinone (Matera 1999) e Luca Granata (Cosenza 1999), sul concetto di «resti»(fino al 26 maggio 2026)?  Il termine è inteso sia come frammento materiale di ciò che è rimasto del passato, sia come riferimento al verbo «rimanere», quale processo attivato da un’azione volontaria, la «restanza» – come scrive la curatrice. Il neologismo si riferisce al concetto teorizzato dall’antropologo calabrese, Vito Teti, che fotografa la scelta, critica e politica insieme, di mantenere saldo il legame con il proprio territorio. Per prendersene cura, reinventarlo, rigenerarlo e preservarlo per quanti decidono di restare, ma anche per chi potrebbe tornare, un giorno.

 

 

Michela Rondinone, «Tessere del tempo», 2025

Luca Granato, «Le ceneri dell'entroterra», 2024

Di qui l’importanza dell’immaginazione e della creatività connesse al gioco che, per Rondinone, si configura come un «dispositivo conoscitivo e relazionale».. Attingendo all’infinito potenziale del mondo dell’infanzia, quale nuovo inizio, è in grado di attivare nuove riflessioni sul modo di relazionarsi tra individui e con l’ambiente circostante. Ne «Il Gioco del Mondo», il classico gioco da cortile della campana restituisce le tracce dei movimenti compiuti che diventano nuova memoria, impressa sulle campiture in terracotta che lo compongono. Il materiale scelto dall’artista, povero e popolare, è anche espressione della cultura materiale e archeologica della nostra civiltà. In “Tessere del tempo”, diventa supporto su cui sono impressi i segni di un linguaggio oscuro, primitivo e infantile. Le singole maglie vanno a comporre fragili trame fittili, ponte tra passato e presente, che si disvelano anche attraverso una propria sonorità con lo sfioramento.

Nelle opere di Luca Granato, ciò che resta del passato è il portato di fatti traumatici legati alle problematiche del Meridione: dallo spopolamento del territorio alle questioni connesse ai flussi migratori, fino alle trasformazioni ambientali causate da atti malavitosi. Ne «Le ceneri dell’entroterra», le tele diventano un vero e proprio «sudario del paesaggio» calabrese, ferito e distrutto dagli incendi causati da atti dolosi che, assecondando interessi criminali, colpiscono anche l’economia e il futuro di un’intera comunità. “Lenti nel sogno”, invece, rimanda al tragico naufragio avvenuto nel 2023, a pochi metri dal litorale di Steccato di Cutro, che causò la morte di novantaquattro persone, di cui trentacinque bambini. La serie fotografica fa riferimento al dramma accaduto senza documentare direttamente, ma attraverso una narrazione a latere, incentrata sui frammenti di una memoria disgregata che si vuole proteggere dall’oblio. Fino al video, «Until you learn my name», che lancia un appello, ma anche un monito, al riconoscimento identitario. Strumento necessario all’affermazione dell’unicità dell’individuo e della sua storia personale. Così mentre le acque del mare fluttuano incessantemente, una piccola imbarcazione arancione continua ostinatamente ad ondeggiare e ad essere presente nell’inquadratura. Traccia e frammento di storie senza nome che chiedono di non essere dimenticate.

Anna Saba Didonato, 23 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

I resti del presente: Rondinone e Granata | Anna Saba Didonato

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