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Giacomo Caneva, «Il daotai di Shanghai Wu Xu», Shanghai, 1859, Como, Collezione Pini (particolare)

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Giacomo Caneva, «Il daotai di Shanghai Wu Xu», Shanghai, 1859, Como, Collezione Pini (particolare)

La spedizione in Cina del 1859 negli scatti di Giacomo Caneva

Il Museo d’Arte Orientale di Venezia celebra il bicentenario della scoperta della fotografia attraverso immagini che documentano il viaggio dei nobili friulani Giovan Battista Castellani e Gherardo Freschi alla ricerca di bachi da seta sani

Giulia Pra Floriani

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Per celebrare il bicentenario della rivoluzionaria scoperta della fotografia da parte di Joseph Nicéphore Niépce, il Museo d’Arte Orientale propone la mostra «Obiettivo seta. La spedizione del 1859 in Cina nelle fotografie di Giacomo Caneva». Aperta dal 6 febbraio al 26 aprile e curata da Giulia Pra Floriani e Marta Boscolo Marchi, è frutto della collaborazione tra la Direzione Regionale Musei Nazionali Veneto-Museo d’Arte Orientale e il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari Venezia ed è stata realizzata anche grazie al supporto dell’Unione Europea (Progetto Horizon Marie Skłodowska-Curie «Photography in the Making of Knowledge: European Art-historical and Scientific Investigations on Asia, PhotoMaKEASIA»), dell’Istituto Confucio presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e del MaP (Centro di ricerca Marco Polo sulle connessioni globali Europa-Asia). Le trentadue fotografie di Giacomo Caneva (1813-65), uno dei fondatori della Scuola Fotografica Romana celebre per le riprese di monumenti e della campagna intorno alla Città Eterna, documentano il viaggio dei nobili friulani Giovan Battista Castellani e Gherardo Freschi, che si recarono in India e in Cina alla ricerca di bachi da seta sani, per rilanciare la produzione europea di seta devastata dalla diffusione di una malattia del baco, la pebrina. 

Partita da Trieste l’11 gennaio 1859, la spedizione toccò Calcutta e Shanghai prima di raggiungere lo Zhejiang, una regione celebre per la produzione di seta. A Huzhou Castellani avviò un doppio allevamento di bachi cinesi e bachi italiani importati, per studiarne la crescita secondo le procedure italiane e quelle cinesi, con l’aiuto di un bacaio locale. La mostra «Obiettivo seta» si propone non solo come un’occasione per restituire al pubblico un patrimonio fotografico poco conosciuto e di straordinaria importanza, generosamente prestato dalle collezioni Vanzella di Treviso e Pini di Como, ma anche come un luogo per riflettere sull’evoluzione tecnica della fotografia. Se oggi lo scatto fotografico e la creazione di immagini sono gesti sempre più quotidiani e semplici, Caneva dovette invece avvalersi di negativi, di carte e di una profonda conoscenza chimica e tecnica dei materiali per realizzare le sue stampe su carta salata da negativi di carta. Le stampe originali del 1859 invitano a fermarsi per ammirare i colori, le luci, le sfumature e i dettagli, che incarnano, da un lato, questa conoscenza tecnica e, dall’altro, restituiscono frammenti della cultura e della storia della Cina tardoimperiale. Particolari come una tabacchiera nelle mani del governatore di Shanghai o un ponte ad arco tondo alla confluenza di due fiumi portano a riflettere su quanto le immagini fotografiche abbiano formato, e continuino a formare, la nostra percezione di persone e luoghi lontani.

Giulia Pra Floriani, 04 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

La spedizione in Cina del 1859 negli scatti di Giacomo Caneva | Giulia Pra Floriani

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