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Edi Rama, «Doodles Wallpaper», 2000-12, riattivazione 2026 appositamente per il padiglione espositivo della Fondazione SoutHeritage

Foto © & courtesy Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, Gall. Alfonso Artiaco, Studio Rama

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Edi Rama, «Doodles Wallpaper», 2000-12, riattivazione 2026 appositamente per il padiglione espositivo della Fondazione SoutHeritage

Foto © & courtesy Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, Gall. Alfonso Artiaco, Studio Rama

La Fondazione SoutHeritage continua l’indagine sul Mediterraneo con Ferdinandea

Organizzata nel quadro di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, la mostra collettiva si muove tra politica, migrazioni e multiculturalità

Fiorella Fiore

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Le questioni poste da Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 vengono indagate dalla nuova mostra della Fondazione SoutHeritage, «Ferdinandea: portolano mediterraneo» (27 giugno-5 settembre), partendo proprio dal concetto di portolano, ovvero il «manuale di navigazione» che descrive coste, porti, ancoraggi e pericoli. Il richiamo è all’Isola Ferdinandea, apparizione vulcanica emersa nel Canale di Sicilia nel 1831 e inabissatasi nel giro di pochi mesi, prima di essere rivendicata da Italia, Francia e Inghilterra (con i nomi Ferdinandea, Île Julia, Graham Island). «Ferdinandea non rappresenta solo un riferimento storico simbolico, bensì una modalità di pensare il territorio come a qualcosa che sfugge e resiste a definizioni univoche, spiega Angelo Bianco Chiaromonte, curatore della mostra (coordinata da Roberto Martino e Francesca De Michele). Anche il Mediterraneo è inteso come un luogo di emersioni e immersioni in cui alcune storie o temi affiorano con forza, altri restano sommersi o vengono attivamente rimossi». È una geografia mobile quella di Marco Godinho (Salvaterra de Magos, 1978) che con «Le monde nomade», installazione del 2006, porta un planisfero in carta suddiviso in 60 strisce (anziché 24, come i fusi orari) ridefinendo longitudini e latitudini arbitrarie per offrire «una riflessione sulla geografia del mondo da viaggiatore che afferma la sua non appartenenza a nessun territorio»; ma anche quella di Philippe Favier (Saint-Étienne, 1957-2026), presente con uno degli esemplari dell’installazione «Geographie à l'usage des gauchers» realizzata per il Musée d'Art contemporain de Lyon nel 2004, dove la mappa, che qui rappresenta un punto del Mediterraneo di fronte Marsiglia, pur composta di punti reali, compone una geografia inesistente e diventa uno spazio di proiezione «tra speculazione fantastica e sovversione geopolitica».

La mostra interroga anche il concetto di appartenenza al Mediterraneo: Latifa Echakhchm (El Khnansa, 1974) con «GAYA (E102) HORIZON 3» del 2010 evoca, attraverso un’installazione site specific, «un orizzonte instabile che richiama il Mediterraneo come luogo di passaggio e di frontiera, soggetto a cancellazioni e riscritture», spiega ancora il curatore, utilizzando il colorante alimentare idrosolubile E102 (ampiamente utilizzato nella cucina marocchina, ma vietato dalle direttive europee sulla sicurezza alimentare). Andrea Nolè (Potenza, 1985), con la realizzazione dell’opera site specific «219/81», si collega alla memoria dei sismi che attraversano il mediterraneo, come quello dell’Irpinia del 1980 (il titolo richiama proprio alla legge per la ricostruzione) attraverso una frattura «metafora delle molteplici linee di separazione che attraversano questa area ma anche come traccia di una possibile trasformazione». «Ferdinandea» pone come centrale anche la questione migratoria e il suo portato politico: Runo Lagomarsino (Lund, 1977) indaga i concetti di storiografia e colonialismo attraverso l’opera «Marechiaro» del 2014, realizzata con un foglio di carta fotosensibile esposto alla luce del sole e bagnato con l’acqua del Golfo di Napoli, «testimonianza silenziosa delle storie naufragate tra i flutti e dell'idea del viaggio come “spazio politico”». Bouchra Khalili con «The Constellations, fig.7, 8, 9» espone una parte del progetto «The Mapping Journey Project» del 2011 elaborato nel corso di tre anni con la collaborazione di rifugiati e cittadini provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, realizzando una cartografia delle rotte migratorie tradotte in costellazioni. Edi Rama (Tirana, 1964), artista e Primo Ministro dell’Albania, con l’opera «Doodles Wallpaper» (2000-12) porta in mostra uno dei filoni più noti della sua produzione artistica, disegni tracciati a mano libera sui fogli di agenda in cui sono elencati tutti gli appuntamenti dell’uomo politico, «rappresentando il complesso rapporto tra arte e politica e il ruolo che la componente creativa svolge sopportando e supportando l’esercizio decisionale».

Anche la scelta allestitiva intende evidenziare questa geografia instabile come metafora critica, ponendo tutte le opere a un’altezza fissata a sei metri al di sotto della volta dello spazio espositivo, una misura che corrisponde all’attuale quota batimetrica dell’Isola Ferdinandea rispetto alla superficie del mare. Una «quota sommersa, che rimanda anche al titolo del programma di Matera 2026, “Terre immerse”, spiega Angelo Bianco, e che riconfigura lo spazio della cappella gentilizia di Palazzo Viceconte del XVI secolo come ambiente immersivo, sovvertendo le coordinate convenzionali della visione e collocando il corpo del visitatore in una condizione di coincidenza simbolica con l’isola sommersa». In contemporanea rimarrà sempre fruibile il progetto «Michelangelo Pistoletto. Arte come documento di dialogo», con la «Dichiarazione di Fondazione del Parlamento Culturale Mediterraneo» installata in forma di banner nel vestibolo della cappella).

Ferdinandea: portolano mediterraneo, veduta parziale della mostra. Foto © & courtesy Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea

Fiorella Fiore, 27 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

La Fondazione SoutHeritage continua l’indagine sul Mediterraneo con Ferdinandea | Fiorella Fiore

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